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Livorno, 23 febbraio 2001
Non bruciamo il nostro futuro

Siamo ormai tutti consapevoli che la nostra salute dipende dall’ambiente e che è quindi necessario uno stretto controllo della sua qualità. Non pare che ciò accada a Livorno.

Qualcuno ha detto che Livorno ha una "vocazione chimica". In realtà la nostra città è sede di numerose attività industriali pericolose e dannose per la salute. I guadagni ed i benefici sono per altri. In città rimangono gli inquinanti, in cambio di qualche posto di lavoro. Sono così tenute lontane altre attività con maggiore ritorno economico per la comunità cittadina e sono pregiudicate le possibilità di sviluppo. Per convincerci di ciò basta porsi la seguente domanda: "Quali sono nei paesi altamente sviluppati le città prospere che hanno insediamenti industriali inquinanti?". La Commissione europea, da parte sua, nella comunicazione 576/2000 scrive: "una migliore integrazione di fattori ambientali nella politica economica migliorerà l’efficienza economica stessa".

La centrale Enel, inserita nel tessuto urbano di Livorno, è un notevole esempio di attività poco remunerativa e molto inquinante. E’ un vecchio impianto ad olio combustibile che risale agli anni ’60. Produce energia elettrica che va in gran parte a sostenere le attività di altri. Emette ogni anno circa 13.000 tonnellate di ossidi di zolfo, più di un terzo di quello prodotto complessivamente nel nostro comune.

Va, a proposito, sottolineato un fatto sconcertante. Tutti conoscono i seri danni prodotti dallo zolfo alla salute. La centrale Enel, nonostante ciò, non brucia olio a basso tenore di zolfo ma miscele a tenore più elevato. Questo fatto procura un risparmio all’Enel e maggiori danni sociali ed economici alla collettività. Sarebbe utile sapere per quali motivi ciò sia consentito.

Viene a mente la vicenda della petroliera Erika affondata nel 1999 in Bretagna mentre trasportava carburante tossico e cancerogeno a Livorno. Sorge il dubbio che la centrale sia in realtà una sorta di inceneritore di rifiuti industriali pericolosi. Certo non giova, per dissipare i timori, l’essere a conoscenza che le centraline di controllo dell’aria non rilevano, ad esempio, la natura e la quantità dei metalli presenti nelle polveri emesse. Sarebbe utile sapere quali controlli siano eseguiti sulla qualità dei carburanti usati e la quantità degli inquinanti prodotti dalla combustione. Se, come sembra, tali controlli non sono effettuati, ogni dubbio è più che giustificato.

Si parla da una decina d’anni della ristrutturazione della centrale e della sua conversione a turbogas. E’ noto che è stato approvato, dal Comitato di Coordinamento, un "Piano di Risanamento" che interessa l’area Livornese. Nulla fino ad oggi è stato fatto. Nulla di più è dato sapere al cittadino comune.

E’ evidente che sono necessari interventi per ridurre l’inquinamento prodotto dalla centrale. Risulta chiaro che, come provvedimento immediato, si dovrebbe usare carburante a basso tenore di zolfo. La centrale, così com’è, non è in ogni caso in grado di rispettare nel 2002 i limiti previsti dal protocollo di Kyoto. Dovranno quindi essere presi in un futuro non lontano provvedimenti più incisivi.

Può essere l’occasione buona per predisporre un piano che preveda la prossima chiusura della centrale. Oltre che alleviare la pesante situazione ambientale si otterrebbero così ulteriori vantaggi grazie alla drastica riduzione dell’elettrosmog causato dagli attuali elettrodotti cittadini e la disponibilità di nuovi spazi assai utili per i traffici portuali. Potrebbe essere il primo passo di un lungo cammino verso il risanamento ambientale.

Mario Martelli
Comitato cittadino di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall’inquinamnto ambientale


La scheda sugli inquinanti

Provincia di Livorno. Secondo dati della Regione vi sono emessi oltre la metà degli inquinanti di tutta la Toscana; in particolare il 92,7% degli ossidi di carbonio (prodotto dalla combustione); l’85% del biossido di zolfo (danneggia, tra l’altro, la mucosa bronchiale), il 57,6% delle polveri fini (raggiungono gli alveoli polmonari).

Comune di Livorno. Ogni anno sono emesse poi circa 400 tonnellate per chilometro quadrato di ossidi di zolfo, carbonio monossido, azoto e di polveri fini. E’ il valore più elevato in tutta la Toscana. Sempre secondo la Regione questi primati sono da legare alla presenza di industrie come la centrale elettrica dell’Enel e l’AgipPetroli. Da uno studio del 1997 risulta poi una forte concentrazione di cadmio (tossico e cancerogeno); nella zona industriale, sono stati pure rilevati valori elevati di mercurio, piombo, ed altri metalli, valori legati all’attività delle industrie, della centrale Enel ed al traffico.


La scheda sui tumori

Secondo dati dell’Istituto nazionale di statistica relativi al 1996, la provincia di Livorno è tra quelle a più alta incidenza di tumori.

Secondo dati ufficiali della Regione Toscana relativi al 1997, nella città di Livorno le morti per tumore sono state il 29,5%; è la percentuale più alta nell’USL 6 ed una delle più alte di tutta la Regione Toscana.


Ridurre i rifiuti prodotti e chiudere gli inceneritori

Secondo le stime ufficiali, relative al 1998, ogni italiano produce in media 466 Kg di rifiuti, per un totale nazionale di circa 25,8 milioni di tonnellate. Ci sono poi circa 61 milioni di materiali scartati dalle industrie. I rifiuti sono inoltre in costante aumento.

Si tratta di un problema molto serio perché in natura "niente si crea o si distrugge ma tutto si trasforma". La soluzione non sta né nel creare enormi buche dove interrare i rifiuti (discariche) né nell'incenerirli in impianti che producono veleni riversati nell'aria o depositati in pericolose discariche per rifiuti tossici. Anche il riciclaggio, cioè il recupero delle materie prime presenti nei rifiuti, non è sufficiente senza la riduzione della massa dei rifiuti prodotti.

Si dovrebbe garantire che non vengano disperse nell'ambiente sostanze che ne compromettono l'equilibrio. Sarebbe perciò necessario definire prioritariamente gli obiettivi di riduzione dei rifiuti attraverso interventi coordinati su produttori, commercianti e consumatori. Nel nostro sistema economico e sociale, fondato sul profitto, il principio della riduzione dei rifiuti prodotti è accettato dalla normativa comunitaria e nazionale che però ha "dimenticato" di dettare modi e tempi d'intervento. I principi, senza efficaci strumenti regolatori, sono carta straccia.

Nonostante tutto, a livello locale si potrebbe fare molto. La Legge n. 14/98 della Regione Toscana punta ad ottenere nel 2003 una diminuzione, rispetto al 1997, del 5-15% dei rifiuti prodotti attraverso "accordi … con enti, associazioni …, operatori economici …; norme amministrative…; strumenti economici diretti ad incentivare il riutilizzo …; azioni informative ... Regione, Provincie e Comuni adottano le misure idonee a favorire la minimizzazione dei rifiuti". Non ci risulta che, ad esempio, la Provincia e il Comune di Livorno abbiano applicato questa legge.

Nel 1999 alcuni comitati e associazioni presentarono una proposta di piano per la gestione dei rifiuti nella provincia di Livorno. La proposta si basava su una loro riduzione del 12% attraverso: riutilizzo delle frazioni organiche, introduzione del vuoto a rendere, divieto delle stoviglie "usa e getta" nelle mense comunali, accordi con le categorie economiche per ridurre gli imballaggi, introduzione di tariffe incentivanti, ecc. Questa riduzione, insieme ad una raccolta differenziata pari al 52% (Legge 14/98 e piano provinciale di Livorno prevedono il 50%), avrebbe portato entro il 2003 alla chiusura dell'inceneritore del Picchianti e al conferimento nella discarica comprensoriale di Scapigliato di circa 42 tonn./anno di materiale secco non putrescibile e non pericoloso.

La proposta non è stata presa in considerazione. Politici e industriali puntano tutto su un nuovo megainceneritore, come se non insegnassero nulla quasi 30 anni di politica fondata su discarica del Cisternino e inceneritore del Picchianti. Questa politica ha rovinato una fetta importante delle colline livornesi, ha prodotto una quantità sconosciuta di micidiali inquinanti, ha portato l'AAMPS sull'orlo del collasso economico, ha fatto paurosamente lievitare la tassa sulla spazzatura ed ha ridotto la qualità del servizio ad un grado indecente.

Maurizio Zicanu
Comitato Salute Ambiente


Scheda sui fumi degli inceneritori

Nonostante i sistemi più sofisticati di trattamento dei fumi, nei gas di scarico sono presenti anidride solforosa, acido cloridrico, ossido di azoto, diossine, furani e polveri contenenti metalli pesanti.

Diossine, furani e metalli interferiscono con gli organismi viventi provocando malattie e tumori.

Secondo l’Ente governativo statunitense per la prevenzione ambientale le diossine sono i più micidiali "sregolatori endocrini" che si conoscano.