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Firenze,
24 maggio 2001
L'appello
dei medici contro l'inceneritore 56 dottori della piana e di Careggi: "Rischi
per la salute"
"Effetti sulla salute dello smaltimento dei rifiuti con inceneritori: una
variabile trascurata. L'opinione dei medici".
La
tutela della salute comporta per il medico anche un impegno nel settore della
medicina preventiva. Tra gli obiettivi della prevenzione, come previsto dal
Sistema Sanitario Nazionale, sono compresi gli interventi di salvaguardia della
salute dai rischi derivanti dall'inquinamento ambientale, inclusi i rischi sanitari
legati allo smaltimento dei rifiuti. In qualità di medici operanti sul territorio,
sollecitati dal Coordinamento dei Comitati della Piana, ci siamo perciò impegnati
ad elaborare una valutazione preliminare dei rischi sanitari derivanti dalla
costruzione di un impianto di incenerimento per rifiuti tra gli abitati di Sesto
Fiorentino, Campi Bisenzio, Brozzi e San Donnino, come proposto dal Piano Provinciale
di Gestione dei Rifiuti. I promotori dell'incenerimento sostengono che i moderni
impianti garantiscono una combustione dei rifiuti senza rischi per la salute
della popolazione, con minima emissione di sostanze nocive, che questa esposizione
a fattori di nocività ambientale è "accettabile " (e comunque necessaria), che
l'incenerimento dei rifiuti può essere associato "sinergicamente" ad un recupero
energetico con produzione di calore (termovalorizzazione). Vengono propagandati
e portati ad esempio impianti all'avanguardia già esistenti, collocati perfino
in grandi agglomerati urbani. Dall'altra parte i comitati contrari all'incenerimento
sostengono che gli impianti in questione sono ancora lontani dal garantire un
rapporto rischi/benefici favorevole. I sofisticati sistemi di combustione dei
rifiuti, di depurazione e filtraggio dei fumi troverebbero condizioni ottimali
di lavoro più sulla carta dei progetti che nel funzionamento effettivo. L' emissione
costante di inquinanti anche con impianti in regime ottimale di lavoro (nel
rispetto quindi dei limiti di emissione stabiliti dalle norme) e la possibilità
di frequenti disfunzioni, insieme all'impossibilità di ottenere un monitoraggio
frequente delle emissioni più nocive, preluderebbero ad una progressiva contaminazione
ambientale. Inoltre risulterebbe tutt'altro che trascurabile la produzione di
scorie e ceneri provenienti dagli impianti di abbattimento dei fumi, veri concentrati
di inquinanti tossici destinati, oltre che a possibili dispersioni nelle vicinanze
degli impianti, ad essere confinati inevitabilmente in discarica. Anche se la
termovalorizzazione permette un recupero energetico dalla combustione dei rifiuti,
essa di fatto rende vani tutti gli interventi nel campo del riciclaggio differenziato
dei materiali e annullerebbe i progetti di riduzione e riprogrammazione della
produzione dei rifiuti. Anche la moderna termodistruzione comporta l'immissione
in atmosfera , in quantità proporzionale ai materiali bruciati, di anidride
carbonica e di altre sostanze responsabili della polluzione atmosferica (macroinquinanti),
quali il monossido di carbonio, gli ossidi di azoto e polveri. Tra i cosiddetti
microinquinanti prodotti dagli inceneritori assumono particolare rilievo i metalli
pesanti, i furani e le diossine1. Le diossine comprendono un gruppo numeroso
di composti chimici, tra cui la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina)
che viene presa come "elemento di paragone" per la particolare tossicità. Nel
1997 l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha ufficialmente riconosciuto
la TCDD come cancerogeno umano certo2,3; l'esposizione a questo composto aumenta
il rischio di particolari tumori quali i sarcomi dei tessuti molli e le leucemie.
Numerosi studi evidenziano effetti nocivi delle diossine sull'apparato endocrino,
sull'apparato riproduttivo e su quello immunitario. E' stato dimostrato che
la contaminazione con diossine comporta un significativo aumento delle anomalie
nei neonati, in particolare neurologiche, per esposizione prenatale e dopo la
nascita attraverso il latte materno in cui si concentrano 4. Le diossine costituiscono
sostanze chimiche stabili e, di conseguenza, persistenti nell'ambiente. Esse
entrano facilmente nelle catene alimentari, concentrandosi progressivamente,
e vengono così assunte dall'uomo prevalentemente per via alimentare5,6,7. Come
già stabilito ormai dal 1994 dalla US Environmental Protection Agency, non è
possibile fissare una soglia di sicurezza per le diossine, sicuramente nocive
a qualunque livello di esposizione. Occorre perciò evitare qualunque produzione:
la presenza di sorgenti, anche con emissione minima, in un sistema definibile
come praticamente chiuso, determinerà obbligatoriamente fenomeni di accumulo
e conseguenti effetti dannosi. Proprio in questi giorni a Stoccolma, col patrocinio
dell'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente), i rappresentanti di
120 Paesi si sono riuniti per sottoscrivere una Convenzione Internazionale che
prevede il divieto assoluto della produzione e del commercio degli Inquinanti
Organici Persistenti tra i quali sono comprese le diossine e i furani. Gli studi
epidemiologici eseguiti sulla popolazione residente in prossimità di impianti
di incenerimento risultano purtroppo scarsi e di difficile interpretazione per
interferenza di fattori complessi: essi forniscono comunque dati preoccupanti
che depongono per la presenza di un nesso di causalità (o concausalità) tra
vicinanza agli impianti ed aumento di incidenza di alcune malattie, in particolare
di natura tumorale, che impone almeno ulteriori ricerche e valutazioni 8,9,10.
Gli esempi esteri di impianti di incenerimento collocati nel mezzo di agglomerati
urbani non possono costituire un fattore assolutorio, ma anzi depongono per
ingenuo ottimismo e incerta attenzione per la salute da parte delle amministrazioni
locali 12,13. E' preoccupante il fatto che la nostra legislazione consenta misurazioni
di controllo per le emissioni delle sostanze più pericolose quali sono diossine,
furani e metalli pesanti, con intervalli semestrali o addirittura annuali. Accanto
agli effetti nocivi di natura biochimica vanno considerati i danni alla salute
intesa nel senso più ampio del suo significato, cioè gli effetti negativi derivanti
alla persona dal vivere in un ambiente degradato, pieno di disagi e minacce
ambientali e sociali. Infatti l'intervento di piano previsto per l'ATO 6, dimostra
di aver considerato solo superficialmente l'impatto sulla popolazione locale
13. Viene proposta la collocazione dell'inceneritore proprio in quella parte
di territorio che ancora ben ricorda e sconta gli effetti dell' inquinamento
da diossina dell'inceneritore di San Donnino. Gli interventi sono stati previsti
in un Territorio che, anche se periferia di più comuni adiacenti, ha una propria
identità e dignità e che, pur stretto tra lo sviluppo industriale, l'inquinamento
e l'incuria, reclama da sempre la volontà di partecipare come parte attiva alle
decisioni che lo coinvolgono. Ogni intervento negativo sull'ambiente e sugli
abitanti si sommerebbe ai molti e consistenti elementi di disagio ambientale
già presenti in questa area: basti ricordare le grandi arterie stradali che
convergono su Firenze (prossimo è il raddoppio dell'autostrada), l'aeroporto
fonte di rischio e di inquinamento di ogni tipo, l'ormai familiare collina della
discarica di Case Passerini, il realizzando polo tecnologico delle Ferrovie
dello Stato che sommandosi ai già numerosi insediamenti industriali contribuirà
ad aumentare ulteriormente il rischio idrogeologico locale e danneggerà ancora
i pochi lembi di natura di sottovalutata ricchezza che la piana possiede. La
tipologia climatica della piana prevede che si verifichino con discreta frequenza
fenomeni di inversione termica i cui effetti sull'accumulo di inquinanti nell'intera
area fiorentina e nella restante piana di Prato e Pistoia sono già noti: è improponibile
pensare di comprometere ulteriormente la riserva atmosferica. Il nuovo inceneritore
verrebbe a collocarsi inoltre in un'area con alto grado di antropizzazione,
specie dopo l'insediamento della numerosa popolazione cinese, ormai residente
e inserita nelle attività produttive della zona (ma ancora debole sotto il profilo
socio-culturale e incapace di comprendere ed esprimersi su problemi come questo).
Un' analisi obiettiva e accurata del problema indica che la termodistruzione
dei rifiuti in genere e, in particolare, la scelta della localizzazione dell'impianto
di incenerimento in un'area densamente popolata e già satura di elementi nocivi
quale quella proposta, reca con sé inevitabilmente rischi per la salute della
popolazione e per l'ambiente e comporta di conseguenza l'assunzione di gravi
responsabilità da parte degli amministratori. In considerazione del principio
"precauzionale" o "cautelativo" si dovrà perciò evitare di realizzare impianti
che possiedono elevate potenzialità di inquinamento, quali sono gli inceneritori.
In questo contesto potrebbero acquistare interesse le proposte alternative quali
la riduzione, la regolamentazione e la riprogrammazione della produzione di
tutto ciò che diventerà rifiuto, la promozione del riutilizzo, del riciclaggio
e della raccolta differenziata dei materiali. "Anche se la gravità dei danni
è imprevedibile, molti di essi sono già percepibili e altri sono prevedibili
a scadenze non lontane. Ci si può sottrarre all'azione quando, pur essendovi
incertezza su alcuni sviluppi, si ha la sicurezza che in caso di passività gli
effetti saranno sicuramente gravi, diffusi e irreversibili?" (G. Berlinguer,
in "Bioetica Quotidiana", Giunti, 2000).
I medici della Piana.