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23
febbraio 2001
Le nocività sanitarie ed ambientali: presupposti
culturali, etici e politici nelle strategie di intervento
Relazione del dott. Michelangelo Bolognini medico igienista
Per poter
trattare concretamente il tema c'è innanzi tutto da chiarire le parole,
per sapere di che si parla.
Che cosa s'intende per salute?
Guardate, l'OMS nel 1948 ha dato la seguente definizione:
"Condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale che non consiste
soltanto in una assenza di malattia o di infermità. Condizione di equilibrio
armonioso tra l'uomo e l'ambiente circostante".
E' una bella e completa definizione. Col passare del tempo si è perso invece questo valore.
Nel 1999, nel libro: "Osservazioni sull'agricoltura geneticamente modificata, e sulla degradazione della specie" delle Editions de l’Encyclopedie, si legge: "La definizione (di salute) dell'OMS è diventata, nel frattempo, altrettanto incongrua ed inopportuna quanto un'utopia rivoluzionaria; non può più assolutamente trattarsi di questo, quando i soli dati e cifre stabiliscono che l’ambiente morboso è ovunque". Questa definizione è molto più tragica e realista.
Ma quali sono i principi ed i documenti che enunciano i principi a tutela della salute?
L'art. 32 della Costituzione italiana (1948) dice :"La repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo ed interesse della collettività" . Vedete, "fondamentale"; quello della salute è l'unico diritto dichiarato fondamentale dalla Costituzione. E non basta; l'art. 32 dice: la salute è interesse non solo del singolo, ma dell'intera collettività. E' un articolo, quello della Costituzione, pienamente garantista.
Guardiamo invece l'art 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'unione Europea, del 2000; "Ogni individuo ha diritto di accedere alla prevenzione sanitaria e di ottenere cure mediche alle condizioni stabilite dalle legislazioni"
Siamo passati dal diritto della salute al diritto di acceso alla prestazione sanitaria nei limiti posti dalle leggi nazionali. E' un bel salto all'indietro.
Cosa si può fare per proteggere la salute?
Nel piano sanitario Nazionale 1998-2000 c'è scritto: "Numerose evidenze scientifiche documentano i fattori di rischio favorenti l'insorgenza delle neoplasie maligne".
Di fatto ci sono parecchi fattori cancerogeni come il fumo, l'amianto, il benzene, il cloruro di vinile monomero. Su tutti si può però intervenire, ridurli od eliminarli. Si può fare della prevenzione.
Vedete, nello schema, siamo inizialmente in uno stato di salute. Poi, per contatto di un certo agente si innesca la malattia, dalla quale si può anche guarire con una buona terapia. In caso contrario si va verso l'invalidità, dalla quale, badate bene, non si ritorna completamente indietro perché la riabilitazione ha un effetto non totale ma limitato. Secondo come vanno le cose si va poi verso la morte.
La vera prevenzione è quella primaria; evita la malattia, mantiene la salute impedendo il contatto con l'agente patogeno. La falsa prevenzione è quella secondaria; consiste in una diagnosi precoce della malattia che già c'è; serve, il più delle volte a mantenere varie figure professionali, ma non elimina le cause della malattia né si pone il problema di eliminarle.
Il problema cancro
Il cancro è una malattia che incide pesantemente sulla società.
I tumori maligni consistono in un accrescimento disordinato di cellule con tendenza ad invadere e colonizzare tessuti sani.
Esistono molte decine di diverse malattie tutte chiamate cancro. I tumori si classificano, per comodità, secondo gli organi che colpiscono.
Siamo lontani dalla salvaguardia della nostra salute mancando una prevenzione primaria che interviene prima che si manifesti una malattia. Tutti i discorsi sugli screening non eliminano le cause della malattia.
C'è una modificazione drammatica nelle statistiche dagli anni Settanta ad ora. I tumori nei maschi sono aumentati del 25% e del 20% nelle femmine. Abbiamo oggi il 47%, quasi il 50%, di probabilità di contrarre un tumore ed il 28% di morirne. In Toscana ci aspettiamo ogni anno 18.800 nuovi casi di tumori maligni e 11.700 morti, di cui 2.500 per tumore polmonare e 380 per leucemia.
Puntare tutto sulla ricerca finalizzata alla cura significa affrontare male il problema. Le cause (fattori di rischio) dei tumori maligni sono quasi del tutto conosciute, soprattutto le cause ambientali. Gli aspetti genetici sono ancora invece piuttosto oscuri. Le cure non sono molto efficaci e senza grandi progressi nel tempo.
Questo
cosa vuol dire?
Vuol dire che, in assenza di terapie efficaci, non intervenire sulla prevenzione
primaria è da irresponsabili, ha un costo.
Un dato abbastanza desolante, purtroppo ve lo devo dare, è questo qui e deriva da un registro tumori, che detto in due parole, è un registro, vero e proprio, in cui si vanno ad individuare tutti i nuovi casi di tumori maligni e si vede l'andamento nel tempo di questi tumori maligni, si seguono; si fa quello che si chiama il follow-up, termine anglosassone; anni di follow-up significa seguiti dalla prima diagnosi.
Questi che vedete, nei due grafici, sono i dati dell'unico registro tumori che abbiamo in Toscana, che copre le province di Firenze e Prato. Qui ci sono i grafici di due tipi di tumore: il tumore al polmone ed il tumore allo stomaco. Sono riferiti a due periodi diversi: la linea nera è riferita, come anno zero, al 1985; la linea blu è riferita, come anno zero, al 1990, quindi cinque anni più tardi.
Come vedete, per il tumore al polmone la cosa è molto desolante perché le due curve sono sovrapponibili; cosa vuol dire? Vuol dire che con il passare del tempo non c'è stato nessun incremento di mezzi terapeutici efficaci. Questa, guardate, è proprio la dimostrazione classica della efficacia di una terapia. Il dato molto desolante è sul tumore al polmone; si vede che a due anni della diagnosi l'80% delle persone è morta. Questo è un dato che si conosce anche in termini di esperienza familiare, purtroppo. Questi però sono i dati veri, i dati che di solito non vengono fatti vedere quando si vuole enfatizzare tanto la cura. Questo, guardate, accade a prescindere dalle terapie, exeresi radicale, cura Di Bella, nulla, ecc.
La cosa è diversa per altri tumori; se si guarda, ad esempio, il tumore allo stomaco si vede che un certo miglioramento, se pur modesto, della efficacia della terapia c'è stato.
Tralascio qui tutta problematica su quello che è un cancerogeno e su quello che sono i gruppi, su come si fanno a definire, ecc. Entro invece subito nel vivo.
Quali
strategie possiamo mettere in campo per quanto riguarda i cancerogeni?
badate, non il cancro.
Il primo tipo di strategia è il MAC zero (MAC significa concentrazione massima ammissibile) che vuol dire? L'eliminazione completa del cancerogeno sia dal ciclo produttivo che dalle situazioni ambientali.
Il problema è un problema prima di tutto culturale, perché bisogna rendersi conto che certe sostanze sono cancerogene, anche se ci viviamo insieme, guardate ci siamo immersi. Alcuni cancerogeni sono scelti, il fumo di tabacco è un classico di sostanza cancerogena usata volontariamente. Altri fattori cancerogeni sono del tutto involontari, tipo l'inquinamento di una struttura od industria nociva ed il fatto che uno abita in prossimità oppure in area di ricaduta di questo impianto; il traffico veicolare è un altro fattore cancerogeno involontario.
La possibilità di ottenere l'eliminazione del cancerogeno dipende dalla possibilità di sostituirlo. La prima struttura governativa che stabiliva questa possibilità di sostituzione fu l'OSHA (sarebbe l'ispettorato del lavoro degli Stati Uniti, quello federale). Nel 1978 mise su un principio molto interessante che diceva: tutte le volte che abbiamo in un ciclo produttivo la presenza di una sostanza cancerogena, se è possibile sostituirla, questa sostanza deve essere proibita e va dato un tempo congruo e ragionevole per sostituirla. Questo accaddeva nell'amministrazione Carter. Vi dico subito che quando poi cambiò l'amministrazione politica negli Stati Uniti e venne l'amministrazione Reagan la cosa venne poi a cadere. Il problema, come si vede, non è solo economico ma anche politico; è un problema di gestione politica.
C'è un problema anche qui di fissazione dei limiti della sostanza; si può anche prendere atto che è impossibile (per modo di dire) eliminare una sostanza cancerogena, ma allora si può dare dei fattori e margini di sicurezza adeguati per ridurre al minimo i rischi, anche se ci sono, purtroppo, delle sostanze cancerogene che possono creare danno anche con una sola molecola.
C'è poi un criterio che è il criterio de "minimis"; è un criterio giuridico secondo il quale non ci si cura delle cose che sono sporadiche e non hanno molta frequenza e molta importanza. Questo criterio non è della nostra normativa perché noi, in Italia, in teoria, tuteliamo tutti. Negli Stati Uniti che sono più pragmatici di noi, hanno il criterio de "minimis". Il criterio nasce da tutt'altra tradizione, di tipo assicurativo. Il criterio de "minimis" nella prima versione, per gli Stati Uniti, è abbastanza stringente; dice che si può ritenere accettabile un incremento di tumori per una singola sostanza ogni milione di abitanti per tutta la vita; quindi se abbiamo un incremento di un caso di tumore per ogni milione di abitanti nei settanta-settanta cinque anni medi di una vita, a questo punto riteniamo questo rischio accettabile. Questa è la normativa americana.
Che
si è fatto in Italia?
Si è importata questa normativa, alla zitta, non per legge ma con un
regolamento: il regolamento 471 del 1999 sulle bonifiche.
Poi ci sono i limiti tabellari; quando si parla dei limiti di legge si intendono questi. Il grosso guaio dei limiti tabellari che abbiamo nella nostra normativa, ma anche nella normativa comunitaria, è che vengono sempre molto ma molto in ritardo rispetto a quelle che sono le conoscenze scientifiche. Il caso eclatante, se si va a vedere, è proprio quello sulle diossine, problema tipico degli inceneritori. Si vede, ad esempio che i criteri, fissati per l'emissione delle diossine nell'ultima normativa del 2000 della comunità europea, non tengono conto della revisione che ha fatto l'OMS nel '98 e che ha ridotto di cinque volte i limiti di tolleranza per quanto riguarda questa sostanza. La cosa ancora più inaccettabile, ma è quello che si fa, più spesso ancora, nel nostro Paese, è quella di ignorare il problema.
Purtroppo una strategia, la vedremo anche successivamente in una eterogenesi dei fini, messa in campo è quella di azzerare il problema sanitario e dire che il problema è solo ambientale. Ci sono dei paradossi buffissimi od anche un po' tragici. Ieri vedevo una trasmissione, segnalata da uno dei presenti, su una rete locale toscana in cui c'era un dirigente del comune di Firenze; si parlava dei rischi da telefonini (impropriamente chiamati telefonini, sono ricetrasmittenti dalle antenne radio base) e lui, con il massimo fair play, diceva: ma per gli aspetti igienico-sanitari abbiamo l'Arpat. C'era lì il fisico dell'Arpat che, per onestà, ha anche detto: no, guarda che degli aspetti sanitari non se ne parla. In pratica però, c'è una confusione abbastanza evidente.
Veniamo
poi agli aspetti più concreti, perché siamo in uno stato di diritto
e abbiamo le leggi.
Vediamo quali sono i paradossi della normativa italiana nel campo della
gestione della nocività.
Guardate: si sta parlando tanto da noi di principio precauzionale o di cautela. Questo principio di precauzione o di cautela è un principio che deriva da principi internazionali, conferenza di Rio ad esempio, ed anche, da principi che sono dettati sempre dalla Comunità Europea. Questi principi sono variamente interpretati. Mi interessano soprattutto gli aspetti operativi, quelli che possono essere utili, più che dei principi giuridici, anche perché non faccio l'avvocato. Un aspetto importante è il fatto che nel principio di precauzione o di cautela c'è, ad esempio, l'inversione dell'onere della prova. Ciò non è cosa da poco. Vale a dire: non dobbiamo dimostrare che una cosa è dannosa, ma chi vuole mettere su una nuova tecnologia deve dimostrare che è innocua. C'è una bella differenza. Questo è un atteggiamento, appunto, cautelativo. Ma guardate, il paradosso è che noi nella nostra normativa, in realtà, e lo vedremo con esempi concreti, lo avevamo già, in linea teorica, in campo sanitario con il principio di pericolo; lo abbiamo da un secolo, da Giolitti.
Quale è uno dei paradossi, tra l'altro, del principio precauzionale? Che è applicabile più ai rischi poco controllabili ed incerti piuttosto che ai rischi certi, ma che sono sempre poco controllabili. Vi faccio un esempio concreto (si vede anche da questo lucido). Si dice che, per quanto riguarda l'inquinamento elettromagnetico, "se si potesse dimostrare gli effetti cancerogeni e con una certa frequenza, allora sì che si interverrebbe"; ve lo dicono tutti. Giusto? Ma guardate, abbiamo un esempio; per gli inceneritori sono dimostrati gli effetti cancerogeni e si dimostrano anche con quali frequenze. Ci sono diversi studi che parlano di vari tipi di tumori, soprattutto polmonari, in un numero significativo, nelle vicinanze, diciamo 1500 metri. Io ho fatto un po' di calcoli su uno studio su un inceneritore vicino a Prato, a Baciacavallo, in cui si supera almeno di duemila volte il criterio "de minimis". Quindi anche avendo, come riferimento, questo criterio, che non è il massimo del garantismo abbiamo dei casi in cui si può dimostrare, nei fatti - il caso di Baciacavallo è abbastanza eclatante - che si supera di duemila volte il valore limite di applicazione del criterio "de minimis"; ciò sarebbe abbastanza indifendibile.
Un altro aspetto paradossale, di questi giorni, è la proibizione di vendita di alimenti teoricamente contaminati da prioni, con tutta l'incertezza notevole che c'è, con tutti gli errori diagnostici che vengono fatti per quanto riguarda la Creutzfeldt/Jacob (perché c'è un Registro nazionale che è gestito da quattro persone; cominciamo a dire quante sono le persone che fanno questo lavoro, perché dobbiamo dire, se si vuol essere concreti e non fare demagogia, che la serietà o meno di un lavoro dipende sopra tutto dalle forze in campo). Nello stesso momento si accetta, per gli inceneritori, come normalità, l'aumento di contaminazione di inquinanti persistenti, i famosi inquinanti organici persistenti, i P.O.P. (con sigla in inglese) di cui quelli più conosciuti sono le diossine o i policlorobifenili. Si accetta, come se fosse una cosa normale e naturale, un aumento, un incremento di queste sostanze. L'aspetto ancora più paradossale per quanto riguarda la nostra regione è che nella nostra regione questi controlli si facevano fino a sei anni fa; era una della poche zone d'Europa dove si facevano. Da noi, ad esempio, si controllava, tramite il laboratorio multizonale di Firenze, le diossine, nell'olio ed nel burro. Poi si è smesso di fare questi controlli, quando ad, esempio in Francia hanno cominciato a farli ed hanno scoperto delle cose abbastanza eclatanti su questo aspetto.
Il criterio "dei minimis", di cui vi ho già parlato, presenta un aspetto abbastanza paradossale. E' una innovazione normativa notevolissima ritenere accettabile un caso su un milione, perché non sarebbe previsto da nessuna normativa in Italia. L'abbiamo importato con un regolamento, con un regolamento attuativo, con un decreto ministeriale, neppure con una legge. Quando in Italia, teoricamente, anche un caso su un milione è tutelato giuridicamente; in pratica però se non si valuta non si tutela, questo è ovvio.
E qui ho fatto una domanda un po' paradossale perché io francamente mi sono abbastanza seccato di sentire parlare di problemi bioetici, a sproposito, dando un'importanza eccessiva che poi nasconde tante altre cose. In realtà sono un problema bioetico o no tutti questi morti evitabili con strategie preventive?
Qui faccio due esempi. Il primo esempio, per restare in tema a quello che mi ero riproposto, è la normativa italiana sulle industrie insalubri. Questa normativa è esattamente di un secolo fa, di Giolitti, normativa che poi è stata ripresa in pieno regime fascista dal testo unico delle leggi sanitarie del '34. In teoria questa normativa è ancora in vigore. Cosa dice? Leggiamola; è brevissima: "Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas od altre esalazioni insalubri che possono riuscire in alcun modo pericolose alla salute degli abitanti sono indicate in un elenco diviso in due classi; la prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni; la seconda, quelle che esigono speciali cautele per l'incolumità del vicinato. Un'industria o manifattura la quale sia inserita nella prima classe può essere permessa nell'abitato quante volte l'industriale che eserciti provi che per l'introduzione di nuovi metodi e speciali cautele il suo esercizio non è di nocumento alla salute del vicinato."
Questo è il principio di cautela, cento anni fa; non si scopre nulla di nuovo. Continuando: "Chiunque intenda attivare una fabbrica manifattura compresa nel sopra indicato elenco deve, quindici giorni prima darne avviso per iscritto al podestà (precedentemente al fascismo era la giunta comunale, nella normativa del 1901) il quale quando lo ritiene necessario nell'interesse della salute pubblica può vietare l'attivazione o subordinarla a determinate cautele". L'articolo successivo, anche questo teoricamente ancora in vigore, solo teoricamente a seguito delle varie leggi Bassanini (altro che semplificazione !) che vedremo in seguito, dice: "Quando i vapori, gas od altre esalazioni, scoli di acqua, rifiuti o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche possono riuscire di pericolo o di danno per la salute pubblica, il podestà prescrive le norma da applicare per prevenire od impedire il danno o il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed efficienza".
Quello che mi interessa è focalizzare il modello culturale e scientifico su cui si fondano queste normative. E' un modello cautelativo di 100 anni fa (poi ripreso 60 anni fa) che riguarda le conoscenze di allora sui modelli diffusionali degli inquinanti, quello che si poteva sapere 100 anni fa su come si distribuivano gli inquinanti. La filosofia era di allontanare dalle abitazioni le attività nocive. Era un modello generale inclusivo di nocività, conosciuta e non. Guardate: "vapori, gas o altre esalazioni insalubri": è estensivo; non si dice questo inquinante e basta e lo devi misurare, come si dice ora. L'onere della prova di innocuità è al produttore. La dimostrazione è del solo pericolo e rischio e non di danno accertato. E' prescrittiva e poco garantista per il produttore anche perché non c'è nessuna concreta possibilità di ricorso. Questo per quanto riguarda la normativa redatta in epoca fascista. Precedentemente, nel 1901, con la legge Giolitti, era il prefetto, sentito il consiglio provinciale di Sanità a cui poteva essere fatto il ricorso, attualmente c’è il TAR.
Questo è il metodo, come viene definito, di "comando – controllo" al massimo livello. Quindi qui c'è uno Stato che comanda e controlla, che garbi o no, in questo campo. C'è un controllo sanitario (c'era l'ufficiale sanitario con vigilanza sanitaria e il sindaco quale autorità sanitaria locale).
Quali erano i paradigmi di base che sottintendono questa normativa? E' la salute come interesse primario della collettività, non come diritto (il diritto individuale non era certo fondamentale durante il fascismo); ma come interesse. La malattia come costo sociale che è troppo alto per prendere la cosa alla leggera. La consapevolezza degli scarsi mezzi di intervento terapeutico, per cui il problema delle malattie gravi è di tutta la collettività e non è delegabile ai soli medici. Questo è il modello culturale, certamente interessante e non disprezzabile.
Vediamo un modello culturale attuale (fra l'altro qui ci sono entrato di mezzo anch'io perché l'ho contestato pubblicamente). Un esempio è di poco più di un anno e qualche mese fa (un altro invece recentissimo lo vedremo poi): sono i criteri di localizzazione di nuovi impianti di trattamento termico ed impianti dedicati alla combustione da rifiuti (CDR), (inceneritori, ma anche impianti industriali che possono poi bruciare questo cosiddetto combustibile da rifiuto). Questa è la normativa della delibera del Consiglio Regionale Toscano, di fine '99: "I siti idonei alla realizzazione di un impianto di trattamento termico di rifiuti speciali non devono ricadere in aree con presenze di insediamenti residenziali, all'interno di un centro abitato, senza considerare le case sparse, inferiore a duecento metri dal punto di scarico dei rifiuti; tale limite è posto a 500 metri qualora all'impianto siano conferiti i rifiuti pericolosi".
Questo modello non è un modello cautelativo. Fra l'altro, non considera neanche i livelli di conoscenza scientifica in materia di diffusione degli inquinanti. Guardate, gli stessi modelli previsionali (quello più usato è quello dell'EPA - l’agenzia governativa americana -, ma ce sono anche altri) danno sempre il punto di maggior ricaduta, di maggior fall out per quanto riguarda un certo numero di inquinanti, a più di cinquecento metri dal camino; quindi i numeri della normativa toscana sono stati messi a caso. Tra l'altro, quello che si prende in considerazione, non è neanche il camino ma il punto di scarico dei rifiuti, come se l'unica considerazione da tener presente per la salute sono i puzzi, i cattivi odori. Qui guardate, si torna indietro, dal punto di vista scientifico, di quattrocento anni quando si credeva che i puzzi facessero venire le malattie. Vi ricordate la peste del Manzoni? Gli vedete i medici del '600 che avevano i becchi che erano pieni zeppi di profumo per evitare i miasmi. I nostri amministratori regionali credono ancora, nel 2.000, alla teoria dei miasmi. Questo è un aspetto veramente sconcertante, se uno ci pensa.
E' del resto una normativa di tutela ambientale. Ci sono dei limiti tabellari, una sostanza alla volta, senza tener conto né degli effetti cumulativi né di bioaccumulo; è permesso inquinare anche per cancerogeni riconosciuti, cadmio, idrocarburi policiclici aromatici, la 2-3-7-8-tetraclorodiossina, il cromo esavalente ed altri; i diritti reali sono solo al produttore, basta che s'impegni.
Guardate un altro aspetto veramente da rimarcare sull'attuale normativa sull'eliminazione dei rifiuti: la sperimentazione si può fare, senza nessuna garanzia. Guardate Scarlino; Scarlino era sperimentale e ha funzionato in modo sperimentale; se supera i limiti può adeguarsi.
- La produzione è la pubblica utilità. Questa è la filosofia delle riforme Bassanini (vi farò vedere, da ultimo, un esempio recentissimo, di due mesi fa, dell'ultima riforma Bassanini per quanto riguarda le conferenze dei servizi).
- L'onere della prova è alla pubblica amministrazione, non è al produttore.
- Guardate, il responsabile del procedimento amministrativo è anche responsabile patrimonialmente; vale a dire: se non concede il permesso e gli viene fatta causa, ne risponde patrimonialmente; quindi non è neanche tutelato dalla pubblica amministrazione. E' una dissuasione di fatto ad agire contro i potenti.
- I diritti ad inquinare sono contrattabili perché anche i valori che dà la legge in realtà possono poi essere contrattabili quando ci sono degli accordi di programma o accordi di area. Presto forse saranno commercializzabili, come sono già negli Stati Uniti, dove sono quotati in borsa, ci sono i futures sull'inquinamento.
- Non c'è nessuna garanzia finanziaria, fideiussione, assicurazione, che possa coprire i danni o costi sanitari, del tipo: mi hai fatto un danno; paga (quello ci viene richiesto a noi cittadini per un incidente stradale, per la responsabilità civile).
- Nessuna considerazione sui limiti tecnici, scientifici, economici del sistema dei controlli. Anche questo è aspetto fondamentale; ne parlava prima il collega. Il collega ha fatto vedere un esempio ottimo di modello, che è il modello dei licheni. Se si vuol fare, ad esempio, dei controlli per quanto riguarda le emissioni al camino, sapete quanto è il costo di analisi per diossina? 4 milioni e mezzo; la capacità di tutta la Regione Toscana per quanto riguarda i controlli è di 250 controlli, al massimo, l'anno. Questi sono i dati reali dei controlli.
Quali sono i paradigmi di questa legge?
- Qui è l'ambiente contro la salute, c'è poco da fare.
- La centralità di un "ambiente" indefinito, strumentalmente interpretato.
- Uno sviluppo insostenibile, inteso come sviluppo sostenibile alla produzione.
- Lo smantellamento del sistema di controlli; c'è quello che si chiama il superamento del comando-controllo (poi vi farò vedere cosa vuol dire).
- L'illusione, anche questa, (è un dato culturale veramente tremendo che ci somministrano tutti i nostri mass-media) che tutto si cura, tutto si ripara. La salute è solo un problema medico terapeutico, o ancora meglio di una ricerca scientifica sempre più complessa, tecnologica, brevettabile e profittevole.
Tutti questi aspetti si legano.
Un altro aspetto da vedere è quello sulla recentissima legge quadro sulla protezione dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. Posso subito dire, a questo punto, visto che dirò male di questa legge, che non sono tacciabile di fare alcuna speculazione politica, visto che questa legge è stata approvata con un solo voto contrario da tutto il Parlamento italiano. Quindi, evidentemente, questo più che un problema politico è un problema culturale. Questo vuol dire che c'è gente che non capisce più nulla, per lo meno in questo campo, sarà bravissima per altre questioni.
Vi do alcune perle di questa normativa. Da dove ho tratto le perle? Dai quattrini, perché quello che poi conta è vedere dove vanno i finanziamenti. Vi ricordate la famosa asta UMTS miliardaria, quando si diceva che il 10% si darà ai controlli, alla ricerca, a tutte queste belle cose? Vediamo quanto di questi miliardi vanno davvero secondo la normativa, in tutto la legge stanzia 20 miliardi l’anno.
- Per la promozione di attività di ricerca e sperimentazione tecnico scientifica il Ministero della Sanità (non so se sapete che è in smantellamento perché viene abolito ed integrato nel famoso ministero del welfare, primo ministero all'inglese che avremo in Italia; è un'altra riforma Bassanini) promuove un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e cancerogenesi sperimentale al fine di approfondire la conoscenza dei rischi connessi a questa esposizione: 8 miliardi l'anno. Realizzazione di accordi di programma con i gestori al fine di promuovere tecnologie e tecniche di costruzione degli impianti che consenta di minimizzare l'emissione nell'ambiente e tutelare il paesaggio: 5 miliardi l'anno (che probabilmente andranno proprio ai costruttori o gestori).
Province e comuni utilizzano con questa legge, per funzioni di vigilanza e controllo sanitario e ambientale le Arpa, esclusivamente le Arpa, anche per i controlli sanitari. Sapete quante sono attualmente le persone in tutta Italia, al massimo, (perché devono fare anche altre cose) delle varie Arpa regionali che si occupano di questo settore (dato che fu fornito al convegno di novembre, a Bologna, su questi argomenti) 150 persone in tutt'Italia. In Toscana avevamo già 4 aziende USL, tra cui la mia ma anche la vostra, quella di Livorno, che si stavano dotando di strumenti di controllo. A questo punto con questa legge possiamo ancora fare i controlli, ma i nostri controlli non sono validi per far chiudere l'impianto. Questa è una perla della legge.
Questi sono gli aspetti veramente importanti della legge. Le sanzioni che sono previste sono solo amministrative; l'eventuale sospensione è temporanea, tra due e 4 mesi; è permanente solo per recidiva, ma solo dopo gli accertamenti effettuati delle autorità abilitate ai controlli, che sono soltanto le Arpa. Io ho fatto un po' di conti. Una persona ogni 380.000 abitanti, una ogni 50 comuni, poco più di una ogni provincia, senza nessuno stanziamento aggiuntivo. In realtà lo stanziamento massimo, in teoria, è di due miliardi alle regioni (100 milioni a regione) per queste cose; ma questo deve coprire anche i censimenti dei catasti delle attuali strutture e le bonifiche.
Ricapitolando, la finalità delle legge è, secondo me, prendere tempo e basta. Nessun governo del sistema. Si riducono le attività di controllo che potevano fare le USL (in toscana si stavano già preparando 4 USL). Sono solo sanzioni amministrative ed in pratica sono inefficaci, perché ci sono sospensioni amministrative tra due e quattro mesi.
Uno può dire: "va di moda cosi', si va allo smantellamento dello Stato, c'e' la globalizzazione" e tutte queste menate qui.
Guardate questa normativa qui ve la metto a confronto con un'altra. Poco prima di questa legge, che e' stata approvata la scorsa settimana, nell'agosto del duemila, e' stata fatta la legge 18 agosto 2000 - Nuove norme di tutela del diritto d'autore - Non so chi di voi la conosce. E' quella che se si fotocopia troppo, si va in galera. Questa legge qui, intanto fa un ampliamento dei compiti di vigilanza e di controllo alla SIAE che non e' un organo di polizia, ma gli si danno funzioni di polizia. Quindi, non solo c'e' la polizia postale e tutte le altre polizie che già esistono, ma si inventa una nuova polizia per questo tipo di attività. Quello che viene previsto, come pene, sono pene penali, non amministrative. Vale a dire: per vendita di programmi senza supporto contrassegnati in SIAE, per duplicazione, trasmissione e diffusione abusiva di programmi, ad esempio di software (qui si tutelano semplicemente i profitti di Bill Gates, l'uomo più ricco del mondo) oltre alla multa tra tre e cinque milioni ....... si va in galera.
Sono agli ultimi due lucidi. Guardate, ho riflettuto in questo ultimo periodo, anche su tutte queste menate che ci vengono a dire sul proibizionismo della ricerca in Italia. In realtà in Italia quello che stiamo facendo, da un po' di tempo a questa parte, è un concreto proibizionismo proprio della prevenzione primaria. E' proibito fare la prevenzione primaria in questo paese e sta diventando sempre più proibito. E' un vero e proprio proibizionismo.
Vediamo quali sono tutte le strategie dispiegate di questo proibizionismo.
- Intanto ignorare le cause della malattia. Come si fa ad ignorare le cause della malattia? Basta sviare le ricerche epidemiologiche.
- Enfatizzare le ricerche genetiche a fini terapeutici.
- Enfatizzare i rischi individuali e volontari rispetto a quelli collettivi ed involontari: il fumare, il fatto che tu mangi una cosa invece di un'altra.
- Riformare università ed istituzioni scientifiche con un'unica priorità, che viene data sempre di più, (chi lavora in queste strutture se ne sta rendendo conto) che è quella di sostegno alla produzione come strategia principale per l'attività di chi opera in queste strutture.
- Inventarsi questa bioetica. Per che cosa? Per coprire conseguenze inumane di modelli economici e politici. I problemi non sono etici, sono politici, sono economici. L'etica diventa una foglia di fico, una tecnica debole prescrittiva, ma fino ad un certo punto (non è una legge, non è una norma), che serve poi a coprire ideologicamente questo aspetto.
- Impedire i controlli. Come si fa ad impedire i controlli? Basta tagliare i fondi e il personale alle strutture dedicate. Guardate, questa è una perla, ve la devo far vedere. Queste che vedete sono tutte normative anche recenti pubblicate in Gazzetta Ufficiale; ..eccola qua, agosto '99. Qui si parla di una direttiva europea relativa alla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento. Questo, secondo lo Stato italiano, è l’organizzazione dei controlli: "Le agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente, ove non istituiti gli organi di controllo individuati dalle autorità competenti, effettuano, nell'ambito delle disponibilità finanziare del proprio bilancio, i controlli". Basta non finanziarli e non si fanno i controlli e nessuno se ne accorge...questo è il bello. Andiamo avanti e torniamo allo schemettino che vi facevo vedere.
- Ignorare o minimizzare gli aspetti sanitari. Io qui non vi faccio vedere, ma fidatevi. La normativa, del 13 agosto '98 della regione toscana, che riforma i comitati provinciali contro l'inquinamento atmosferico, espelle le strutture sanitarie, che possono partecipare ma senza diritto di voto. Questa è normativa Regione Toscana.
- Impedire il pluralismo dei controlli. Si parla tanto di pluralismo, gli unici monopoli si fanno ai controlli. Guardate, nessuno si scandalizza che in Italia abbiamo sette od otto corpi di polizia che tutelano la proprietà privata, che non è un diritto costituzionale, a Costituzione vigente. Per tutelare la salute, a questo punto, non ci sono più le strutture sanitarie ma una pseudo struttura, che è una struttura ambientale, e solo quella.
- Superare il "comando – controllo". Come si fa a superare il "comando – controllo" che è il presupposto poi della legalità ? Con gli autocontrolli, con le etichette ecologiche, L'EMAS, l'ISO 14.000, con gli accordi di programma e col passare dalle strutture pubbliche alle agenzie di governo. Anche questa è una deriva che non è immediatamente comprensibile, perché noi siamo abituati a considerare che il nostro paese le strutture pubbliche devono obbedire alla legge. Invece noi stiamo sempre più passando a strutture che devono obbedire al governo, non alla legge. Questa è una deriva pericolosa, che sia un governo nazionale o che sia un governo regionale (poi sarà sempre di più un governo regionale perché si va ad un federalismo spurio).
- Impedire i divieti. Come si fa ad impedire i divieti ? Intanto si passa da una valutazione impatto strategico, per quanto riguarda le tecnologie, ad una valutazione strategica solo ambientale; da una valutazione di impatto ambientale tutta e solo ambientale ignorando la componente d'impatto sulla salute umana. Qui bisognerebbe approfondire ma non c'è tempo (si potrà poi, se è interessante, fare una cosa più organica su questo punto).
- La responsabilizzazione dei funzionari pubblici che non dovranno mai dire no. Questo ve lo voglio far vedere, perché è norma troppo recente per non farvela vedere. E' l'ultima Bassanini. Ve la leggo. Si parla dei pareri negativi che possono essere rilasciati dalle varie strutture pubbliche e si dice: "Il dissenso di uno o più rappresentanti delle amministrazioni regolarmente convocate nelle conferenze di servizi, a pena di inammissibilità, deve essere manifestato alla conferenza dei servizi, deve essere congruamente motivato" (fin qui è giusto, se si da un parere negativo bisogna motivarlo)", non può riferirsi a questioni connesse che non costituiscono oggetto della conferenza medesima" (questo lo capisco meno, anzi proprio non lo capisco, ma ho dei sospetti...). Ecco quello su cui non sono assolutamente d'accordo, ve lo leggo, state attenti: "Deve recare le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell'assenso", come se io dovessi fare il progettista di parte e dire "guarda devi fare così perché così ti dirò di si". Questa è la legge (Bassanini) 24 novembre 2000 n. 340; è fresca di due mesi. L'avete sentita in televisione pubblicizzata questa cosa? Andiamo avanti, anche se questa ha molte più conseguenze di tante altre cose.
- La concertazione delle pianificazioni.
- La tutela del produttore e non del consumatore (si fa una scelta). Io non contesto l'interesse legittimo del produttore. Bisogna però semplicemente dire che accanto all'interesse legittimo del produttore c'è anche l'interesse legittimo del consumatore. Se proprio non lo consideriamo cittadino, consideriamolo almeno consumatore.
- L'abolizione del ministero della Sanità, che è una perla. Siamo il primo paese, così detto occidentale, (ce l'hanno tutti i paesi in via di sviluppo) che elimina il ministero della Sanità, che è considerato inutile. E' vero, a questo punto è inutile.
- Ridimensiore poi strutture tecniche centrali scomode: nel caso dei campi elettromagnetici, l'Ispels, che si è dimostrato scomodo, non un'agenzia di governo. Diciamolo pure, era troppo indipendente. Andiamo avanti con questo modello.
- Enfatizzare la proprietà con strumenti di comando controllo (ve l'ho già fatto vedere). Si dice: bisogna superare il comando controllo in campo ambientale; ma per quanto riguarda la proprietà intellettuale (in realtà sono i brevetti, sono le tutele dei profitti delle persone più ricche del mondo) si utilizzano strumenti comando controllo; si va in galera.
- Impedire divieti di natura sanitaria al commercio (tutte le casistiche dell’Organizzazione Mondiale del Commercio -WTO).
- La tecnica di valutazione a costo pieno fino a un certo punto. Quando si valutano i costi sanitari di solito non si mettono; non si vanno a contare i morti. Il principio chi inquina paga media molto poco. Intanto si può inquinare.
- L'ideologia dello sviluppo sostenibile alla produzione. E qui purtroppo tante cose che nascerebbero con tutte le migliori intenzioni (come sono le agende 21, l'ISO 14000, l'EMAS, ecc), in realtà poi coprono tutto questo sistema. E qui guardate, è la trappola del paradigma unico. Se noi prendiamo come paradigma unico che la cosa più importante è la produzione, che poi è la produzione di profitto, a questo punto siamo fregati, c'è poco da fare. Quando poi il meccanismo s'inceppa, perché prima o poi la crisi c'è, economica o finanziaria o tutte e due, non sapremo più che cosa fare; ci siamo impiccati su un paradigma.
Finisco; per risollevare un po', gli animi, domandiamoci quali sono gli spazi di manovra per i cittadini.
- Dare l'importanza centrale alla valutazione e gestione del rischio, su due aspetti.
- Pretendere il coinvolgimento delle strutture anche sanitarie e del Sindaco, che è l'autorità sanitaria locale. Perché se si va a vedere, ha precisi obblighi di legge.
- E poi guardate, una cosa importante, la più importante: i decisori politici non sono solo gli amministratori. Siamo in una democrazia, c'è uno stato di diritto. Ma sfruttiamolo! . Decisori politici sono sopra tutto le comunità coinvolte ed interessate al problema. Bisogna evitare di farsi ingabbiare nella gestione del danno: si fanno gli studi epidemiologici, si parte e poi si andranno a contare i morti. No, non vi fate fregare. La salute è diritto primario, è scritto nella Costituzione della Repubblica Italiana. Pretendiamolo. Non diciamo che la salute è un diritto primario per giustificare certe ricerche in campo genetico e basta, come in questi ultimi periodi ho sentito. C'è anche la prevenzione primaria, quella contro cui si fa il proibizionismo vero. Bisogna tener presente che esiste un nuovo principio di precauzione, ma anche il vecchio concetto normativo italiano di pericolo e non di danno dimostrato per la salute.
- Sfruttare anche gli strumenti di mercato. Non c'è da scandalizzarsi, secondo me. Vale a dire: valutare economicamente molto il rischio e l'eventuale danno sanità. Si vanno a contare i morti. Quanto mi valuti un morto? Ci sono delle tariffe. La tariffa americana è un milione di dollari, sono due miliardi, teniamoli presente.
- Gestire bene le valutazioni d'impatto strategico (è quando si fanno le valutazioni sui piani o sulle tecnologie) conteggiando tutti i possibili danni sanitari e pretendendo l'illustrazione di tutte le alternative tecnologiche. La tecnologia dei telefonini UMTS, telefonini dell'ultima generazione, non serve più alla comunicazione, serve esclusivamente alla trasmissione dati. Esistono alternative tecnologiche altrettanto valide se non migliori per la trasmissione dati? Ad esempio le fibre ottiche, ma ce ne sono anche altre. Gli UMTS vanno avanti esclusivamente perché non si fanno bene i conti, oppure si sottace certe cose. ll libro verde (i libri verdi sono quei testi di consultazione che fa la Comunità Europea in campo di alcune tecnologie) proprio sulle radio comunicazioni su una quarantina di pagine più gli allegati, parla dei problemi sanitari in due righe, due righe, en passant.
- Quando si vaglia la valutazione impatto ambientale, quindi sui siti e sui singoli impianti (questa è la V.I.A.), enfatizzare anche la componente sanitaria che è prevista, tra l'altro, sulle normative; però non viene fatta o viene fatta malamente. Un caso qui vicino è quello di Ospedaletto. Ho letto la VIA che è stata fatta , è una burletta davvero: una valutazione d'impatto ambientale nazionale che è stata gestita dal Ministero dell'ambiente.
- Stringere alle loro responsabilità, anche nei confronti della popolazione, gli operatori pubblici. Quelli sanitari, delle Aziende USL devono tutelare la salute attuando tutte le normative. Ho fatto vedere delle normative vecchie che in teoria sono ancora in vigore.
- Per quelli ambientali dell’ARPA va sicuramente fatto presente che bisogna vietare le consulenze. Non si può ammettere che chi fa un'attività di tipo di controllo pubblico, possa fare prestazioni a pagamento per le stesse persone che poi deve controllare. Questo, purtroppo, viene fatto regolarmente e nessuno dice niente.
- Pretendere controlli rapidi e completi.
- Pretendere la valutazione ambientale pura. Il paradosso è che le strutture ambientali fanno valutazioni pseudo sanitarie e non fanno poi le valutazioni ambientali, quelle ambientali pure. Non si valutano, ad esempio, nel caso dei telefonini, le interferenze con i sistemi tecnologici. Ad esempio, nella zona dove lavoro, ci sono alcune attività di produzione che vengono mandate in tilt da strutture tecnologiche vicine, di saldatura con microonde.
Trascrizione a cura del Comitato cittadino (di Livorno) di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall'inquinamento ambientale.
Il Comitato si scusa per le possibili lacune ed inesattezze.
Conferenza AMBIENTE
A LIVORNO: QUALE FUTURO?
Sala G. La Pira del Villaggio scolastico di Corea - Livorno
organizzata da:
Comitato salute ambiente
Comitato cittadino di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall'inquinamento
ambientale
Trascrizione effettuata
a cura del
Comitato cittadino di difesa dalle antenne per la telefonia mobile e dall’inquinamento
ambientale.
Il Comitato si scusa per eventuali lacune ed inesattezze.