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Livorno,
ottobre 2000
Nell'ottobre 2000 il "Concittadino", giornale della sezione livornese
di Cittadinanza Attiva, ha ospitato alcuni articoli realizzati da alcuni aderenti
al Comitato di difesa dalle antenne e al Comitato salute ambiente.
Questo il sommario degli articoli:
QUALITA'
DELL'AMBIENTE: SONO NECESSARI CONTROLLI PIU' ACCURATI
La qualità
dell'ambiente nella provincia di Livorno è, ormai, sotto gli occhi di
tutti. Quasi non passa giorno che non si senta parlare di moria di pesci, di
nubi misteriose che spediscono gente all'ospedale, ecc. Il notevole aumento
della mortalità per tumori nella nostra provincia, denunciato recentemente
dalla stampa nazionale e locale, è un dato che ben riassume il degrado
dell'ambiente nella provincia di Livorno. Le cause di questi fatti incontrovertibili
sono evidenti: attività ed insediamenti industriali di tipo altamente
inquinante, il traffico, ed altri fattori di vario genere che tutti ormai ben
conosciamo. E' estremamente difficile porre rimedio in tempi brevi ad una situazione
così disastrata. Notevoli interessi economici non solo locali, abitudini
consolidate di tutti noi, lo stesso assetto di tutta questa nostra società,
sono di grande ostacolo. E' però possibile, ed assolutamente necessario,
fare subito una precisa radiografia dell'ambiente cittadino che possa individuare
e quantificare con esattezza le varie cause ed approntare quindi un piano che
valutando possibilità, costi e benefici, preveda i tempi ed i modi del
risanamento. Potranno allora essere adottati quei provvedimenti subito fattibili
e capaci di migliorare in modo significativo la qualità dell'ambiente.
Il primo passo di questo percorso consiste nel ricercare i motivi per i quali
siamo scivolati gradatamente in una situazione tanto intollerabile. Uno di questi
è la scarsa attenzione con la quale si è guardato fino ad oggi
ai problemi ambientali della città. Il monitoraggio ed il controllo degli
inquinanti di origine industriale sono stati affidati ad una rete di proprietà
dell'associazione industriali; non sono state rispettate leggi che prevedevano
l'effettuazione dei rilievi di importanti inquinanti ambientali; non sono stati
eseguiti accertamenti richiesti dalle competenti autorità sanitarie;
non sono stati adeguatamente diffusi, o addirittura neppure pubblicati, studi
fatti sullo stato dell'aria a Livorno e sui suoi effetti; non sono stati adeguatamente
evidenziati i pericoli ambientali. Si è pensato più a tranquillizzare
che ad informare. Chi tenta d'individuare le cause e le responsabilità
di questa situazione si perde in una selva di leggi, regolamenti, ecc. che non
stabiliscono finanziamenti, non prevedono sanzioni, non individuano responsabili,
non precisano i compiti, insomma in disposizioni che si preoccupano nominalmente
dell'ambiente ma che non si preoccupano di predisporre i mezzi per una loro
effettiva attuazione. Alla fine nessuno è responsabile. A pagare è
solo la salute. E' compito di noi cittadini prendere coscienza di questi problemi
che riguardano noi ed i nostri figli e premere sulle autorità per spingerle
ad adeguati interventi.
Mario Martelli - Comitato di difesa dalle antenne e dall'inquinamento
MORIRE
DI TRAFFICO
Ormai
l'aria della nostra città è inquinata; ma fino a che punto? Oggi
è un nostro diritto saperlo. A tutt'oggi la Provincia di Livorno che
dispone per il monitoraggio dell'aria nella città di Livorno solamente
di un mezzo mobile, si avvale di una rete fissa di proprietà dell'Associazione
Industriali. Questa rete, costituita da 5 stazioni per il rilevamento chimico,
fu istituita nel 1978 con lo scopo di monitorare l'inquinamento di origine industriale.
La stessa rete è stata poi utilizzata per monitorare l'inquinamento cittadino
prodotto da traffico, ecc. ma, pur potenziata alla fine degli anni ottanta mediante
rilevatori di biossido di azoto, ossido di carbonio ed ozono, è rimasta
strutturalmente non idonea a questo scopo, per tipologia di inquinanti e dislocazione
delle centraline. A tal proposito un recente rapporto dell'Agenzia regionale
per la protezione ambientale afferma: "La rete di monitoraggio è stata
progettata e realizzata per il monitoraggio dell'inquinamento atmosferico dovuto
alla presenza, nella zona nord di Livorno, di un importante polo industriale
... Quindi i risultati del monitoraggio... forniscono scarse indicazioni sulla
reale situazione della qualità dell'aria ed in particolare sull'inquinamento
dell'aria dovuto a cause diverse, specificatamente il traffico auto veicolare".
Un decreto del Ministero dell'Ambiente del 25/11/94 prevedeva che entro il 1995
fossero predisposti a Livorno sistemi fissi di monitoraggio per controllare
che i più dannosi inquinanti, benzene, idrocarburi policiclici aromatici
e polveri fini non superassero i limiti massimi stabiliti. Purtroppo tale legge
non è mai stata attuata. Siamo ancora in attesa di un sistema pubblico
di rilevamento che dia informazioni puntuali, complete e continue. Auspichiamo
che ciò avvenga al più presto. Gli inquinanti, prodotti anche
dal traffico veicolare, causano immediate disfunzioni e malattie delle vie respiratorie
come asma, raffreddore persistente, bronchite cronica, enfisema, tosse, ecc.
ed a lungo termine, malattie cancerose. A questi rischi sono più esposti
i bambini, gli adolescenti e gli individui più debilitati, come ad esempio,
gli anziani. In questi ultimi anni, a seguito dell'aumento dell'inquinamento
si è assistito ad uno straordinario aumento delle malattie respiratorie
ed allergiche. Livorno è poi tra le città a più alta frequenza
percentuale di tumori al polmone. Non si può più aspettare. Dopo
che è stata lasciata cadere deliberatamente la possibilità di
attivare un mezzo di trasporto cittadino rispettoso dell'ambiente, come era
la tranvia, bisogna che siano attuate urgentemente altre soluzioni. Ad esempio
l'impiego di mezzi elettrici di trasporto pubblico è senz'altro da potenziare.
In ogni caso, non è più accettabile continuare ad utilizzare bus
a gasolio, fonte importante se non principale, delle polveri fini così
pericolose per la salute. E' urgente poi un piano generale del traffico che
si occupi non solo del centro ma di tutta la città, ed, ad esempio, dei
quartieri della Cigna e di Coteto. Anche lì si affoga per l'inquinamento
da traffico civile, da attività industriale e dai mezzi di trasporto
pesante. Si assiste invece, a causa di miopi interessi che nulla hanno a che
fare con la protezione della salute pubblica, al tentativo di ritardare e bloccare
l'attuazione del piano del traffico, pur così ridotto e limitato, recentemente
presentato. Eppure ci sarebbero da rispettare le leggi a tutela dell'ambiente
nelle città.
Mara Di Campli - Comitato di difesa dalle antenne e dall'inquinamento
PER
PROTEGGERCI DALL'ELETTROSMOG
L'inquinamento
dovuto ai campi elettromagnetici, detto anche elettrosmog, interessa a Livorno
sempre più persone, sia nelle abitazioni che nei luoghi di lavoro. L'aumento
dei consumi di elettricità ha determinato la moltiplicazione delle linee
elettriche, come ad esempio nel quartiere della Cigna. Lo sviluppo travolgente
della telefonia mobile ha fatto sorgere antenne dappertutto. Un numero sempre
maggiore di studi epidemiologici e di laboratorio stanno individuando i rischi
sanitari a breve ed a lungo termine. Finora sono stati accertati alcuni effetti
ed è stata consigliata la massima prudenza. Ad esempio, un'indagine condotta
negli USA ha accertato un aumento dei casi di depressione e di cefalee per chi
vive vicino agli elettrodotti. Un rapporto pubblicato nel 1995 dall'Istituto
Superiore della Sanità ha confermato un'associazione fra prolungata esposizione
ai campi degli elettrodotti superiori a 0,2 microTesla e leucemia infantile.
Per quanto riguarda la telefonia mobile, la maggior parte degli studi, indirizzati
su persone residenti vicino a ripetitori radiotelevisivi, hanno osservato una
maggiore incidenza di tumori e leucemie soprattutto nei bambini. L'Istituto
Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza, alle dirette dipendenze del Ministero
della Sanità, ha raccomandato di non mettere antenne vicino a scuole
e ospedali. Lo stesso Istituto e l'Istituto Superiore di Sanità hanno
congiuntamente affermato la necessità di ridurre al minimo possibile
l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici della telefonia cellulare.
Alcuni comuni italiani hanno quindi cercato di provvedere: ad esempio, a Venezia
è stato approvato un ordine del giorno che propone una pianificazione
delle installazioni delle antenne tale da non sottoporre la popolazione a campi
superiori a 0,5 volt/metro, valore assai minore del limite di 6 volt/metro previsto
dalla legge. Altri Comuni ne hanno bloccato l'installazione appoggiando anche
in tribunale le richieste dei cittadini. Spesso i tribunali hanno confermato
il blocco. I cittadini, organizzati anche a Livorno in un comitato, chiedono
di essere coinvolti nelle decisioni sulle dislocazioni delle antenne. Dopo la
recente approvazione delle leggi regionali, che individuano aree "sensibili"
da proteggere in modo particolare ed indicano obiettivi migliorativi da raggiungere,
il comitato chiede la chiara individuazione delle zone dove sia possibile installare
le antenne e gli elettrodotti senza danni per la salute. Le relative aree di
rispetto devono essere inserite nel Piano Regolatore e vi devono essere impedite
prolungate attività umane. Occorre anche una campagna d'informazione
per far conoscere ai cittadini i rischi dell'inquinamento da onde elettromagnetiche.
In base agli attuali studi scientifici, 0,2 microTesla nel caso degli elettrodotti
e 0,3 volt al metro nel caso delle antenne, sono limiti che garantiscono la
tutela della salute. Poiché sono spesso imposte ai cittadini esposizioni
maggiori che invece non la garantiscono, sembra doveroso che le competenti autorità,
se d'avviso contrario, rilascino, a coloro che vivono nei pressi di un'antenna
o di un elettrodotto, una dichiarazione scritta che attesti l'assenza di ogni
possibile rischio sanitario. Infine occorre che senza ulteriori ritardi sia
approntato un piano di risanamento degli impianti esistenti in modo da rispettare
i limiti sopra indicati.
Daniele Selmi - Comitato di difesa dalle antenne e dall'inquinamento
NOVE
BUONE RAGIONI PER NON COSTRUIRE UN INCENERITORE A LIVORNO
1. Il
Decreto Ronchi del 1997 e la legge della Regione toscana del 1998 stabiliscono
che il problema rifiuti deve essere risolto preferibilmente con la riduzione
dei rifiuti prodotti, ad esempio mediante il minore uso degli imballaggi,
e la raccolta separata finalizzata al riciclaggio. 2. Gli inceneritori
funzionano bruciando la carta, la plastica ed il legno ecc. contenuti nei rifiuti.
Costruire inceneritori significa quindi vanificare le raccolte differenziate
di questi materiali necessari per la combustione. 3. Durante la combustione
dei rifiuti non solo si liberano metalli tossici, ma si formano anche
nuove sostanze cancerogene, come diossine e furani, che non sono
significativamente filtrabili neanche dai più sofisticati sistemi di
abbattimento. 4. I residui della combustione che escono dagli inceneritori
sono costituiti da polveri e ceneri altamente tossiche; hanno quindi
bisogno, per motivi sanitari, di lavorazioni e discariche molto
più costose di quelle normalmente usate per i rifiuti comuni.
5. Gli inceneritori non producono energia ma la consumano. Infatti la
selezione, l'essiccatura, la pressatura ed il trasporto dei rifiuti richiedono
complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione.
6. La convenienza economica dell'incenerimento esiste solo per le ditte che
lo gestiscono, mentre i cittadini sono costretti a pagarne l'onere. Infatti
l'energia elettrica prodotta viene venduta all'Enel ad un prezzo molto maggiore
di quello di mercato. La differenza la paga lo Stato con le nostre tasse. Come
se non bastasse il salasso già subito per i rifiuti! 7. Secondo uno studio
del nostro comitato, una modesta raccolta differenziata, ad esempio al 40%,
garantirebbe nella Provincia di Livorno la creazione di 90 nuovi posti di lavoro,
più altri 20 nella stagione estiva. Un moderno inceneritore invece impiega
al massimo 25-30 persone. Puntare sugli inceneritori significa quindi
mortificare le possibilità occupazionali. 8. Tenuto conto che
la provincia di Livorno è già fortemente inquinata, appare
assai discutibile la decisione di inserire in questo contesto il grosso inceneritore
previsto dal nuovo piano provinciale dei rifiuti. Si noti, a tal proposito,
che questo inceneritore è destinato a provvedere allo "smaltimento" dei
rifiuti di mezza toscana. Ci troveremmo così ad avere a che fare con
un altro grande inceneritore, oltre a quelli già esistenti della centrale
Enel e della raffineria Agip. 9. Il comitato Salute Ambiente ha proposto un
piano alternativo che, sulla base dei dati forniti dalla nostra provincia, prevede
la riduzione del 12% dei rifiuti prodotti ed una raccolta differenziata pari
al 52%. La provincia di Livorno potrebbe, in tal modo, chiudere l'attuale
inceneritore del Picchianti entro il 2002 ed inviare in discarica una quota
limitata di rifiuti secchi e non inquinanti.
Mario Cuconato - Comitato Salute Ambiente
QUI
NON TIRA ARIA BUONA...
Generalmente
usiamo questa espressione per evidenziare un imminente conflitto e quindi trovare
un modo per cercare di non rimanerne coinvolti. Purtroppo non possiamo (e non
dobbiamo) agire così nel caso dell'inquinamento che affligge la nostra
città, anche se spesso la paura di perdere posti di lavoro che ci fa
accettare compromessi che poi paghiamo in termini di salute. Ormai è
certo che Livorno è tra le città più inquinate d'Italia.
Uno studio commissionato nel 1997 dalla Provincia di Livorno ha dimostrato che
il disastro ambientale della zona Livorno-Collesalvetti può essere paragonato
a quello tristemente famoso di Porto Marghera. Come ben sappiamo Livorno convive
con una zona industriale incuneata fra i quartieri nord e l'abitato di Stagno.
Nel raggio di poche centinaia di metri si trovano industrie chimiche altamente
inquinanti (Agip Petroli, Eridania, Carbochimica, Laviosa, Dow, ecc.), depositi
di prodotti petroliferi ad alto rischio di incidente (Costieri D'Alesio, Costiero
Gas, Doc, Toscopetrol), una centrale per la produzione di energia elettrica
che altro non è che un inceneritore di scorie e residui industriali,
un inceneritore di rifiuti urbani, una gigantesca discarica che da quasi trent'anni
riceve di tutto: dai rifiuti tossici dell'inceneritore ai rifiuti industriali
provenienti anche da altre località. E abbiamo citato solo i casi più
conosciuti, a questo bisogna aggiungere l'inquinamento provocato dalle attività
portuali. Occorre per lo meno rinnovare gli impianti più obsoleti (es.
centrale Enel), organizzare un monitoraggio serio delle fonti inquinanti. Non
possiamo più tollerare il passaggio periodico di nubi misteriose sulla
nostra città. Non è accettabile che 11 persone siano state costrette
alle cure dell'ospedale (come è successo lo scorso luglio) senza che
nessuno abbia saputo dare una spiegazione decente delle cause. Forse si attende
il morto?. Le emissioni di nubi vanno prevenute con accurati controlli sugli
impianti, sulle materie usate nei processi produttivi, sui sistemi di depurazione
e filtraggio. La rete di monitoraggio gestita dall'associazione industriali
è ormai sorpassata. Le istituzioni pubbliche devono sostituirla con una
rete aggiornata ed efficiente capace di dare ai cittadini dati certi in tempo
reale. E' evidente che non saranno i controlli eseguiti con la strumentazione
fornita dall'associazione industriali a risolvere il problema: chi inquina non
può effettuare rilevamenti e fornire dati sulle proprie emissioni. Recentemente
è scoppiato lo "scandalo" dei lavoratori livornesi vittime dell'amianto.
Ma a Livorno non si muore solo di mesotelioma, si muore (e tanto) anche per
i tumori (es. all'apparato respiratorio) che hanno una chiara origine ambientale.
La provincia di Livorno è fra quelle più colpite dalla mortalità
per tumore (attorno al ventesimo posto). Pare significativo notare come sia
in continua crescita il numero di livornesi affetti da problemi di funzionamento
della tiroide, quando tutti sappiamo che chi abita in prossimità del
mare è notevolmente meno a rischio di disfunzioni del sistema endocrino.
Riguardo a ciò è bene ricordare le conclusioni del Congresso Internazionale
sulle malattie endocrine nel 1991: " Si può essere certi che un gran
numero di prodotti chimici rilasciati nell'atmosfera hanno la potenzialità
di mettere a soqquadro il sistema endocrino di tutti gli animali, uomini compresi".
E' tempo che ognuno di noi alzi la testa e denunci questa situazione di
immobilismo e disinformazione, sollecitando i nostri amministratori a prendere
urgenti provvedimenti. La tutela dell'ambiente e della salute è un problema
prioritario. Adeguati metodi di controllo sulle emissioni, informazioni puntuali
e precise: queste sono le nostre richieste.
Maurizio Zicanu - Comitato Salute Ambiente