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maggio
2001
DEMOLITE
LE FONDAMENTA DEL DECRETO RONCHI E ATTACCATA LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
IL PARLAMENTO FA
L’ ULTIMO REGALO ALLA LOBBY DEGLI INCENERITORI:
Con una modifica apportata dalla legge 93/01 approvata l’ultimo giorno di legislatura (nella stessa legge sono contenuti numerosi provvedimenti tra cui la messa al bando dei cotton fioc non biodegradabili), il Parlamento ha fatto un favore enorme alla lobby del "bruciamo tutti i rifiuti".
L’art. 12 della legge 93 (conosciuta anche come collegato ambientale), reca "modifiche agli articoli 6 e 24 del Decreto Legislativo 22/97" (il Ronchi), al comma 1 dice che, con riferimento all’art.6, sono soppresse le parole da "compresa" fino alla fine della lettera.
Con una riga il Parlamento sta cercando di stravolgere il significato e le finalità della raccolta differenziata: la sua definizione come "la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee, compresa la frazione organica umida, destinata al riutilizzo, al riciclaggio ed al recupero di materia prima" viene troncata nella parte in cui non solo viene ricompresa la frazione organica tra i rifiuti da sottoporre a raccolta differenziata ma soprattutto, laddove si dà come sua finalità il riciclaggio per recuperare materiali: ad es. carta riciclata (o cartone) da carta straccia, compost dalla frazione organica, vetro da rottame di vetro ecc. mentre ora non vi è più questo vincolo e, teoricamente i rifiuti raccolti separatamente potrebbero essere avviati all’incenerimento (come recupero energetico) e, per assurdo, potrebbero essere avviati in discarica, non essendo vincolata la destinazione dei rifiuti, una volta raccolti separatamente.
La complicità tra lobby dell’incenerimento (molto, molto potente e trasversale a tutti i partiti) o, termovalorizzazione, come insegna il loro "marketing",, parlamentari incompetenti e/o, quantomeno distratti, o conniventi potrebbe danneggiare seriamente la politica di riduzione e recupero dei rifiuti.
Non solo: il comma seguente dell’art.12, per la gioia degli Assessori comunali e provinciali più inetti (quelli che non riescono neppure ad avviare una dignitosa raccolta differenziata con risultati accettabili) cerca di attaccare gli obbiettivi di raccolta differenziata fissati dall’art.24 del Decreto Ronchi (15% entro il 99, 25% entro il 2001, 35% entro il 2003), stabilendo che un successivo Decreto Ministeriale (del prossimo Ministro dell’Ambiente) stabilirà "metodologie e criteri di calcolo delle percentuali" di raccolta differenziata.
Se si affacciasse al Ministero dell’Ambiente un Ministro particolarmente imbecille o connivente (l’ultimo che c’è ancora, ha pensato solo a curare la propria immagine in vista della campagna elettorale, trattando solo temi ad "alta visibilità" ed emotività popolare con approcci ad alta resa elettorale di respiro assai corto) e sensibile al miraggio della "bacchetta magica" per i rifiuti, potrebbe avallare uno svuotamento della raccolta differenziata sulla spinta delle pressioni dei Presidenti delle Regioni più arretrate in fatto di raccolta differenziata (e sono tante) con il cui accordo (e con quello del Ministro dell’Industria!!) deve essere varato il Decreto.
Occorre, in ogni caso, ribadire e sottolineare come il colpo di mano del Parlamento non può stravolgere la strategia delineata a livello europeo per affrontare il problema rifiuti.
L’Unione Europea ha stabilito principi precisi (che evidentemente i nostri Parlamentari non conoscono) che privilegiano non solo la raccolta differenziata, il riciclo dei rifiuti come materiali, davanti al semplice recupero energetico ma che pongono il compostaggio dei rifiuti organici come strategia prioritaria e la riduzione come principio fondamentale. Gli inceneritori, a differenza delle stesse discariche che conoscono l’esaurimento, hanno sempre "fame" di rifiuti e sono alternativi con qualsiasi strategia di riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti: ed infatti laddove queste strategie sono applicate, come in Germania, gli inceneritori vengono chiusi perché non hanno a sufficienza rifiuti da bruciare.
La Direttiva 94/62 sugli imballaggi, nel prevedere le percentuali di recupero (che comprende anche l’incenerimento con recupero di energia) di ciascun materiale, stabilisce quantitativi minimi di recupero come materiali.
Entro cinque anni dal recepimento della Direttiva 94/62 (in Italia, cinque anni dal Decreto Ronchi, dunque entro il 2002), dovrà essere "recuperato almeno il 50% e fino al 65% in peso dei rifiuti di imballaggio". Entro la stessa scadenza, dovrà essere riciclato almeno il 25% e fino al 45% in peso di tutti i materiali di imballaggio che rientrano nei rifiuti di imballaggio, con un minimo del 15% in peso per ciascun materiale di imballaggio". Dunque non meno del 25% del totale dei rifiuti di imballaggio (dunque non il 25% del 50% raccolto separatamente), in carta, plastica, vetro ed alluminio deve essere riciclato come materiale. Ciascun materiale non può scendere sotto il 15% di riciclo materiale: questo per evitare che la percentuale di riciclo materiale complessiva (quella dal 25% al 45%) non sia costituita esclusivamente da vetro ed alluminio (che non si possono bruciare) ma anche da carta e plastica (la più costosa da riciclare come materiale).
La stessa Direttiva, nelle premesse, stabilisce, tra l’altro, che, in attesa di risultati scientifici, la riutilizzazione (es. vuoto a rendere) ed il riciclaggio (inteso come recupero di materia e non di energia) vanno considerati come processi preferibili in relazione al loro impatto sull’ambiente.
Proprio in questi giorni, il VI Piano di Azione Ambientale proposto dalla Commissione Europea (il Governo Europeo) all’approvazione del Parlamento Europeo, con riguardo alla problematica rifiuti, stabilisce tra i propri obbiettivi, oltre a soluzioni per ampliare la durata di vita dei prodotti per utilizzare meno risorse e per passare a processi di produzione più puliti e con meno sprechi, che:
- la maggior parte dei rifiuti venga reimmessa nel ciclo economico, soprattutto attraverso il riciclaggio (con questo termine, lo ripetiamo, l’UE intende il recupero dei rifiuti come materiale) o restituita all’ambiente – in forma utile (si fa esplicito riferimento al compostaggio) o, perlomeno, non nociva.
Ancor più chiaramente, il punto 6.2.3 (titolo "Approccio politico") del capitolo rifiuti del VI Piano di Azione Ambientale dice che "L’approccio comunitario alla politica di gestione dei rifiuti si fonda sul principio di base della gerarchia dei rifiuti, secondo il quale viene innanzitutto privilegiata la prevenzione nella produzione di rifiuti, seguita dal recupero (comprendente riutilizzo, riciclaggio e recupero di energia, privilegiando il recupero di materiali) e, per finire lo smaltimento (comprendente l’incenerimento senza recupero di energia e la messa in discarica).
Nello stesso Decreto Ronchi, all’articolo 19 (Competenze delle Regioni), lett.b, resta la previsione che le Regioni hanno competenza a regolamentare l’attività di "gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, con l’obbiettivo prioritario della separazione dei rifiuti di provenienza alimentare, degli scarti di prodotti vegetali e animali, o comunque ad alto tasso di umidità, dai restanti rifiuti".
Questo secondo pilastro della separazione a monte della frazione organica (presupposto fondamentale per il recupero di compost di qualità reimpiegabile in agricoltura) è sfuggito alla mannaia dei Parlamentari e resta ad indicare agli Amministratori di buona volontà quale sia la strada giusta per il recupero dei rifiuti
Continueremo a tenervi informati sugli ulteriori sviluppi di questa vicenda tutta "italiana".