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Livorno, 23 febbraio 2001
Inquinamento da traffico e qualità della vita a Livorno

Relazione del dott. Paolo Rognini del Dipartimento di scienze dell’uomo e dell’ambiente dell’Università di Pisa

Io parlerò soprattutto dell’inquinamento da traffico urbano in quanto la città di Livorno, come tutte le città medie, ed anche come tutte le città in generale, è affetta dal problema dell’inquinamento da traffico, generalmente poco studiato. Anche a Livorno il problema è stato poco studiato. Benché Livorno si vanti di avere una delle reti di monitoraggio dell’inquinamento atmosferico più vecchie d’Italia, questa rete di monitoraggio è stata costruita, non per la tutela della salute pubblica bensì per le funzioni dell’attività industriale tanto è vero che tale rete fino ad ora era di proprietà dell’associazione industriali. Questo ci fa capire quanto è stato problematico poter lavorare sull’inquinamento da traffico a Livorno, proprio per una carenza di dati.

Noi siamo andati ad analizzare tutte le centinaia di dati che avevamo a disposizione e ci siamo accorti che praticamente non ne era sfruttabile nemmeno uno proprio per il fatto che si riferivano a parametri non connessi al traffico veicolare; e non solo; la rete di monitoraggio non era presente, per esempio, nelle aree altamente popolate, cioè quelle che ci interessavano di più. Quindi c’erano delle stazioni di monitoraggio, per esempio, al Calambrone, dove non ci abita nessuno; questo ha reso notevolmente difficile questo lavoro.

Il lavoro che presento oggi è uno studio epidemiologico che si è svolto negli anni 95 - 96; oggi è la prima presentazione pubblica.

Questo lucido presenta un piccolo schema per indicare quali sono gli inquinanti che maggiormente si tengono in considerazione per la qualità dell’aria. Le particelle totali sospese, che sono appunto delle piccole particelle che possono essere costituite da amianto, metalli pesanti, ceneri volanti o nerofumo, hanno degli effetti particolarmente tossici sulla salute umana; in particolare ha effetti dannosi la frazione respirabile, cioè quella più fine. Le polveri hanno un diametro granulometrico diverso; quelle più fini vanno ad interessare il nostro organismo perché appunto essendo più fini riescono a penetrare nelle zone profonde dei polmoni e veicolano tutta una serie di sostanze tossiche a cominciare dai batteri, dai virus e da sostanze chimiche come gli idrocarburi, che sono noti cancerogeni. Si ritiene che un litro di benzina produca tra i trenta e quaranta milligrammi di polveri. Proviamo a moltiplicare questo dato per i migliaia di litri di benzina che vengono consumati giornalmente in una città e ci renderemo subito conto dei rischi che corriamo nel respirare quotidianamente aria urbana.

Il nostro studio era partito da alcune ricerche svolte in altri paesi; sulla cancerogenità delle polveri avevamo già degli studi americani degli anni 40; nel 91 negli Stati Uniti era stata fatta una ricerca sulla diminuzione delle capacità respiratorie e sulle polveri e già in Australia, Francia ed Inghilterra era stato dimostrato che c’era un incremento di morte per asma del 50%, cioè che c’era una correlazione tra morte per asma e concentrazioni di polveri. In Giappone interessantissimi studi sono stati fatti sulle correlazioni tra inquinamento da diesel e allergie. Oggi che si parla tanto del problema delle allergie non si dice quasi mai che l’allergia può essere una patologia incrementata soprattutto dal contatto con sostanze tossiche, con inquinanti soprattutto atmosferici; in particolare il diesel è uno di quelli che incrementa di più il problema delle allergie. Ma lo studio che ci ha fatto da pilota è stato quello eseguito, sempre negli Stati Uniti, sull’assenteismo scolastico e le polveri; cioè si è visto che in una scuola dove era stata messa una pompa per prelevare polveri i livelli di inquinamento da polveri seguivano i livelli di assenteismo dei ragazzi. Quando si avevano dei picchi di concentrazioni di polveri dopo due o tre giorni, c’era un assenteismo scolastico molto elevato. Evidentemente due o tre giorni era il tempo necessario perché l’organismo reagisse a queste polveri. Allora si sono chiesti come mai; la stessa cosa abbiamo fatto anche noi.

Avevamo preso in considerazione due scuole elementari a Livorno, una scuola in una zona altamente industriale che è la scuola Micheli a S. Marco dove ci sono sia attività industriali importanti sia un forte traffico pesante e leggero. E come riferimento avevamo preso una scuola meno inquinata, cioè le scuole Lambruschini de La Rosa che abbiamo ritenuto collocata in un ambiente meno inquinato di quello di S. Marco. Prima di considerare il lavoro vero e proprio di monitoraggio ambientale è stato quello di vedere i livelli di assenze che c’erano in diverse scuole. Avevamo visto che a La Rosa avevamo circa 10,6 assenze all’anno per bambino. Poi avevamo preso in considerazione anche la scuola del Villaggio Emilio, perché collocata in una zona soggetta particolarmente ad inquinamento industriale, dove non variava molto l’assenteismo; c’era un assenteismo di 10,9 giorni di assenza per bambino all’anno. Poi c’era quella di S. Marco che è quella che aveva indotto a fare questo studio, con 15,36 giorni di assenza per bambino all’anno. Con i dati a disposizione avevamo quindi visto che nella scuola S. Marco c’era il 40% in più di assenze rispetto alle altre scuole. Le analisi statistiche avevano evidenziato che il 30% delle cause poteva essere individuato nella temperatura e nell’SO2, ma il 70% rimaneva comunque completamente oscuro. Avevamo provato a fare anche un calcolo; avevamo detto: se ogni volta che un bambino rimane a casa, rimane anche un genitore si perde una giornata di lavoro; quindi si può provare a fare un conto approssimativo. Avevamo provato a sommare le 1.700 assenze per una cifra media di 250.000 lire lorde al giorno di un possibile stipendio medio e siamo arrivati a concludere che questa situazione comportava un costo sociale di 450 milioni l’anno che non era poco. A questo punto abbiamo presentato il progetto di ricerca nel quale sono stati coinvolti vari enti. Il titolo era "Indagine epidemiologica sui sintomi e funzionalità respiratoria su una popolazione scolastica di Livorno". Sono state coinvolte le USL che hanno fatto il monitoraggio ambientale e che hanno fatto le spirometrie a questi bambini. Le spirometrie sono delle analisi per vedere la capacità respiratoria; avevamo coinvolto il Comune per i flussi di traffico, l’Università di Pisa ed il CNR per quanto riguarda le analisi statistiche. Gli obiettivi dello studio erano i seguenti.

Volevamo vedere intanto quanto inquinamento c’era nei due quartieri considerati, cioè l’analisi del particolato, di queste particelle;

- le analisi spirometriche in campioni selezionati, cioè nei bambini di 3°,4° e 5°;

- una caratterizzazione della popolazione studentesca attraverso questionari articolati, per vedere se ci potessero essere dei fattori non ambientali, per esempio genitori che fumano in casa oppure abitazioni particolarmente umide, oppure abitazioni che hanno le finestre che danno direttamente su strade particolarmente trafficate;

- un questionario sulla mobilità, cioè su come vengono accompagnati i bambini a scuola;

- infine le analisi statistiche e di correlazione.

Il primo risultato è stato questo che potete vedere. Nell’immagine proiettata la linea continua è il livello delle polveri a S. Marco e la linea tratteggiata è il livello delle polveri a La Rosa.

Su 37 giorni di analisi, come potete vedere, il livello d’inquinamento è costantemente più elevato nella zona di S. Marco rispetto a quello nella zona de La Rosa. Questo ha fatto sì che andassimo avanti su questo tipo di studio. Addirittura ci sono dei giorni in cui c’erano dei picchi molto alti. Sull’asse verticale sono riportati i microgrammi per metrocubo, sull’asse orizzontale sono indicati i giorni. Effettivamente erano stati registrati livelli piuttosto alti a S. Marco, anche se rientravano comunque nei limiti di legge. A questo punto sintetizzo i risultati più interessanti. I bambini coinvolti nel lavoro sono stati 630, di cui 243 sono stati sottoposti alle spirometrie ed alcuni alle spirometrie con broncodilatatori, farmaci fatti inalare ai bambini per aprire i bronchi. La risposta al broncodilatatore è significativa. Se i bronchi si dilatano di più con il broncodilatatore significa che c’è una maggiore costrizione e quindi una situazione di sofferenza. Se invece la differenza tra capacità respiratoria con e senza broncodilatatore è minore significa che i bronchi stanno bene.

I risultati delle spirometrie sono riportati in figura. I numeri alti indicano una maggiore capacità polmonare, i numeri più bassi indicano una minore capacità polmonare. Si vede subito che i bambini de La Rosa hanno una maggiore capacità polmonare, mentre i bambini di S. Marco hanno una capacità polmonare minore, ciò significa che probabilmente hanno una situazione di sofferenza maggiore rispetto ai colleghi di La Rosa.

Ci sono dei dati, gli ultimi due, dove la differenza è molto elevata.

Questi in figura erano i sintomi che abbiamo rilevato in questi bambini. Ad esempio, i fischi ed i sibili sono maggiormente presenti nei bambini di S. Marco. Abbiamo sempre distinto tra maschi e femmine perché la risposta agli agenti inquinanti e la capacità polmonare nei maschi e nelle femmine è ovviamente diversa. Come potete vedere, quasi tutti i sintomi sono maggiori nei bambini di S. Marco. Uno dei dati che ci ha lasciato un po’ sconcertati è stato quello della sinusite, che, come vedete è maggiore nei maschi de La Rosa rispetto a quelli di S. Marco; analogamente avviene per le femmine. Non sono state fatte indagini approfondite, ma per spiegare ciò abbiamo pensato che La Rosa ha un tipo di inquinamento più da traffico veicolare; le particelle emesse da questo tipo di traffico sono più fini e quindi possono dare maggiori problemi proprio per quanto riguarda la sinusite. Comunque queste erano congetture perché non abbiamo potuto fare, per carenza anche di fondi, delle analisi chimiche su questo particolato, per sapere precisamente da dove provenisse. Bisognerebbe svolgere analisi chimiche specifiche per determinarne l’origine. Comunque i dati disponibili sono interessanti perché dicono che una popolazione di bambini che abita in una zona è maggiormente interessata a certi tipi di patologie rispetto ad un’altra popolazione di bambini che abita in un’altra zona.

Queste erano le conclusioni che avevamo tratto dallo studio e avevamo sollecitato le Istituzioni, che avevano commissionato questo lavoro, a prendere provvedimenti o comunque a vedere se si poteva eventualmente intervenire sulla circolazione del traffico e provare a ripetere lo studio per vedere effettivamente se ci potessero essere dei cambiamenti; questo purtroppo non è stato fatto.

Lo studio rimane comunque uno degli studi più completi che esistono in Europa; Livorno è stata una città pilota da questo punto di vista. Uno studio del genere, così particolareggiato con le spirometrie, con i questionari e con le analisi delle particelle totali sospese non è stato fatto mai in tutta Europa.

Oltre allo studio detto, è stato fatto un altro lavoro sulla provincia di Livorno. Esiste un sistema per determinare l’inquinamento che è il mappaggio lichenico. I licheni sono piccolissime piante che sono particolarmente sensibili all’inquinamento. Si può vedere in una zona se c’è più o meno inquinamento guardando quanti licheni ci sono. Il deserto lichenico è una zona altamente inquinata, mentre dove ci sono molti licheni la qualità dell’aria è molto buona. Questo sistema di monitoraggio è usato istituzionalmente da molti paesi europei.

L’Olanda è stata la prima ad usarlo; invece di usare costosissime apparecchiature di monitoraggio, pompe per il prelievo dell’aria ed altri apparecchi sofisticati e costosi, viene utilizzato per legge il mappaggio lichenico.

In questa immagine vedete a sinistra il mappaggio lichenico dela regione Veneto; dove c’è il verde vuol dire che c’è aria pulita, man mano che il colore va verso il rosso significa che l’inquinamento è maggiore. A destra vedete la distribuzione d’incidenza di tumori che c’è nella regione Veneto. E’ stato preso un campione di persone di età inferiore ai 50 anni per ridurre l’effetto dei fattori confondenti. L’esempio è abbastanza eloquente. Le due immagini di destra e sinistra sono praticamente sovrapponibili. Ciò indica la validità di questo sistema che evidentemente è in grado di indicare e valutare delle situazioni a rischio.

Questo metodo è stato utilizzato per lo studio sulla provincia di Livorno. Questa è un’immagine riassuntiva. Il nero è a Livorno e corrisponde al deserto lichenico, l’azzurro indica la minima concentrazione di inquinanti; sono le zone molto lontane dalle città. Questa è Pisa. Nemmeno Pisa ha un livello d’inquinamento paragonabile a quello di Livorno. Questo è l’Arno; qui si può vedere questa lingua di inquinamento che si estende verso l’entroterra e che evidentemente è un effetto del vento che trasporta gli inquinanti più o meno in direzione nord-est. La macchia scura di Piombino è particolarmente eloquente per le note attività industriali. C’è poi l’isola d’Elba. A proposito dell’isola d’Elba, l’Amministrazione provinciale era stata invitata a fare delle analisi particolari, sopra tutto, sull’ozono e sugli ossidi di azoto perché gli inquinanti che vengono emessi dalla zona di Piombino, che sono in gran parte ossidi d’azoto, vengono trasportati dal vento verso il mare. Il mare riflette particolarmente la luce del sole; siccome l’ozono si forma proprio per effetto della luce del sole, gli ossidi si concentravano e venivano poi trasportati per effetto delle brezze marine; di giorno, durante le ore più calde, tendevano ad andare verso l’Isola, mentre la notte tendevano ad andare verso il mare. Infatti le zone dell’isola d’Elba più colpite sono quelle a ovest, ovest sud ovest.

Questa rimane un’interpretazione. D’altra parte non ci si spiegherebbe come mai ci siano altre zone della provincia di Livorno, più o meno da Castiglioncello verso sud, che hanno dei livelli d’inquinamento piuttosto alti e dove la presenza dei licheni è molto scarsa e limitata. C’è anche la Solvay, ma c’è sicuramente anche un effetto del vento. Gli inquinanti che vengono prodotti nel comune di Livorno vengono trasportati dal vento verso il mare di giorno e poi per effetto delle circolazioni e delle correnti vengono poi ributtati verso terra. E poi dicono che a Livorno c’è il vento e che è quello che ci salva!

Rimangono ancora degli interrogativi sulla composizione degli inquinanti anche perché i licheni possono essere prelevati e possono essere fatte delle analisi chimiche direttamente sui licheni.

Conferenza AMBIENTE A LIVORNO: QUALE FUTURO?
Sala G. La Pira del Villaggio scolastico di Corea - Livorno
organizzata da:
Comitato salute ambiente
Comitato cittadino di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall'inquinamento ambientale
Trascrizione effettuata a cura del
Comitato cittadino di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall’inquinamento ambientale.
Il Comitato si scusa per eventuali lacune ed inesattezze.