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Livorno,
aprile 2001
LIVORNO: CITTA' PATTUMIERA?
Da qualche giorno il Comune di Livorno ha dato inizio alle procedure per costruire un nuovo inceneritore di rifiuti. Dopo una discussione in consiglio comunale, il sindaco ha dato il via all'AMMPS che ha pubblicato un bando di appalto-concorso per un inceneritore capace di bruciare 400-500 tonnellate al giorno di CDR, cioè di combustibile derivato dai rifiuti. Il valore dell'appalto è di 137 miliardi..
Dagli inizi degli anni '70 la gestione dei rifiuti della città di Livorno si è basata sulla discarica del Cisternino e sull'inceneritore del Picchianti. Per la verità più sulla prima che sul secondo, considerato che l'impianto del Picchianti, concepito per bruciare circa 200 tonnellate al giorno di rifiuti, ha spesso avuto seri problemi. Negli anni '70 a causa di difetti di costruzione, negli anni '80 a causa della necessità del suo adeguamento alle nuove normative sulle emissioni e, infine (anni '90), a causa di problemi di manutenzione dovuti alla crisi che da tempo attanaglia l'AAMPS. Così nella discarica del Cisternino sono finite decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di ogni genere: spazzatura "tal quale", nei lunghi periodi di malfunzionamento dell'inceneritore, residui tossici prodotti dall'impianto del Picchianti (pochi sanno che ogni inceneritore produce polveri e ceneri tossiche pari a circa il 30% dei rifiuti inceneriti) e rifiuti industriali prodotti dalle aziende livornesi o scaricati da alcune ditte "specializzate" che li hanno raccolti da ogni parte d'Italia.
Questa gestione, per anni fiore all'occhiello dell'amministrazione comunale, ha portato alla crisi finanziaria dell'AAMPS ("almeno" 7 miliardi di deficit), ad un peggioramento del servizio di nettezza urbana, ad un aumento vertiginoso delle tasse sui rifiuti ma ha anche prodotto la devastazione di una fetta importante del "parco delle colline livornesi" (si pensi che oggi alla periferia della città si è formata una collina composta da rifiuti che hanno gravemente inquinato le falde acquifere della zona) e ha provocato un inquinamento che nessuno è in grado di valutare poiché non è mai stato fatto alcun studio sugli effetti delle emissioni dell'inceneritore. A questo proposito ci piace citare un documento curato dal "Servizio gestione rifiuti" della Provincia di Livorno e approvato dal Consiglio provinciale nel dicembre 1999: "Il fattore di rischio derivante dall'esposizione all'inquinamento atmosferico prodotto dall'impianto ipotizzato (nuovo inceneritore, n.d.r.) per le popolazioni residenti nei quartieri prossimi allo stesso, non può essere determinato semplicemente considerando la percentuale dei venti (che per la zona del Picchianti è superiore al 50%, n.d.r.) e la loro intensità. Occorrerebbero più approfonditi studi sulla cinetica dell'atmosfera, con l'utilizzazione di modelli matematici che, considerando l'olografia, siano in grado di fornire previsioni in merito alle concentrazioni al suolo di inquinanti nelle varie condizioni e alle diverse distanze." Insomma con queste poche righe i pianificatori (sic) della Provincia hanno liquidato il problema dell'impatto ambientale del nuovo enorme inceneritore che si vuol costruire alle porte della città. Questi signori ci dicono che per valutare le conseguenze dell'impianto "occorrerebbero più approfonditi studi", ma non ci dicono perché in 30 anni nessuno li ha mai fatti e, soprattutto, non ci dicono perché non vengono fatti oggi che si prospetta di costruire un nuovo mega impianto. Se a Livorno ci fosse una opposizione seria questo tema sarebbe stato oggetto di battaglia politica, di controinformazione fra gli abitanti dei quartieri interessati, di ricorsi legali. Invece niente: la classe dirigente cittadina, di destra come di sinistra, nei partiti come nei sindacati (le eccezioni si contano sulle dita di UNA mano) non si è mossa POICHE' CONCORDE SULLA COSTRUZIONE DELL'INCENERITORE. Attorno all'inceneritore girano interessi di miliardi (non a caso si parla insistentemente dell'ENEL come socio dell'AAMPS) che legano gruppi economici locali a consorterie politiche. Questi signori fanno le cose in grande: vogliono far diventare Livorno una pattumiera, perché, considerata la potenzialità del nuovo impianto, è evidente che i rifiuti non arriveranno solo dalle provincie di Livorno e Lucca, come si cerca di far credere: arriveranno anche da Pisa, Massa-Carrara, Grosseto, Firenze e, se necessario, dalla Campania, dalla Lombardia, dalla Calabria. Ci sarà sempre qualche "lucrosa" solidarietà da prestare a territori in difficoltà… A certi signori i soldi, ai livornesi i tumori e le malattie provocate dall'aver concentrato su un territorio limitato gli inquinanti prodotti da rifiuti provenienti da territori ben più vasti.
Questi interessi spiegano perché in città si è sempre cercato di far calare il silenzio attorno alle possibili alternative alla scelta inceneritorista. Perché le alternative ci sono e sono percorribili, non sono inquinanti e creano nuova occupazione ma hanno un difetto: non hanno bisogno di impianti faraonici e quindi "non ci si guadagna !". E' bene ricordare che nel marzo 1999 alcuni comitati e associazioni proposero un loro piano per la gestione dei rifiuti della provincia di Livorno. Questo piano prevedeva nel giro di tre anni la diminuzione dei rifiuti prodotti del 12% (le legge regionale del 1998 prevede una diminuzione entro il 2002 del 5-15%) e una raccolta differenziata del 52% (le citata legge regionale e il piano della provincia di Livorno approvato nel luglio 2000 prevedono una R.D. del 50%). In questo modo entro il 2003 si sarebbe arrivati alla chiusura della discarica del Cisternino e dell'inceneritore del Picchianti e lo smaltimento nella discarica comprensoriale di Scapigliato (Rosignano Marittimo) di circa 42mila tonnellate l'anno di rifiuti secchi e non inquinanti. Naturalmente questa proposta non è stata neppure presa in considerazione.
Ma, nonostante tutto, non consideriamo la partita chiusa.
NOI CHIEDIAMO CHE IL NUOVO IMPIANTO SIA SOTTOPOSTO AD UNA SERIA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE, CHIEDIAMO CHE I CITTADINI SIANO MESSI NELLE CONDIZIONI DI CONOSCERE COSA SI STA DECIDENDO SULLE LORO TESTE.
Questo dossier è un ulteriore contributo di informazione per tutti coloro che non si contentano delle "verità" ufficiali.