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marzo 1998
Come funzionano gli inceneritori?
Che cosa entra
nell’inceneritore
L’inceneritore
comunica un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono.
Non è così. L’inceneritore
non distrugge i rifiuti, ne cambia solamente la composizione chimica e la tossicità.

Se parliamo degli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani) entrano rifiuti domestici: carta, rifiuti di giardini, avanzi di cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro, legno. La natura e la composizione dei rifiuti è naturalmente molto variabile, non prevedibile a priori.
Che cosa succede dentro l’inceneritore
Il processo
di combustione rompe i legami chimici delle sostanze in entrata, ricombinandole.
Durante questo processo,
anche quando si svolge in condizioni ottimali, hanno luogo reazioni casuali
in cui si producono migliaia di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti
di Combustione Incompleta).
Solo un centinaio
di questi PIC sono stati individuati. Le altre migliaia di sostanze sono sconosciute,
anche nei loro possibili effetti sulla salute.
Nella fase di raffreddamento,
in uscita dal forno, si formano, tra gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani
(PCDF) e l’esaclorobenzene, che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti
mai studiate.
Che cosa esce dall’inceneritore
Quanto viene
immesso nell’inceneritore non sparisce, ma ne esce in forma di :
emissioni
gassose dal camino ( che vanno nell’aria);
ceneri residue
(che devono essere smaltite);
acque di scarico
(che devono essere trattate).
Più precisamente,
per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, un inceneritore produce :
1 tonnellata
di fumi immessi in atmosfera;
280/300
Kg di ceneri "solide";
30
Kg di "ceneri volanti";
650
Kg di acqua di scarico;
25
Kg di gesso.
Complessivamente,
come si vede, la materia in uscita è maggiore di quella in entrata in quanto
l’inceneritore addiziona ai rifiuti ossigeno (la combustione è un processo di
ossidazione) e acqua per il raffreddamento.
I composti chimici
contenuti negli effluenti sono tipicamente :
vapore
acqueo;
anidride
carbonica;
polveri
fini (*);
ossido
di carbonio (*);
acido
cloridrico (*);
acido
fluoridrico (*);
anidride
solforosa (*);
metalli
pesanti (piombo, cadmio, mercurio) (*);
diossine
(*);
furani (*);
idrocarburi
policiclici (*).
(*) l’asterisco
indica che la/le sostanza/e è/sono tossico-nocive.
Va sottolineato
che molti dei PIC emessi sono più tossici e difficili da distruggere dei rifiuti
da cui sono derivati.
Per avere un
raffronto sulle quantità, si possono citare due fatti:
in Germania
la quantità di piombo rilasciata in atmosfera dall’incenerimento dei rifiuti
contenenti plastica PVC è superiore a quella emessa dalle auto che usano benzina
super;
negli Stati
Uniti gli inceneritori sono considerati la maggior fonte di emissioni di diossina.
I sistemi di controllo e misura dell’inquinamento
I fautori
dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli apparati tecnologici per
l’abbattimento dei fattori inquinanti.
Questi apparati sono
costituiti da estintori, depuratori, filtri, precipitatori elettrostatici.
Obiettivo comune
di questi strumenti è catturare gli inquinanti prima che vengano immessi nell’aria
attraverso il camino.
Va sottolineato che
gli inquinanti così catturati non vengono distrutti, ma semplicemente
concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché
in quelli gassosi.
In altre parole l’effetto
dei sistemi di controllo è di decidere dove distribuire gli inquinanti, se nell’aria,
nel suolo o in acqua.
Peraltro tutti questi
sistemi operano in un ambiente ostile, costantemente minacciati nella loro efficienza
ed integrità dai composti altamente corrosivi generati dalla combustione.
Sono quindi facilmente
soggetti a guastarsi, ostruirsi, bruciarsi.
Richiedono quindi
una attenta e costante manutenzione, che può portare anche alla necessità di
spegnere l’inceneritore.
Spesso si fa inoltre
affidamento sui sistemi di "monitoraggio" per tenere sotto controllo l’emissione
delle sostanze tossiche, per assicurarsi che siano entro i limiti stabiliti
dalle leggi.
Tuttavia i sistemi
di misura esistenti non misurano tutte le possibili emissioni tossiche.
E le misure sono
spesso o sempre effettuate in condizioni di funzionamento ideale dell’impianto.
Nel funzionamento
corrente, invece, intervengono guasti, disattenzioni, errori, che hanno frequentemente
la conseguenza di rilasciare quantitativi di inquinanti molto superiori a quelle
misurate in situazioni ottimali.
Peraltro gli stessi
standard di emissioni degli inquinanti sono molto diversi da paese a paese,
riflettendo una situazione di conoscenze ancora allo stato iniziale sulla loro
pericolosità per la salute (ad esempio i limiti sulla diossina in Gran Bretagna
sono dieci volte più alti che negli Stati Uniti, Germania, Olanda e Giappone).
Questo è particolarmente
vero per gli effetti di lungo termine, gli effetti cumulativi per l’esposizione
contemporanea a diversi tipi di inquinanti, le conseguenze sulle future generazioni.
Le emissioni solide e liquide
Come detto
la combustione residua circa il 30 % del peso dei rifiuti immessi in ceneri.
In esse sono presenti
:
metalli, tra
cui antimonio, arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nickel, zinco;
sali inorganici;
diossine (PCDD)
e furani (PCDF).
Per le loro elevate
caratteristiche di tossicità, le ceneri residue devono essere smaltite
in discariche speciali (denominate di tipo B1 secondo la legge nazionale
- decreto Ronchi).
Le acque di scarico
vengono disperse nell’ambiente circostante.
Che cosa succede
di questi inquinanti una volta dispersi, come gas, come acque di scarico, come
percolato delle discariche speciali ?
Tipicamente entrano
nella catena alimentare e si depositano nei tessuti degli organismi viventi,
con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo.
Ad esempio un solo
bicchiere di latte preso da una mucca vicina all’inceneritore contiene tanta
diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in otto mesi.
Studi compiuti da
agenzie governative in Danimarca, Svezia, Canada, Olanda, Gran Bretagna e Stati
Uniti riconoscono che gli inceneritori sono la sorgente maggiore di diossine
e furani.
L’agenzia governativa
svedese stima che gli inceneritori siano responsabili del 55% delle emissioni
di mercurio.
Conseguenze sulla salute
Non esistono
studi epidemiologici completi sugli effetti sulla salute causati dalla vicinanza
ad inceneritori.
Esistono studi sufficientemente
approfonditi solo sugli effetti di alcune sostanze, tipicamente le diossine
e i metalli pesanti (soprattutto piombo e mercurio), che non considerano eventuali
effetti combinati.
Si ricordi inoltre
che l’Agenzia governativa di protezione ambientale americana (l’EPA) stima che
il 90% delle emissioni di un inceneritore non sono state identificate.
Le diossine
- Sempre secondo l’EPA le diossine sono il più potente cancerogeno sintetico.
Danneggiano il
sistema immunitario, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo.
Possono inoltre attraversare
la placenta, danneggiare il feto e contaminare il latte della madre.
Possono persistere
per migliaia di anni.
Lo studio più completo
sugli effetti della diossina è stato compiuto in seguito al noto incidente di
Seveso.
La conclusione era
che gli abitanti dell’area avevano "probabilità 3 volte maggiori di prendere
il cancro al fegato, nelle donne 5,3 volte di prendere una forma di mieloma,
tra gli uomini 5,7 volte di prendere alcune forme di cancro al sangue".
Il piombo
- Esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema immunitario
e riproduttivo.
Il mercurio
- E’ nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il sistema immunitario.
Inoltre molti metalli
pesanti sono conosciuti o sospettati di essere cancerogeni.
Gli studi cui si
fa riferimento sono molto recenti e le loro implicazioni non sono ancora chiaramente
comprese. Non si conoscono soprattutto gli effetti di lungo termine dell’accumulo
di quantità anche molto piccole, ma si sa che entrano nel corpo umano e vi persistono
anche per decenni, trasferendosi nel caso delle puerpere ai feti.
Dovrebbe valere in
queste situazioni il criterio, di puro buon senso, del "principio di precauzione"
: dove non si ha conoscenza sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole
non correrli.
In poche parole meglio
non giocare alla roulette russa.
Gli inceneritori sono la soluzione più economica?
Gli
inceneritori sono di gran lunga la soluzione più costosa per affrontare il problema
dei rifiuti
Quali sono
i costi di un inceneritore ?
Oltre ai
costi di realizzazione l’inceneritore ha anche alti costi di gestione, sia per
la complessità dell’impianto, sia per la manutenzione costantemente necessaria
degli apparati di filtraggio, depurazione e controllo.
La struttura di costi
di un inceneritore è inoltre caratterizzata da un altissimo rapporto tra costi
fissi e costi variabili.
Le fonti di ricavo
per chi gestisce l’inceneritore sono :
Come si vede,
a parte il primo, le entrate sono proporzionali alla quantità di rifiuti bruciati.
In altre parole un
inceneritore tanto più guadagna quanti più rifiuti brucia.
Ciò significa che
il rientro economico dall’investimento può esserci solo a due condizioni:
Per queste ragioni i gestori di questi impianti stipulano contratti di lungo termine (20 o 25 anni) e che prevedono un quantitativo di rifiuti garantito.
Gli
inceneritori sono alternativi ad altre forme di gestione dei rifiuti
(recupero, riutilizzo, riciclaggio) perché :
concentrano
enormi investimenti che non sono quindi più disponibili a finanziare le altre
iniziative (piattaforme di raccolta, impianti per il compostaggio, sensibilizzazione
dei cittadini, incentivi alla riduzione dei rifiuti, ecc.);
competono
per la materia prima, vale a dire i rifiuti, che sono il combustibile dell’inceneritore.
E’ tipico, ad esempio,
ciò che sta succedendo da tempo in Germania. Nel decennio passato fu dato corso
ad un imponente piano di costruzione di inceneritori, progressivamente entrati
in funzione. Dall’inizio degli anni Novanta è stato però avviato un impegnativo
programma di recupero degli imballaggi e di incoraggiamento della raccolta differenziata
e del riciclaggio.
Le due iniziative
sono entrate in diretta collisione, con il risultato che ora parecchi inceneritori
funzionano molto al di sotto delle loro capacità o sono addirittura inattivi.
La conseguenza è un aumento continuo della tassa dei rifiuti per far fronte
a costi divenuti così insostenibili.
Altri paesi (è il
caso per esempio di Finlandia e Svizzera) ricorrono all’importazione di rifiuti
per sostenere il sovradimensionamento degli impianti.
Spesso i fautori
degli inceneritori avanzano l’argomento del risparmio energetico, derivante
dalla produzione di energia, calorica o elettrica, dalla combustione.
Alcuni dati contraddicono
in pieno questo argomento.

Tabella 1. (da: J.
Morris, D. Canzonieri - "Recycling versus incineration. An Energy conservation
Analisys, Seattle, USA)
La tabella 1 confronta l’energia conservata dal riciclaggio con quella generata da un inceneritore, misurata in unità BTU (British Thermal Units): come si vede per qualunque tipo di rifiuto l’energia risparmiata usando materiali riciclati è mediamente cinque volte superiore a quella prodotta da un inceneritore.
La Figura 1, ripropone lo stesso confronto con dati tratti da un’altra fonte.

Figura 1: produzione e consumo di energia
In questo
caso vengono confrontati i bilanci energetici dei tre diversi sistemi di gestione
dei rifiuti (discariche, incenerimento e riciclaggio) misurati in BTU per tonnellata
di rifiuti.
Come si vede :
le discariche
sono un consumatore netto di energia;
l’incenerimento
produce energia in forma di calore (o di energia elettrica);
il riciclaggio induce risparmio energetico.
Questi ultimi due
sono infatti indicati con valori negativi.
Il valore del
risparmio conseguito con il riciclaggio è però superiore di circa quattro volte
alla produzione di energia ottenuta dall’incenerimento.
Che benefici porta all’economia locale ?
L’inceneritore ha:
Diversamente
un’impostazione basata sul recupero dei rifiuti può far nascere interi settori
produttivi e di servizio, ad elevata occupazione ed anche ad elevato contenuto
tecnologico, specie nel campo del riciclaggio.
Alcune città degli
Stati Uniti hanno fatto nascere parchi tecnologici per l’incubazione di aziende
specializzate in tecnologie di recupero e riciclaggio.
Come conclusione,
si può citare addirittura il Wall Street Journal dell’11 agosto 1993
che, testualmente, afferma :
"Molto semplicemente,
il conto economico attuale (ndr. degli inceneritori) è terribile, richiedendo
a utenti domestici e commerciali - in quanto contribuenti - di sborsare centinaia
di milioni di dollari all’anno, ben oltre il costo attuale di smaltimento dei
rifiuti".
"Col senno
di poi, il settore pubblico si è preso gran parte dei rischi ed il settore privato
la gran parte dei benefici costruendo gli impianti di termoutilizzazione. Tipicamente
l’ente pubblico ha fornito i finanziamenti; le società private hanno garantito
che le cose avrebbero funzionato; l’ente pubblico ha garantito una certa quantità
di rifiuti ad un prezzo determinato".
Queste due frasi,
tratte dal più riconosciuto giornale del mondo degli affari, dovrebbero essere
conosciute e meditate da amministratori e cittadini.
Che cosa succede nel mondo?
Come prova
dell’innocuità degli inceneritori vengono spesso portati ad esempio impianti
localizzati nel centro di grandi città europee (Copenhagen, Zurigo, Montecarlo).
Significa che I cittadini
di quelle città possono dormire sonni tranquilli ?
Citiamo il caso delle
emissioni del moderno inceneritore di Copenhagen (impianto di Verstforbraending)
che tratta ogni anno 325.000 tonnellate di rifiuti, preventivamente selezionati
alla fonte per ridurre la quantità di plastiche clorurate e metalli pesanti
:
Ossido di
Carbonio 43 tonnellate/anno
Carbonio organico
3,7 tonnellate/anno
Polveri 6
tonnellate/anno
Acido cloridrico
3,9 tonnellate/anno
Anidride solforosa
70 tonnellate/anno
Piombo 0,4
tonnellate/anno
Acido fluoridrico
0,5 tonnellate/anno
Mercurio e
cadmio 0,08 tonnellate/anno.
Queste sono solo
le emissioni in atmosfera delle sostanze misurate, cui si devono aggiungere
quelle rilasciate nelle ceneri residue e nelle acque di scarico.
In realtà, dopo gli
entusiasmi degli anni ’80, l’opposizione di cittadini, associazioni e municipalità
ha rallentato, talvolta bloccato del tutto, progetti di costruzione di nuovi
inceneritori ed imposto la chiusura degli impianti più vecchi.
Negli Stati Uniti,
almeno 280 proposte di inceneritori sono state bocciate o abbandonate.
Ad esempio in molte
città come Philadelphia, Seattle, Portland, Austin, San Diego e Boston. Lo Stato
del Rhode Island ha bandito la costruzione di inceneritori, il Consiglio di
Baltimora ha approvato una moratoria di cinque anni.
Anche lo Stato dell’Ontario,
in Canada, ha bandito la costruzione di impianti di incenerimento, dopo una
lunga fase di studio, conseguente soprattutto all’analisi dei danni ambientali
provocati dall’incenerimento nell’area dei Grandi Laghi.
In Gran Bretagna
ugualmente molte proposte sono state respinte, compresa una nel Sud-Est di Londra,
per la costruzione di quello che sarebbe stato il più grande inceneritore del
mondo (1,2 milioni di tonnellate/anno).
In Europa Flanders,
Hague e Amsterdam hanno cancellato progetti di inceneritori.
Nel Belgio di lingua
fiamminga la pressione pubblica ha portato ad una moratoria di cinque anni nella
costruzione di inceneritori.
Tutto questo è
avvenuto, non bisogna dimenticarlo, nonostante la straordinaria forza della
lobby degli inceneritori, che, smuovendo enormi capitali, è in grado di esercitare
una pressione a tutti i livelli per accreditare l’incenerimento come la soluzione
ottimale, vantaggiosa economicamente ed innocua per la salute e per l’ambiente.
Fonti
(1) Deliberazione
del Consiglio della Regione Lombardia n. VI/0557,del 9 aprile 1997
(2) Piano provinciale
per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e assimilabili (L.R. n.21)
(3) Decreto Legislativo
5 febbraio 1997, n. 22 – Supplemento Gazzetta Ufficiale 15-2-97
(4) Osservatorio
Provinciale Rifiuti – Maggio 1997 – Analisi del 1996
(5) Analisi merceologica
dei rifiuti solidi urbani di Varese – Piano Provinciale rifiuti
(6) Provincia di
Varese – Lezione n. 5 del corso per docenti sul Piano Provinciale rifiuti
(7) Il cancro in
Italia – I dati di incidenza dei Registri Tumori – R. Zanetti, P. Crosignani
(8) Dockery et al.
– citato in: Regione Lombardia – Primo rapporto Salute e Ambiente ’96
(9) Analisi osservazioni
meteorologiche della Stazione di Brebbia – a cura di C. Dragone
(10) Dati della rete
italiana deposizioni atmosferiche - Ministero Ambiente – Airone n. 151
(Greg Smith - Incinerator
health hazards - WWWellness
(Phil Davis - Report
on Municipal Waste Incineration
a cura dei Comitati
di Besozzo, Malgesso e Brebbia (Varese)