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aprile 2000
Osservazioni al "Piano di gestione dei rifiuti urbani della Provincia di Livorno ATO 4"


Premessa: queste sono solo una parte delle osservazioni che questo Comitato intenderebbe fare al Piano provinciale. D'altra parte quanto accaduto in questi mesi - ci riferiamo all'assoluta mancanza di dibattito pubblico sulla questione culminata nella quasi silenziosa conferenza tenutasi nella sala consiliare il 7 marzo - ci spinge a ritenere inutile andare nel dettaglio di un Piano che:
1) è stato adottato dai consiglieri provinciali lunedì 20 dicembre 1999 senza che nessuno di loro avesse avuto il tempo materiale per leggere l'integrazione al paragrafo 3.3.2. del Capitolo 3, stampata appena 3 giorni prima;
2) non è mai stato messo in discussione pubblicamente fra la gente visto che nessun partito o organizzazione sindacale o sociale ha sentito l'interesse (o avuto il coraggio) di organizzare iniziative pubbliche al riguardo. Secondo noi siamo di fronte al solito rito falsamente democratico e partecipativo che santifica decisioni prese nei "palazzi" dai cosiddetti "ceti dirigenti". Il Comitato salute ambiente è estraneo a questa perversa logica e ci tiene a sottolinearlo in ogni occasione.

Osservazione n. 1 - I "PIANI" DI LIVORNO E PISA: QUALCOSA NON TORNA…

A pagina 4 dell'integrazione che modifica il paragrafo 3.3.2 del Cap. 3 si legge: "Da ciò consegue una necessità di termovalorizzazione pari a circa 800 t/d di CDR nell'area vasta, da soddisfare con due impianti della taglia di 400 t/d circa ciascuno, da localizzare nelle due provincie di Livorno e Pisa." Addirittura a pag. 10 l'estensore detta anche quello che dovrà fare la provincia di Pisa: "L'impianto localizzato a Livorno, considerando una potenzialità termica del CDR pari a 3900 Kcal/Kg, dovrà avere una capacità di trattamento dell'ordine di circa 65/70 Gcal/h e sarà composto da tre linee di termoutilizzazione. Analoga dimensione dovrà avere l'impianto da realizzare in altra provincia, ovvero, presumibilmente in quella di Pisa".Il problema che gli amministratori locali pisani non ne sanno niente. Quanto sostenuto nella citata integrazione è infatti in palese contrasto con quanto riportato dal Piano provinciale di Pisa nel quale si legge (pag. 80): "L'impianto esistente può quindi essere adeguato ai nuovi limiti di emissione e garantire lo smaltimento di un quantitativo medio giornaliero pari a 180 t…". Nella stesura definitiva, approvata in febbraio, quindi dopo l'adozione del Piano della Provincia di Livorno e dopo la firme dell'accordo sull'area vasta, sono state portate alcune modifiche all'argomento dell'inceneritore, e precisamente: "L'adeguamento dell'impianto di incenerimento avrà un costo di investimento pari a 37 miliardi, già finanziati e dettagliati nel relativo progetto inoltrato… L'avvio dei lavori di adeguamento è previsto nel mese di marzo p.v. (2000) e il completamento entro il dicembre 2001". La contraddizione è così palese da non lasciare dubbi: nel piano di Livorno è stata inserita una affermazione menzognera. Domanda: forse gli estensori del Piano di Livorno non erano a conoscenza del Piano di Pisa? Ci auguriamo che non si stia tentando una forzatura bleffando sulle effettive potenzialità dell'inceneritore di Livorno che dovrà avere una potenzialità molto maggiore delle 400 t/d dichiarate?

Osservazione n. 2 - RIFIUTI PRODOTTI: NUMERI DA GIOCARE AL LOTTO

Riguardo la produzione provinciale di rifiuti il piano contiene cifre palesemente in contraddizioni le une con le altre. L'esempio più clamoroso è quella della produzione di rifiuti riferita al 1997: nella citata integrazione si parla di 185.246 tonn.,, mentre nella parte di piano approvata nel marzo 1999 si parlava di 198.345 (201.176 meno la produzione dei comuni pisani che fanno riferimento all'ATO 4). Il risultato, un po' grottesco, è che il Piano contiene due valutazioni completamente diverse. Domanda n. 1: perché è successo questo: forse perché diminuire la quantità di rifiuti prodotti nel 1997 è funzionale a far apparire macroscopico l'aumento rispetto alla cifra del 1998 - "La produzione complessiva dei rifiuti urbani per l'ATO n. 4 nel 1998 è aumentata del 10,95% rispetto all'anno precedente" - e giustificare il teorema tanto caro agli inceneritoristi dell'ineluttabile aumento dei rifiuti prodotti? Domanda n.2: perché nell'integrazione approvata a dicembre non sono stati inseriti i comuni pisani che fanno riferimento all'ATO 4?

Osservazione n. 3 - LO STRANO CASO DELLA SUPERPRODUZIONE DEI RIFIUTI DI ROSIGNANO MARITTIMO

Come si è detto la citata integrazione fa "di tutta un'erba un fascio" è pontifica sull'aumento dei rifiuti prodotti, dimenticando di notare alcuni elementi interessanti che avrebbero dovuto portare ad una maggiore ponderazione delle stratosferiche proiezioni nella produzione di rifiuti prodotti. Primo esempio: il maggiore comune dell'ATO 4 - Livorno - ha prodotto nel 1998 meno rifiuti (RU + RD) che nel 1994. Esattamente: 87.668 tonn. nel 1998, contro le 90.074 del 1994 (questi dati sono omogenei perché ambedue forniti dall'A.R.R.R., l'agenzia della Regione Toscana che cura la questione rifiuti). Domanda n.1 che senso ha fare delle proiezioni che prevedono un aumento costante dell'ATO 4 quando il capoluogo di provincia appare in "controtendenza"? Secondo esempio: il comune di Rosignano Marittimo, proprietario della discarica regionale di Scapigliato, dichiara una produzione annuale di rifiuti, diciamo così, un po' sovradimensionata. Esattamente: 25.771 tonn., pari a 847 Kg/anno per abitante, contro i 539 Kg/anno del comune di Livorno, i 478 KG/anno del comune di Collesalvetti, i 591 KG/anno del Comune di Cecina (comune fortemente turistico), i 549 KG/anno del Comune di Piombino. E si potrebbe continuare. E' "curioso" che il pianificatore provinciale non si sia posto il problema, anche perché la montagna di rifiuti dichiarati da Rosignano pesa molto sulle cifre totali dell'ATO 4. Domanda n. 2: forse a Rosignano vengono fatti diventare "comunali" rifiuti provenienti da altri luoghi?

Osservazione n. 4 - PER FAR TORNARE I CONTI PER IL NUOVO MAGAINCENERITORE SI GONFIANO LE PREVISIONI

Nel fare le sue proiezioni l'estensore della citata integrazione del piano dichiara nella nota alle tabelle contenute nella citata integrazione "Al fine della proiezioni della produzione di RU attesa e per gli obiettivi delle RD proiettati … il coefficiente utilizzato è stato pari ad una crescita annua pari al 4,35% che rappresenta l'aumento medio regionale osservato. L'alternativa è quella di adottare un coefficiente di incremento annuo, pari alla media dei tassi di crescita della Provincia di Livorno nell'ultimo triennio (circa il 6%)". Si tratta di una affermazione per lo meno superficiale. Secondo un nostro studio riferito al periodo 1994/1998 e ad alcuni comuni di cui possediamo i dati A.R.R.R. per l'intero periodo (Livorno, Rosignano M., S. Vincenzo, Collesalvetti, Castagneto C., Piombino e Portoferraio, come si vede tutti i comuni più significativio tranne Cecina) nel 1994 la produzione annuale totale (RU + RD) era pari 167.848 tonn. divenute 169.556 nel 1998. Aumento pari al 1,01%. Uno studio serio avrebbe preso in considerazione anche questi aspetti. Domanda: i pianificatori sono in grado di confutare queste cifre?

Osservazione n. 5 - IL PIANO CONTRADDICE PRECEDENTI DOCUMENTI REDATTI DALLA PROVINCIA

Abbiamo già visto che il piano, così come è uscito dalla seduta del consiglio provinciale del 20 dicembre, contiene dati diversi e contraddittori. Abbiamo visto il caso dei rifiuti prodotti nel 1997, ora analizziamo la questione delle proiezioni. Nell'integrazione si fanno proiezioni fino al 31.12.2002, prevedendo un aumento annuo costante del 4,35%. Nel cap. 1 invece si fanno proiezioni fino al 3.3.2003, prevedendo un aumento del 3% annuo. Il risultato, ancora una volta grottesco, è che il piano contiene due stime diverse. Quello che colpisce, oltre all'evidente improvvisazione con la quale è stata approvata l'integrazione il 20.12.1999 è anche il fatto che nessuna proiezione prevede quanto stabilito dalla legge regionale n. 14/98: tendere ad una diminuzione dei rifiuti prodotti. Lo sforzo verso una riduzione dei rifiuti è confermato dal protocollo d'intesa fra le Province di Livorno, Lucca, Pisa e Massa Carrara. Si potevano prevedere, ad esempio, tre scenari differenti: uno con la previsione di una diminuzione dei rifiuti, uno con la previsione di una situazione di contenimento ai livelli del 1998 e uno con la previsione di aumento. Si fa notare che tale modo di fare non è utopistico perché la stessa Giunta provinciale di Livorno ha approvato il 16 ottobre 1998 un documento propedeutico al piano "Lineamenti di indirizzo per il piano di gestione dei rifiuti della provincia di Livorno. Aggiornamento" che prevedeva una produzione costante di rifiuti al 2003 sui livelli del 1997. Domanda n.1: che senso ha pianificare a livello provinciale in modo totalmente diverso da quanto prescritto dalle leggi regionali? Domanda n. 2: cos'è avvenuto di cosi stravolgente nei 14 mesi trascorsi fra l'approvazione dei "Lineamenti" e quella dell'"integrazione"?

Osservazione n. 6 - RACCOLTE DIFFERENZIATE AL 50% NEL 2002: MA QUALI SANZIONI PER I COMUNI INADEMPIENTI?

La tante volte citata integrazione pianifica obiettivi di Raccolte differenziate (RD) pari al 35% al 31.12.2000 e al 50% al 31.12.2002. Limiti ripresi dalla normativa regionale (Legge Regione Toscana n. 14/98). Non sono invece previste sanzioni verso quei Comuni dell'ATO che non dovessero raggiungere questi obiettivi. Domanda: che senso ha porsi obiettivi senza prescrivere sanzioni ai Comuni che non raggiungeranno tali obiettivi?

Osservazione n. 7 - MEGAINCENERITORE: MANCA UNO STUDIO SULL'IMPATTO AMBIENTALE (MA LA PROVINCIA NON SE NE PREOCCUPA…)

Riguardo la localizzazione del nuovo inceneritore a pag. 7 della citata integrazione si può leggere: "il fattore di rischio derivante dall'esposizione all'inquinamento atmosferico prodotto dall'impianto ipotizzato, per le popolazioni residenti nei quartieri prossimi allo stesso, non può essere determinato semplicemente considerando la distribuzione percentuale dei venti e la loro intensità. Occorrerebbero più approfonditi studi sulla cinetica dell'atmosfera, con l'utilizzazione di modelli matematici che, considerando l'orografia, siano in grado di fornire previsioni in merito alle concentrazioni al suolo di inquinanti nelle varie condizioni e alle diverse distanze". Questo passo è a giudizio di questo Comitato di una gravità estrema poiché l'estensore dell'integrazione ammette candidamente che in un sito nel quale è presente un inceneritore da circa 27 anni e nel quale se ne vuole costruire un altro, di taglia ancora superiore, 1) non è mai stato fatto alcuno studio serio per individuare l'impatto ambientale dell'inceneritore esistente; 2) non si intende fare alcuno studio per individuare l'impatto di quello progettato. Su questo punto non facciamo domande. Riteniamo però che un'amministrazione provinciale seria dovrebbe per lo meno congelare il piano in attesa che un organo indipendente (non certo l'ARPAT) effettui gli accertamenti e gli studi necessari (anche una seria indagine epidemiologica) al fine di arrivare ad una Valutazione di Impatto Ambientale che possa, finalmente, chiarire ai cittadini il livello dei rischi che il nuovo impianto comporta.

Osservazione n. 8 - UN MEGAINCENERITORE ALLE PORTE DELLA CITTA'

Nelle poche paginette che l'integrazione dedica alla questione del sito del nuovo inceneritore si sostiene che "facendo un bilancio sulla base dei fattori escludenti … emerge un leggero vantaggio per la localizzazione di Livorno/Picchianti su quella Livorno/portuale-industriale in quanto la prima, nonostante disponga di un'area limitata (2 ha circa), non presenta alcun fattore penalizzante". Così scrivendo il pianificatore si prende una pesante responsabilità, quella di confermare a 27 anni di distanza una scelta disgraziata come quella di costruire un inceneritore all'immediata periferia della città in una zona, oltretutto, che ha subito negli ultimi anni una vasta urbanizzazione. La scelta del Picchianti era disgraziata negli anni '70 lo è ancora di più oggi! Anche se la cartina allegata alla citata integrazione non sembra aderente alla realtà è bene sapere che il raggio di 500 metri attorno all'inceneritore arriva quasi esattamente all'incrocio fra via dell'Artigianato e via delle Sorgenti e che se si allarga il raggio di appena 250 metri si comprendono centinaia di abitazioni del quartiere La Cigna. Se poi si allarga il raggio fino ad un chilometro si comprende tutto il quartiere La Cigna sia sul versante stazione ferroviaria che su quello di S. Stefano ai Lupi. Che questo non sia penalizzante ai termini di una legge regionale che, in pratica, permette di costruire un inceneritore ovunque, è purtroppo vero ma è altrettanto vero che con appena un pizzico di buon senso si potrebbe anche riconoscere che la scelta del Picchianti è quanto meno infelice.

Osservazione n. 9 - CON RACCOLTE DIFFERENZIATE AL 50% SI DIMINUISCE VISTOSAMENTE IL POTERE CALORIFICO DEI RIFIUTI DA INCENERIRE

Come si è detto il piano si pone obiettivi di RD superiori a quelli previsti dal Decreto Ronchi. Questo vorrà dire togliere ai rifiuti grandi quantitativi di materiale con grande potere calorico (carta, plastiche, verde, ecc.). Ci pare, però, che nelle tabelle relative al potere calorico del CDR da incenerire questo "impoverimento" non venga considerato. Secondo uno studio del prof. Ghezzi, invece, RD di carta e plastica via via crescenti finiscono con l'impoverire il CDR prodotto abbassando notevolmente l'efficienza degli impianti di incenerimento con recupero di energia. Secondo quanto sostiene l'autore citato in "Effetti dell'attività di recupero sull'incenerimento", in Recupero di materiali ed energia da rifiuti solidi. Dipartimento di ingegneria idraulica ambientale e del rilevamento, Politecnico di Milano, CIPA Editore, 1998, pp. 399-412, una raccolta differenziata che "intercetti" il 50% della plastica e della carta presenti nei rifiuti darebbe un CDR con un potere calorifico inferiore pari a 2060. Domanda: l'estensore del piano ha previsto questo impoverimento oppure ha calcolato che tale impoverimento non avrà conseguenze perché nel CDR ci finiranno anche parte delle RD (cosa quest'ultima vietata dal decreto Ronchi)?

Comitato salute ambiente