"SISTEMA
INTEGRATO DI
GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI" per A.T.O. Ba/5
Nel
corso della ormai lunga vicenda dell’inceneritore il Comitato ha spesso
avanzato proposte per la gestione dei rifiuti rispondenti ai criteri fatti
propri da tutte le organizzazioni internazionali ed acquisiti anche dalla
legislazione nazionale.
Le
fonti cui ci siamo ispirati non sono altro che le esperienze maturate in molte
realtà del nostro paese che, laddove ha impegnato le migliori risorse, ha
dimostrato di poter raggiungere risultati che solo pochi anni fa erano
inimmaginabili.
Gli obiettivi verso cui ci muoviamo sono :
Il
rispetto della gerarchia che pone al primo posto la riduzione alla fonte
dei rifiuti, al secondo il riutilizzo ed al terzo il riciclo;
La minimizzazione
del ricorso allo smaltimento ed il contenimento della sua pericolosità e
dei danni arrecati alla salute e all’ambiente.
Declinati
nel contesto specifico del bacino Ba/5, al quale ci riferiamo, questi obiettivi
diventano :
Il
congelamento di ogni nuovo impianto per lo smaltimento, in particolare il
progetto di inceneritore approvato in sede ministeriale e con parere di
conformità della Commissione tecnica della Provincia;
La
chiusura in tempi certi della discarica di Conversano e l’avvio delle conseguenti
opere di bonifica del sito;
La
redistribuzione geografica del carico degli impianti, localizzando quelli
occorrenti nella politica qui delineata.
Gli
interventi di seguito proposti devono essere visti come parte di un unico
progetto, un sistema integrato per la
gestione dei rifiuti, di cui ciascuna componente è parte imprescindibile e
strettamente interdipendente dalle altre.
La
riduzione dei rifiuti, la raccolta differenziata, lo sviluppo del mercato delle
materie recuperate, la tariffazione, l’informazione costituiscono momenti
diversi di un’unica strategia che può esprimere il massimo risultato solo se
applicata integralmente.
Il
documento presente si compone di tre momenti :
Cosa fare, oggetto dei paragrafi dedicati
alla riduzione, alla raccolta differenziata e al riciclo;
Come fare, oggetto dei paragrafi “la rete
dei soggetti”, “gli strumenti” e “guardare avanti”;
Gli obiettivi attesi.
Proponendo
questa elaborazione alla riflessione delle istituzioni, delle forze sociali e
politiche, delle associazioni e dei singoli cittadini, desideriamo sottolineare
che, mentre la parte del cosa fare non è che il censimento ragionato delle
esperienze di successo fin qui realizzate, la parte del come fare rappresenta
il vero focus della questione.
Esso
è il modo in cui casi esemplari, aspirazioni e consapevolezza diffusi possono
tradursi in volontà politica ed in un concreto progetto operativo.
Siamo
tutti consapevoli che non esiste un unico soggetto capace di progettare e
realizzare il sistema desiderato: la stessa legislazione ha riconosciuto che di
fronte ai maggiori problemi ambientali come quello dei rifiuti, esiste una
responsabilità condivisa dai vari soggetti, produttori, consumatori ed
Amministrazioni Pubbliche.
La
“rete dei soggetti” è proprio la concretizzazione di una trama istituzionale in
cui ciascun attore partecipa al progetto portandovi la propria fisionomia, ma
assumendosi le responsabilità che gli competono, e la Pubblica Amministrazione
assolve il ruolo che le compete di regista dell’intera operazione.
I
singoli soggetti della Pubblica Amministrazione, operano di concerto, ma entro
una gerarchia di competenze ben definite: i Comuni ed i loro delegati (i
Consorzi intercomunali, le municipalizzate, le aziende concessionarie per la
raccolta ed il trasporto dei rifiuti) sono titolari della responsabilità della
raccolta differenziata, la Provincia è l’Ente cui la Legge assegna il compito
di “assicurare la gestione unitaria dei rifiuti urbani” ( D.L. 22/97 art. 23
comma 1).Nessun soggetto può fare a meno degli altri, ma ciascuno risponde
secondo la propria specifica responsabilità. LA RIDUZIONE
La
riduzione è posta in tutti i documenti prodotti dai più autorevoli organismi
internazionali e nazionali in cima alle priorità: in realtà è spesso la
cenerentola delle politiche dei rifiuti.
Malgrado
questo stato di minorità, riteniamo che esistano norme e iniziative meritevoli
di essere prese in considerazione.
La tariffazione – Il decreto 22/97 dispone
all’art. 49 il passaggio dalla tassa alla tariffa. Al di là degli ovvi
problemi che questa transizione inevitabilmente comporta, la tariffa ha il
pregio di responsabilizzare ogni singolo cittadino, attribuendo un costo,
almeno della parte variabile, proporzionale al rifiuto prodotto. Nei casi
dove é già stata applicata in via sperimentale, questa misura ha portato a
riduzioni consistenti dei rifiuti prodotti dalle utenze domestiche. Per la
nostra provincia proponiamo un avvio sperimentale e controllato della
nuova tariffa, sulla base di autocandidature di comuni o consorzi
intercomunali, che permetta di consolidare un quadro delle problematiche e
delle soluzioni più efficaci.
L’incentivazione al compostaggio
domestico – In un
territorio che in molte sue parti è caratterizzato da una struttura di
abitazioni con giardino o rurali, il compostaggio domestico rappresenta
una consistente chance di riduzione alla fonte del rifiuto. Si potrebbe ad
esempio prevedere:
Una
massiccia informazione ed il coinvolgimento di cittadini, amministratori,
concessionari dei servizi e tecnici;
Un
“contratto” con il cittadino che assicura formazione, diffusione del
composter, riduzione sulla tariffa rifiuti del 25%, controllo da parte di
addetti che fungono anche come consulenti per migliorare la qualità del
processo.
Sviluppo di programmi specifici di
riduzione –
L’incremento della produzione degli ultimi anni è in gran parte
attribuibile alla diffusione di prodotti “usa e getta”, ad abitudini di
consumo “waste intensive”, alla moltiplicazione di imballaggi e
sovraimballaggi. Un freno ed una vera e propria inversione di tendenza può
avvenire solo con la convinta adesione di chi produce, distribuisce e
consuma. Tra gli strumenti sperimentati con successo segnaliamo gli
accordi di programma con associazioni di categoria (es. ristoratori,
gestori di pubblici esercizi, grande distribuzione organizzata, gestori di
servizi pubblici) per il coinvolgimento dei produttori e distributori e
l’adozione di marchi ecologici a sostegno di campagne volte a influenzare
i comportamenti di acquisto dei consumatori.
Riteniamo
che più che le singole iniziative, possa funzionare un programma articolato che
adottando contemporaneamente tutte le misure proposte si avvalga della loro
combinazione sinergica. LA RACCOLTA DIFFERENZIATA.
Il
campo su cui esiste oggi la maggiore casistica di intervento è certamente la
raccolta differenziata. In questo caso si può proprio dire che non c’è nulla da
inventare, ma solo da estendere e generalizzare il modello che sul campo si è
dimostrato più efficiente.
La
nostra stessa regione è ormai ricca di esempi da imitare. Questa è la raccolta integrata secco-umido, fondata
su alcuni principi basilari :
§
Raccolta
domiciliare;
§
Uso
di sacchetti trasparenti e di diverso colore per ciascuna frazione;
§
Raccolta
separata della frazione organica e delle altre frazioni secche (tipicamente
carta e cartone, vetro, alluminio ed acciaio, talvolta plastica)
§
Modulazione
dei vari giri di raccolta (dell’organico, delle frazioni secche recuperabili,
del sacco indifferenziato) in modo da ottimizzare i costi e l’efficacia della
raccolta.
Come
per ogni altra iniziativa, condizione essenziale è la sensibilizzazione e
l’informazione dei cittadini e di tutti gli addetti al servizio, con l’impiego
di tutti i mezzi disponibili e di cui si è fatta larga esperienza.
La
raccolta domiciliare integrata secco-umido è il fulcro del sistema, ma non può
esaurirlo.
Il
naturale completamento è dato dalla raccolta delle altre frazioni di rifiuto
nelle cosiddette piazzole o piattaforme ecologiche.
La
tipologia delle frazioni è da tempo oggetto della vigente Legge Regionale, qui
vogliamo solo richiamare il fatto che allo stato attuale solo il verde viene
raccolto quasi in tutti i Comuni della
nostra provincia, ed in buona misura anche gli ingombranti ed i ferrosi.
Molte
frazioni mancano invece all’appello, come i Rifiuti Urbani Pericolosi (pile,
batterie, farmaci scaduti, cartucce toner, lampade a scarica, oli, siringhe, ecc.), i beni durevoli
(elettrodomestici, componenti elettronici) e frazioni minori (polistirolo,
fogli di plastica, pneumatici, ecc.)
Pur
richiamando la necessità di un’applicazione integrale del dettato della L.R.,
ci preme sottolineare il contributo che alcune frazioni in particolare possono
dare :
§
Gli
ingombranti, che pur raccolti
separatamente sono oggi in buona parte destinati allo smaltimento. Esperienze
come quella della piattaforma di Cittiglio (Va), dimostrano che una elevata
percentuale degli ingombranti può essere recuperata, con i conseguenti
vantaggi;
§
I
Rifiuti Urbani Pericolosi, che non
incidono tanto sulla quantità, dato il loro scarso contributo in peso al totale
dei rifiuti, quanto sulla qualità: se non raccolti separatamente inquinano in
modo determinante il rifiuto raccolto e comportano danni rilevanti dove vengono
smaltiti. Oltre al dettato della L:R., che ne prescrive la raccolta separata,
richiamiamo anche un’interessante progetto, finanziato dalla Unione Europea,
condotto da Verdi Ambiente e Società per la raccolta alla fonte di questa
tipologia di rifiuto;
§
Gli
inerti, vale a dire i residui da
demolizioni edilizie, che, se opportunamente raccolti e triturati possono
ritornare ad essere materiale da costruzione, evitando di finire in discarica,
e risparmiando nel contempo
l’escavazione di una pari quantità di materiale. Pur essendo
prevalentemente un rifiuto speciale, in quanto prodotto da utenze non
domestiche, si ritiene che almeno in parte confluisca nel circuito dei rifiuti
solidi urbani e richieda quindi l’attenzione dovuta. Lo stesso Comune di Bari
ha avviato similmente, da pochi mesi, la Borsa telematica dei Rifiuti che già
registra interessanti movimentazioni. IL RICICLO
Una
delle componenti spesso più fragili dei sistemi di raccolta differenziata è la
destinazione finale dei materiali recuperati (le cosiddette materie prime
seconde), talvolta oggetto di campagne allarmistiche che paventano la
confluenza di questi flussi nel flusso di rifiuti verso lo smaltimento.
Premesso
che oggi il sistema di riciclaggio dei materiali recuperati è affetto da
particolari carenze, almeno nella nostra provincia, si identificano alcune
strozzature che vanno affrontate.
La
prima e più evidente è costituita dalla mancanza (seppur definita a Gioia del
Colle, non ancora avviata) di impianti di compostaggio nella nostra provincia e
nel nostro bacino in particolare.
La
destinazione finale della frazione organica, che rappresenta la quota più
pesante dei rifiuti urbani, può oggi essere affrontata con tre modalità
integrate :
L’incentivazione
al compostaggio domestico, dove praticabile;
La triturazione
del verde operabile nelle stesse piattaforme ecologiche con l’impiego di
sistemi mobili di triturazione;
Il
compostaggio in impianti industriali appositamente progettati.
Del
primo punto si è già parlato. Quanto al secondo si può auspicare un’azione
coordinata di Comuni e Consorzi intercomunali per condividere i limitati costi
di investimento e gestione delle attrezzature mobili necessarie.
La
seconda opportunità è costituita dalla realizzazione di impianti per la
valorizzazione delle frazioni secche, quindi delle fasi di ulteriore
separazione e cernita precedenti al riciclaggio in senso stretto. La
significatività del tessuto industriale della nostra provincia, l’elevato
numero di aziende che trattano carta, vetro, metalli, legno, plastica, suggeriscono
di operare un accurato censimento delle potenzialità di questo mercato,
incoraggiando iniziative imprenditoriali che possano alimentare di materie
recuperate questo ricco tessuto industriale, avvalendosi di una offerta di
materie prime seconde a quantità costanti e di qualità verificabile.
Di
per sé l’incontro, in quantità e qualità, della domanda e dell’offerta di
questi materiali non è garantita: occorre invece una adeguata politica
industriale che faccia costantemente corrispondere i due flussi, con l’apporto
dei protagonisti, e l’adozione degli strumenti più opportuni, tra cui si
segnalano le cosiddette “borse telematiche” ampiamente praticate in altre
nazioni e che cominciano ad operare, soprattutto per azione delle camere di
Commercio, anche nel nostro paese. LA RETE DEI SOGGETTI.
Il
problema che vogliamo affrontare è come applicare queste esperienze nel
contesto della nostra provincia e degli attori, istituzionali e non, che vi
sono coinvolti.
La
convinzione che ci muove è che la questione dei rifiuti, come altri problemi
ambientali emergenti, può trovare soluzione solo con il concorso operoso di
tutti gli attori del gioco.
In
termini più precisi occorre avviare un processo politico di coinvolgimento e
responsabilizzazione, di messa a fattor comune delle risorse qualificate
strategiche e di focalizzazione istituzionale.
La
risorsa primaria che va mobilitata è la volontà
politica concorde: i soggetti protagonisti di questo processo sono la
Provincia, i Comuni, i Consorzi intercomunali, le Aziende Municipalizzate, i
gestori dei servizi, le associazioni ambientaliste, le rappresentanze sociali e
di categoria.
La
“rete dei soggetti” che intendiamo mobilitare si articola, secondo la nostra
proposta, in tre momenti sostanziali :
Il Forum – Riprendendo terminologia e
contenuti delle Agende 21 locali, il Forum è il luogo di confronto di
tutte le parti coinvolte, attraverso le loro rappresentanze: istituzioni
pubbliche, organizzazioni di categoria, associazioni, competenze.
I gruppi di competenza – Come noto
in provincia si sono sviluppate nel tempo esperienze di avanguardia,
particolarmente nel campo della raccolta differenziata. Proponiamo che si
costituisca una sorta di rete di competenze, oggi dislocate presso
Amministrazioni Comunali, Consorzi intercomunali, municipalizzate, che sia
strutturata in modo da poter costituire un patrimonio comune, facilmente
disponibile a chi voglia attingere a queste esperienze. La forma della
rete è ovviamente al momento indefinibile, più chiaro ci sembrano i contenuti
operativi : strutturazione di consulenze operative, corsi di formazione,
iniziative informative.
L’Agenzia provinciale per
riduzione, raccolta differenziata e riciclo – La vastità del programma qui
delineato impone la definizione di una precisa responsabilità operativa,
alle dirette dipendenze dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia.
L’Agenzia dovrà operare come lo snodo tecnico-operativo essenziale: centro
di convergenza delle esperienze e delle competenze, luogo di elaborazione
di proposte, ente di supporto tecnico-organizzativo, sportello
informativo, mano operativa delle attività demandate all’ente pubblico
provinciale, coordinatore e facilitatore dei processi più delicati.
In
sintesi un quadro in cui ciascuno è chiamato a partecipare al processo
decisionale portando la propria visione ed i propri interessi, ma nel quale è
tenuto poi ad assumersi impegni precisi e a rispondere dell’eventuale
inadempienza. GLI STRUMENTI.
Il
come fare si compone di un quadro istituzionale, delineato nel paragrafo
precedente, e di un insieme di strumenti, che descriviamo brevemente.
La organizzazione
dell’Osservatorio– L’osservatorio provinciale dei deve essere
costituito al più presto e divenire il principale strumento di conoscenza
della realtà provinciale dei rifiuti solidi urbani.
La riorganizzazione che riteniamo utile deve integrare,
intorno ai dati sulla raccolta differenziata, almeno questi altri elementi
informativi :
1.
La destinazione
finale dei rifiuti, comprendendo i dati sul recupero, il riciclaggio dei
materiali raccolti separatamente e i dati sullo smaltimento e quindi sui
conferimenti a discariche ed inceneritori;
2.
Le principali fonti
di produzione dei rifiuti, con particolare riferimento ai rifiuti assimilati
prodotti dalle imprese e ricavabili essenzialmente dai MUD;
3.
La composizione
merceologica del rifiuto indifferenziato, frutto di analisi a campione, e delle
singole frazioni raccolte separatamente, per avere feedback sulla qualità della
raccolta differenziata e sul residuo, sia per ridurne ulteriormente l’entità e
la pericolosità, sia per guidare azioni di successivo miglioramento;
4.
Un set di indicatori
di ottimalità che, estratti dai casi di maggiore successo, rappresentino una
guida tendenziale per tutti.
Campagne informative e formative –
Il successo di
ciascuna iniziativa è fortemente condizionato dall’adesione e dalla
partecipazione consapevole. L’impiego delle migliori tecniche di
comunicazione si deve quindi affiancare ad un capillare lavoro di
formazione e informazione che non deve trascurare nessuna possibilità :
scuole, imprese, associazioni, stampa, momenti di vita associata,
specifici eventi. Soprattutto il mondo della formazione deve essere
investito di questa responsabilità, coinvolgendo anche nelle attività del
Forum l’Università, il Provveditorato agli Studi, le altre strutture
formative attive sul territorio (trovando anche occasione per costituire
un Centro di Formazione Ambientale).
Costi di smaltimento differenziati
– Come detto l’uso
di strumenti consensuali non deve far dimenticare a nessuno le proprie
responsabilità. E’ perciò necessario dotarsi di strumenti di
incentivazione e disincentivazione dei comportamenti virtuosi e non. Tra
questi ultimi suggeriamo di applicare tariffe di smaltimento differenziate
a seconda delle quantità di rifiuto indifferenziato pro-capite avviato
allo smaltimento.
Fondo incentivi – Le risorse ottenute attraverso le
tariffe differenziate potrebbero alimentare un fondo impiegabile per
sostenere economicamente iniziative innovative e di potenziale interesse
per tutta la provincia, tra l’altro previsti dai P.O.R..
Cooperazione e volontariato – Non vogliamo dimenticare che la
gestione dei rifiuti nel Bacino è fortemente condizionata da una
situazione di oligopolio: pochissimi
operatori privato e nessuna aziende municipalizzate operano nel
settore della raccolta e del trasporto del rifiuto. L’operatore privato
possiede inoltre il principale impianto di smaltimento. Lo sviluppo della
riduzione dei rifiuti e della raccolta differenziata richiedono invece un
apporto di energie fresche ed innovative che rischiano di essere frustrate
fin dalla nascita se non verranno incoraggiate e sostenute da apposite
politiche. Il settore del volontariato e della cooperazione sociale può
dare un rilevante contributo di idee e di azioni.
Borse telematiche – Internet, new economy, e-commerce
: se i nuovi strumenti sono oggi il più importante veicolo di innovazione
in molti campi, perché non dovrebbero dare i loro frutti migliori anche
nel campo dei rifiuti? Tra le esperienze già sperimentate con successo
sottolineiamo quella delle “borse telematiche” di cui troviamo ampia
esemplificazione su molti siti internazionali, per favorire la
collocazione dei materiali raccolti separatamente.
§
Sistemi di Gestione Ambientali – I termini ISO 14000 e EMAS stanno cominciando a diventare
familiari anche da noi. Si tratta di Sistemi formalizzati che permettono di
mettere sotto controllo gli impatti ambientali di attività produttive e di
servizio, definendo programmi di intervento, e che possono essere certificati
da organizzazioni indipendenti. Peraltro la diffusione dei sistemi di qualità
conformi allo standard ISO9000 ha creato quei presupposti culturali favorevoli
all’accoglienza anche di queste metodologie. Nel campo che qui prendiamo in esame
proponiamo di sperimentare l’introduzione di Sistemi di gestione Ambientale
nelle imprese operative nella raccolta, trasporto e trattamento dei rifiuti. GUARDARE AVANTI.
Già
traspare che la gestione dei rifiuti può creare molte opportunità di innovazione
di processi e prodotti, di creazione di nuove professionalità, di diffusione di
conoscenze, di pratica quotidiana di comportamenti collaborativi e
responsabili.
A
queste opportunità può essere data sede per meglio esprimersi e diffondersi,
tra cui :
Un Centro
di documentazione e ricerca sulle tecnologie del recupero e del
riciclaggio, per mettere a disposizione del sistema industriale la
conoscenza di metodi, brevetti ed esperienze realizzate in Italia e
all’estero e per diffondere quelli sviluppati in provincia;
Studi
sull’analisi del ciclo di vita dei prodotti (LCA) a supporto della
progettazione di prodotti che, nelle varie fasi della loro vita, dalla
culla alla tomba, minimizzino la produzione di rifiuti;
Centri di
sperimentazione, incubatori di aziende, parchi tecnologici specializzati
nel recupero e riciclaggio di materie prime secondarie dai rifiuti.
La
convergenza di adeguate politiche pubbliche, adesione del sistema delle
imprese, partecipazione del sistema formativo e della ricerca può in sostanza
dar luogo ad un vero e proprio distretto industriale “del rifiuto” con ricadute
positive non solo ambientali, ma anche economiche, occupazionali e di
innovazione. I RISULTATI CHE CI ATTENDIAMO.
Il
progetto che proponiamo attraverso questo documento è certamente ambizioso, ma
all’altezza delle capacità e delle risorse del Bacino.
Vogliamo
ricordare, tra le altre :
L’elevata
sensibilità dimostrata dalla popolazione ai temi ambientali,
particolarmente quelli legati ai rifiuti;
La
maturità – seppur parziale – da qualche tempo in aumento circa la raccolta
differenziata che ha ottenuto percentuali tra le migliori in Puglia
nonostante l’ancora considerevole ritardo nella gestione della frazione
organica;
L’attenzione
che la tematica dei rifiuti ha avuto negli ultimi anni dal mondo politico
e istituzionale, sulla spinta di lotte locali;
La
presenza in provincia di istituzioni scientifiche di grande livello, come
le Università di Bari, Tecnopolis, CNR,…;
L’articolazione
e la varietà del tessuto produttivo artigianale e “industriale” del
territorio.
Le
condizioni in cui ci muoviamo ci fanno ritenere che il bacino Ba/5 può
diventare la guida in Puglia per la gestione dei rifiuti, strettamente
collegata con le realtà nazionali ed europee all’avanguardia.
Nelle
fasi successive di discussione dovranno essere definiti :
Le
risorse economiche necessarie per finanziare il progetto;
Le
priorità ed i tempi di realizzazione;
La stima
dei risultati che ci si possono attendere.
Senza
entrare nel merito di valutazioni di questa natura, vogliamo, in conclusione,
ricapitolare gli effetti sicuri, quantunque non stimati quantitativamente, che
le proposte qui avanzate possono portare :
Ridurre
progressivamente e drasticamente la quantità di rifiuti da smaltire in
discarica;
Rinunciare
a nuovi impianti di smaltimento, quali l’inceneritore, e giungere a
chiudere in tempi certi la discarica di Conversano;
Ridurre
la pericolosità dei rifiuti da smaltire, riducendo di conseguenza
l’impatto ambientale sui residui impianti di smaltimento;
Costituire
centri di eccellenza, con benefiche ricadute in termini occupazionali, di
ricerca ed innovazione;
Alimentare
una politica ambientale fondata sul consenso, la partecipazione ed
orientata agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.
SCHEMA DEL MODELLO DI
BACINO
Necessitano alcune brevi
premesse:
·
La opzione strategica
dell’incenerimento quale strada “maestra” per la soluzione dell’emergenza
rifiuti, risulta oramai superata dalle stesse iniziative Comunitarie quest'anno
è stato adottato il VI Programma comunitario di azione in materia di ambiente, dal
Parlamento e dal Consiglio mediante decisione 1600/2002/CEE del 22 luglio 2002
che definisce i principali obiettivi e le priorità che l’azione comunitaria
ambientale dovrà perseguire nell’arco dei prossimi dieci anni. In particolare
il programma (che prevede i relativi finanziamenti comunitari) individua
quattro fondamentali campi di intervento, indicando per ciascuno di essi
obiettivi ed azioni prioritarie. Il quarto campo di intervento riguarda le
risorse naturali e i rifiuti. Il programma mira a garantire una migliore
efficienza delle risorse e una migliore gestione dei rifiuti prevedendo modelli
di produzione e di consumo più sostenibili. Per quel che attiene alla annosa
questione della prevenzione e gestione rifiuti, il Programma torna a
sottolineare l’importanza della sensibilizzazione dei cittadini sul tema ed individua nel riciclaggio lo
strumento per giungere ad una riduzione quantitativa dei rifiuti avviando a
soluzione le problematiche dello smaltimento. A tal fine si prefigge la
promozione della revisione, in tempi brevi, della normativa comunitaria sul
tema.
·
A livello nazionale
il decreto Ronchi prevede degli obblighi sulla percentuale di raccolta
differenziata da raggiungere ed individua quale opzione l’incenerimento, quale
possibilità di smaltimento, ma - di
contro – incentiva, in linea con i programmi di finanziamento comunitari, la
scelta di modelli finalizzati al riciclaggio. Inoltre ricordiamo che ad oggi
gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione rientrano sistemicamente
nella programmazione industriale dei Piani energetici e non nei Piani gestione
Rifiuti e questo comporta che gli impianti, di tipo privato, beneficiano di
procedure semplificate, assenza di V.I.A. e facilitazioni di modifica degli
strumenti urbanistici (come i PRG) oltre a beneficiare di finanziamenti
statali. In primavera sarà votato in Italia il referendum abrogativo di tali
normative che, come già in USA e Europa, in caso di cancellazione delle
agevolazioni economiche, renderebbe entieconomico – per qualunque impresa –
progettare e installare inceneritori.
·
Ricordiamo che il
decreto Ronchi ha inoltre previsto la produzione del CDR (i cui impianti
beneficiano anch’essi della “tragica” procedura semplificata del decreto
"sbloccacentrali" ) con una finalità prioritaria: la sostituzione con
il CDR dei combustibili di natura fossile – petrolio e carbone – e non già per
favorire la termovalorizzazione con impianti dedicati.
·
Il Modello di
gestione che dovrà essere adottato nel Bacino Ba/5 dovrà sciogliere pertanto il
nodo primario della opzione strategica
da scegliere: INCENERIMENTO o RICICLAGGIO. Questa scelta, come
ovvio, comporta conseguentemente strategie e strumenti diversi sia in termini
di impianti di smaltimento e relativi processi di gestione dei rifiuti, sia in
termini di “educazione” e sviluppo della partecipazione sociale e
coinvolgimento degli attori economici del territorio.
Ai
fini pertanto delle valutazioni finalizzate alla scelta del Modello abbiamo
considerato una serie di fattori che riepiloghiamo a titolo esemplificativo:
Ø I livelli di antropizzazione urbana e rurale dei territori
del bacino
Ø Le condizioni geologiche dell’area ed effetti su habitat
naturali
Ø Il tessuto produttivo dei singoli comparti e la
distribuzione economica e territoriale
Ø Le nicchie di eccellenza produttiva in alcuni territori
(caseario, uva, frutta…)
Ø Le attuali situazioni di sviluppo turistico e i programmi
già in essere sul territorio (Castellana grotte, Alberobello, la Valle d’Itria,
Polignano, Mola e Conversano,..)
Ø Le realtà ambientali legate al sistema terra-mare-campagna
Ø Le vocazioni di sviluppo sociali, culturali ed economiche
delle Comunità del territorio
L’analisi
di questi elementi conducono univocamente alle valutazione totalmente negativa
degli impatti (ambientali, culturali ed economici) di un Modello di gestione
rifiuti centrato sullo smaltimento tramite incenerimento; questo deprimerebbe
definitivamente in ampie parti del territorio le possibilità di sviluppo delle
vocazioni agricole e turistiche: basti pensare che già oggi la Comunità Europea
classifica negativamente tutte le produzioni agricole provenienti da territori
in prossimità di discariche, deprezzando i prodotti…in caso di inceneritori i danni
sarebbero enormi ed irrevocabili.
Il
Piano regionale dei rifiuti ha indicato per il territorio regionale la scelta
dell’incenerimento quale Modello da adottare: questa indicazione non è “vincolante” stante le autonomie che
il regime di Commissariamento ha ultimamente delegato ai Sindaci quali
“commissari ad acta” e che rendono possibili – nel rispetto degli obiettivi di
cui al decreto Ronchi (35% di raccolta
differenziata e diminuzione progressiva del ricorso alle discariche quale
strumento di smaltimento dei rifiuti) – modifiche nella individuazione
degli impianti, della loro localizzazione, dei sistemi di raccolta e gestione e
quindi… del Modello complessivo strategico. Modello che può quindi essere
“costruito” sulla base delle esigenze del territorio con la finalità di
superare la fase di emergenza ed adottare il principio della programmazione e
modulazione degli obiettivi.
Consideriamo
anche che tale autonomia, ad oggi, è resa ancora più “svincolata” da legami
organizzativi, mancando ancora in Provincia di Bari il relativo Piano
Provinciale di Organizzazione.
Sulla
base allora dell’analisi dei dati quantitativi e qualitativi dei rifiuti
prodotti nel Bacino ed applicando le proiezioni di incremento (sulla base dei
parametri generalmente applicati negli studi di settore ed approntati dalla
Università di Torino) riportiamo le principali valutazioni circa alcuni aspetti
del Piano regionale in relazione agli impianti.
Ø Stante nel bacino la produzione di rifiuti utili alla
realizzazione del CDR – che ricordiamo è classificato quale rifiuto speciale -
nella misura circa del 40% del totale (che risulta di 470 tonn/die) , risulta
che il CDR prodotto dai rifiuti del Bacino sarebbe – dopo le lavorazioni – al
max 140/160 tonn/die. Poiché il più piccolo impianto di termovalorizzazione (come ad es. quello del progetto Renova)
deve bruciare minimo 300 tonn/die di
CDR, si deduce che il bacino dovrebbe importare altro CDR o altri rifiuti da
trasformare in CDR (non a caso la sciagurata definizione di "rifiuto
speciale" al CDR è stata data dal governo attuale per consentire lo
spostamento fuori bacino del CDR da smaltire !). Ovviamente un impianto di
produzione CDR richiederebbe “di logica” un inceneritore che, per motivi
economici e funzionali, sarebbe "ragionevolmente" allocato sullo
stesso sito dove ne viene prodotto il combustibile, anche per ridurre costi e
problemi logistici per il trasporto del CDR.
Inoltre, un impianto dedicato di produzione del CDR comporta
la esistenza in vicinanza di apposita discarica di soccorso “per rifiuti
speciali” che dovrebbe servire a sopperire a problemi che possano intervenire
che impediscano di bruciare il “prodotto CDR” . Di fatto poi essendo
sottodimensionati gli impianti di destinazione del CDR, le "ecoballe"
restano sotto tettoie all'aperto o vengono stoccate nelle discariche in modo
permanente (come in Campania). Inoltre, come in quasi tutti i casi di impianti,
il CDR stoccato, attira stormi di gabbiani che si cibano delle particelle di
rifiuti presenti nelle balle di CDR, interagendo con aumento di presenza di
topi e mosche che renderebbero “a rischio” la salute delle comunità vicine e,
soprattutto, le salubrità dei prodotti
che poi entreranno nella catena alimentare del territorio.
Ø In ultimo ricordiamo
che un inceneritore avendo la classificazione di “impianto industriale per la produzione di energia da fonti
rinnovabili”, non rientra nella programmazione della gestione rifiuti, ma
viene assimilata alle centrali elettriche, godendo quindi di finanziamenti
pubblici, di procedura semplificata e, stante la disastrosa legge
"sbloccacentrali", l’autorizzazione ministeriale e il visto di
compatibilità della commissione tecnica Provinciale, valgono quale variante ai
PRG comunali: quindi IMPIANTO CDR = INCENERITORE !
Ø Circa poi le localizzazioni previste, ci sembra quanto meno
grave che, anziché favorire la distribuzione territoriale del carico degli
impianti sia stato individuato un unico
“Polo rifiuti” tra Conversano e Mola di Bari dove da anni insistono
discariche – per lungo tempo
incontrollate e mai bonificate – che hanno compromesso ai limiti della
irreversibilità le possibilità di sviluppo delle pur presenti,
significativamente, produzioni agricole, insediamenti abitativi, aziende agrituristiche,…strutturalmente
inserite in un sistema terra-mare-urbanità che trova ampie possibilità di
sviluppo in una serie di progettualità già in corso, tra le quali ne indichiamo
solo alcune:
Ø Il Piano Urban2 a Mola di Bari che prevede la
riqualificazione dell’intero territorio comunale e conseguentemente dei tessuti
culturali, produttivi, turistici ed economici;
Ø Conversano “Città d’arte”
Ø la Giunta Regionale ha deliberato definitivamente nell’Area
di Conversano-Mola la definitiva approvazione del Parco a Tema “Elementa” (che
- AL DI Là DI SERIE PERPLESSITà SULLA INIZIATIVA - prevede flussi turistici
importanti) e la creazione della “Riserva naturale a tutela orientata dei laghi
di Conversano e Gravina di Monsignore”.
Ø L’asse “collina (Conversano)-mare” (Mola di Bari e
Polignano) che si programma di inserire in progetti di itinerari turistici
importanti, già nei programmi del Patto Polis.
Ø Numerose ulteriori motivazioni che saranno oggetto di contestuali documenti che il Comitato sta
realizzando a supporto delle prossime iniziative anche legali
Tutto
ciò considerato – FERMA LA OPPOSIZIONE
CHE ANCHE IN VIA LEGALE IL COMITATO OPPORRA’ A TALI LOCALIZZAZIONI (come
già in affiancamento nel ricorso al TAR promosso dal comune di Mola di
Bari)- e ritenendo quindi che tali
gravi ricadute che si avrebbero obbligano ad interventi “correttivi” che non
possono ridursi a conflittualità tra Comuni circa la localizzazione degli
impianti (che ovunque si insedino
provocherebbero danni irreversibili), si deve andare necessariamente ad una
ridefinizione STRATEGICA del Modello
da adottare che “strutturalmente” non richieda determinate tipologie di
impianti e procedure.
Una
fase che risulta strategica, strettamente conseguente all’impegno forte e
primario sulla raccolta differenziata a cominciare dall’organico, è evidentemente
quella del Riciclaggio del Materiale differenziato raccolto e selezionato.
Descrivere
la intera strutturazione di questa fase nei dettagli operativi risulta
complesso, ma indichiamo la struttura generale e gli strumenti individuati.
Quali
brevi precondizioni considerate:
v Nel nostro bacino operano aziende di diverse dimensioni
(dall’industriale del vetro e legno all’artigianale e piccola industria per
carta e plastica);
v Il consumo nei territori dei 21 Comuni di oggetti e
strumenti derivanti da plastica, carta,
legno, vetro,… è molto consistente sia in relazione al mercato “privato” sia in
relazione al sistema produttivo - agricolo in particolare – come nel caso della
commercializzazione e trasporto dei prodotti agricoli;
v Attualmente la bilancia dei pagamenti del bacino
relativamente all’approvvigionamento di detti merci è totalmente passivo ( ad
esempio per le cassette di legno usi per trasporto frutta, imballaggi di
cartone per trasporti, arredi urbani, contenitori dei prodotti lattiero-caseari,
carta per usi amministrativi di Enti pubblici,…)
v Il livello di disoccupazione ed inoccupazione nei nostri
territori è a tutti noto ed evidente. Meno evidente è la sempre maggiore
capacità e volontà imprenditoriale giovanile che nel bacino si evince da esponenziali
crescite di piccole aziende e progetti per richieste di Finanziamenti
agevolati.
Tutto
questo consente di “recuperare” e valorizzare un Progetto che circa tre anni fa
Tecnopolis ha redatto per il Comune di Conversano: Ecoparco che noi vogliamo rinominare:
“EcoRete produttiva”. Senza dettagliare
una serie di passaggi, tracciamo le linee di un sistema produttivo di bacino
che metta in Rete, all’interno della Filiera della gestione dei rifiuti, le
aziende del territorio che operino nella realizzazione di merci derivanti da
materie prime seconde (plastica, carta, legno, vetro,…), garantendo loro il
materiale di produzione a costi competitivi in una logica di autosufficienza
del bacino.
Serve,
quindi, una Funzione di Tutoraggio e Incubatore di aziende che segua e
inserisca progressivamente le nuove aziende nella Rete.
Domanda-Offerta
imporrà la definizione nei 21 Comuni di applicazioni normative che obblighino i
Comuni ed i soggetti pubblici coinvolti all’uso esclusivo e primario di merci
riciclate prodotte nel bacino. Su quello che definiamo “libero Mercato” invece
la possibilità di ottimizzare l’intera catena produttiva territoriale dipenderà
dal rapporto qualità/prezzo dei Prodotti.
Nell’ambito
delle applicazioni comunali deve essere abbinato un Piano di Azioni che
sostenga le strategie del modello incidendo sul livello e la cultura dei
consumi: coinvolgimento scuole, obbligo sul territorio comunale di bibite da
asporto solo in contenitori riciclabili, grossisti e distributori da vincolare
– anche con eventuali premialità fiscali – alla vendita di merci in contenitori
riciclabili e con riduzione degli imballaggi, …..
A
questo duplice compito: Tutoraggio e Mercato proponiamo il coinvolgimento
sistemico di Tecnopolis e la creazione di un Marketing Center per promuovere le
merci prodotte dalla EcoRete e gestire i canali di commercializzazione
extrabacino oltre a gestire, per il tramite di Cooperative Sociali
convenzionate con il Gestore unico di Bacino, le “Isole di scambio” finalizzate
al recupero e rigenerazione di merci per la vendita in sede di mercato
dell’usato.
Al
fine degli ambiziosi obiettivi proposti e dell’impegno tecnico-programmatico
che il Modello richiede, risulta necessario quindi una declinazione
organizzativa dell’ATO tale da poter rispondere alla “sfida” che sarebbe – con
pochissime altre realtà - pilota in Regione e a livello nazionale.
Questa
la struttura organizzativa del Coordinamento dell’ATO che proponiamo alla Bari/5:
v Conferenza dei Sindaci e Giunta Esecutiva con deleghe a specifiche
problematiche (discariche, Rete Ecoproduttiva, raccolta differenziata,…);
v Commissione
Tecnica - 3 esperti
"locali" + Partner Tecnico (Parco
Agrario della Scuola di Monza) - che affianchino la Giunta esecutiva e la
Conferenza dei sindaci nella realizzazione, avanzamento e "gestione"
della realizzazione del Modello di Bacino e per la individuazione - se del caso - delle localizzazioni
alternative dgli impianti secondo parametri oggettivi di valutazione (si faccia riferimento ai lavori della Commissione "non
rifiutarti di scegliere" della Provincia di Torino presediuta dal prof.
Luigi Bobbio) e le premialità tariffarie legate ai carichi degli impianti.
v Fase di Gestione
Unitaria con Capitolato unitario di riferimento (sulla base di quello approntato dal Comune di Mola di Bari) per le
singole Gare di appalto nei Comuni interessati, fino a coincidenza con scadenze
uniche per tutti i 21 Comuni;
v Società Mista a prevalenza Pubblica (come da atto costitutivo ATO) per successiva operatività con Gestore Unico. La Società beneficerebbe
in termini di partner tecnico prioritariamente delle già costituite Municipalizzate
di Gioia del Colle e Castellana che si impegnerebbero - appena in condizione
operativa - a partecipare alle Gare di appalto dei Comuni. I primi impegni
della Società Mista di bacino, con partecipazione dei Comuni sulla base del
numero di abitanti - devono riguardare
in primis la salvaguardia dei livelli occupazionali ed il collocamento dei
lavoratori LSU del bacino e la individuazione del Partner Tecnico Privato - con
priorità ad altre Municipalizzate - con requisiti di affidablità e coerenza
strategico-operativa
v Osservatorio
di bacino (che comprenda le
rappresentanze di Associazioni ambientaliste, imprenditoriali, sindacali,
culturali, soggetti tecnici e scientifici, forze sociali,….) che periodicamente
sia informato dell'avanzamento del Modello e - in sinergia con l'Osservatorio
Provinciale - possa suggerire e indicare miglioramenti e correzioni,
partecipando quale partner attivo nelle
campagne di informazione e sensibilizzazione delle Comunità.
v Partner impreditoriale per Tutoraggio e incubatore di
imprese del riciclaggio (Tecnopolis)
v Marketing Center (Politiche di commercializzazione Merci
riciclate e/o rigenerate)
v
Ottimizzatore del
Coordinamento in affiancamento al Presidente ATO
In questa fase pertanto lo
schema (di massima) delle localizzazioni potrebbe prevedere:
·
Contrada Martucci (Conversano-Mola): Chiusura
discariche - nel tempo strettamente
necessario all' avvio nuova discaricadi bacino - e bonifica Area. Isola ecologica di scambio
·
Acquaviva : Discarica a titolarità
pubblica per RSU post differenzazione;
Piattaforma di differenziazione
"RSU talquale" secco-umido-inerti e annessa Linea
interdipendente di selezione dei rifiuti differenziati secco; impianto per
produzione - a scalare - di CDR (senza essiccazione) da cedere a
utilizzatori extrabacino (in via preventiva vanno esperiti i contatti per
contrattualizzare la fornitura). La
produzione di CDR , progressivamente con l'incremento della raccolta
differenziata e l'avanzamento del Modello di gestione, arriverebbe ad azzerarsi
con contestuale chiusura della attività produttiva. Eventuale personale
impegnato in tale attività "temporanea" e poi in sovrannumero sarà
assorbito dal Gestore Unico.
·
Gioia del Colle: Stazione di recupero a
titolarità pubblica per Inerti; Impianto a celle chiuse di compostaggio
dell'umido da separazione meccanica per ammendante con annessa linea di
impianto di compostaggio per compost di qualità a celle chiuse. Isola ecologica
di scambio. Sede Direzione Gestore Unico.
·
Putignano: discarica a titolarità
pubblica per inerti. Isola ecologica di scambio.
·
Tutti i Comuni : Isole ecologiche di
conferimento differenziato
Medicina Democratica
Comitato Cittadino “Fibronit” (Bari)
Coldiretti – Fed. Prov.le Fed. Provinciale ABAP - Associazione Biologi
Ambientalisti Pugliesi
Legambiente
Lega Tumori (Mola di
Bari)
WWF
VAS - Verdi Ambiente e Società
Associazione "Città Aperta" (Conversano) Associazione CERICA(Castellana
Grotte)
Circolo
Legambiente Solidarietà (Mola di Bari)
Sindacato di base RdB
ACLI
ACLI Terra
"Europe Conservation"
CSC – Comitato Studentesco Cittadino (Mola di Bari)
Coordinamento Intercomunale Studenti Medi
Sinistra Ecologista
Movimento CittadinanzAttiva
Forum Ambientalista
Ass.ne La discarica del Re (Rutigliano)
Circoli PRC Mola di
Bari, Conversano, Sammichele, Rutigliano, Monopoli, Gioia del Colle,
Locorotondo
Italia dei Valori Coord.to
Prov.le
Napoli Club (Mola di
Bari)
Associazione Civico 9 (Conversano)
Democratici di Sinistra Fed.ne Prov.le
Italia Nostra
Greenpeace
Associazione Culturale “Terra Rossa” (Conversano)
Associazione "Il Seme" - (Conversano)
SACS (Puglia)
Redazione “La Piazza” (Gioia
del Colle)
Periodico "Liberementi" - (Locorotondo)
CSOA Coppola Rossa - (Adelfia)
AEA - Associazione Esposti Amianto www.moladibari.com
(portale web)
Il Comitato aderisce a : "Coordinamento Nazionale contro le
Centrali" "Manifesto
in difesa SSN CITTADINANZATTIVA" "Coordinamento Nazionale Comitati contro gli
Inceneritori"
CONSIGLIO
PROVINCIALE
Ordine del Giorno
BOZZA
In relazione ai provvedimenti del Commissario Straordinario
per la emergenza ambientale Fitto circa il Piano Regionale di gestione dei
rifiuti in particolare riferimento al bacino Ba/5 si esprimono forti
perplessità :
§
nel merito per la
scelta strategica di fondo di privilegiare la produzione di CDR e la
conseguente termovalorizzazione dei rifiuti rispetto a politiche di recupero e
riutilizzo dei materiali, capaci invece
di garantire maggiore sviluppo imprenditoriale ed occupazionale, minor impatto
ambientale e maggior risparmio per i cittadini attraverso la tariffazione.
§
nel metodo, per
l’assoluta rigidità con cui sia i contenuti del piano, che la tipologia e la
localizzazione degli impianti, sono state di fatto imposte ad alcune comunità
locali, in palese conflitto con le compatibilità ambientali e di sviluppo
economico delle aree interessate, a causa anche di un ulteriore inaccettabile
carico ambientale in contrada Martucci ed esautorando le autonomie decisionali
dei Sindaci, dallo stesso Fitto designati quali Commissari ad acta.
Esprimiamo invece piena condivisione, e l’impegno ad
attuarli per quanto di competenza dell’Ente Provincia, dei principi base del
Decreto Ronchi, che ha rappresentato una vera e propria rivoluzione
programmatica nella gestione rifiuti in Italia, allineandola, negli intenti,
agli altri paesi Europei ed ad una
concezione moderna e civile della soluzione del problema.
Questi
principi, sempre attuali, presentano una grossissima valenza ambientale,
economica e socio-occupazionale, rappresentata dalle così dette quattro R: riduzione della produzione di
rifiuti alla fonte, raccolta differenziata, recupero, risparmio e riutilizzo di
materiali e di energia, riduzione e protezione ambientale nello smaltimento in
discarica.
I vantaggi di questa strategia, che è l’unica possibile e sostenibile
nel tempo, sono tantissimi:
-
l’eliminazione
progressiva delle discariche e di impianti ad alto impatto ambientale, con
contestuale riduzione dell’occupazione di territorio e dell’inquinamento;
-
l’incremento
dell’indotto imprenditoriale ed occupazionale nel riutilizzo delle materie
seconde, il risparmio ambientale ed economico nell’uso di materie prime;
-
l’incremento
occupazionale nei sistemi di raccolta differenziata;
-
il recupero
energetico, che comunque deve limitarsi alle materie non riciclabili e in
sostituzione di altri combustibili fossili in impianti già esistenti;
-
la chiusura del ciclo
della sostanza organica utilizzabile come fertilizzante in agricoltura, che
consente la riduzione dell’uso della chimica e il contrasto dei fenomeni di
desertificazione;
-
il miglioramento
delle condizioni igieniche urbane;
-
il contrasto delle
attività delle così dette ecomafie e del peso della criminalità organizzata nel
settore, soprattutto al sud.
Tutto ciò si traduce anche, a regime, in un
significativo risparmio per le famiglie, tramite la sostituzione della tassa
con la tariffa, commisurata agli sforzi collettivi ed individuali per ottenere
una separazione dei rifiuti ai fini di una loro migliore riutilizzabilità: in
sostanza più ricicli più risparmi, visto che la voce smaltimento in discarica
rimane quella più pesante nel costo complessivo della gestione del ciclo
rifiuti.
L’intera operazione, complessa ed articolata, richiede un
forte impegno programmatico e di indirizzo da parte delle istituzioni e della pubblica
amministrazione (prime fra tutte l’ATO e le singole municipalità afferenti);
l’interesse pubblico è l’unico capace di fare la differenza, lasciando
all’iniziativa privata il compito di coprire, con intelligenza e capacità
innovativa, tutti gli spazi operativi che si aprono, ma non certo il
condizionamento degli indirizzi strategici di fondo in funzione di logiche del
massimo profitto ricavabile.
In questo quadro risulta fondamentale l’azione di
ricorso al TAR promossa dall’Amministrazione di Mola di Bari, tesa a creare le
condizioni per l’elaborazione, da parte dell’ATO, di un piano alternativo a
quello del Commissario.
E sempre in questa direzione si muove la proposta alternativa elaborata dal Comitato
Salute e Ambiente Sud Est, che condividiamo pienamente(come già in Commissione Ambiente nelle Riunioni del 5 e 9 dicembre
2002), che indica le linee programmatiche sostenibili per la gestione
integrata dell’intero ciclo rifiuti nel bacino.
La
proposta strategicamente prevede in
sostanza:
-
un incremento della
raccolta differenziata ottenuta con un servizio domiciliare secco-umido;
-
il recupero massimo
di sostanza organica e materiali secchi, lasciando al trattamento della
frazione indifferenziata (per la produzione di CDR e sovvalli) un ruolo
residuale e marginale;
-
una conseguente netta
riduzione dello smaltimento in discarica, fra l’altro di materiali molto meno
pericolosi.
Per
ciò che attiene alle tipologie e localizzazioni di impianti prevede:
-
la dismissione e la
bonifica entro un anno dell’area in contrada Martucci (tra l’altro già da tempo imposta al proprietario privato dallo stesso
Commissario);
-
due impianti di
compostaggio;
-
stazioni di selezione
del secco;
-
la cessione del CDR
risultante dal processo di selezione dell’indifferenziato ad impianti fuori bacino e comunque senza la
costruzione di impianti dedicati;
-
due stazioni di
recupero e smaltimento inerti;
-
una isola ecologica
di bacino per il ricondizionamento, riassemblaggio e mercato dell’usato
(vestiario, computer, elettrodomestici,…)
-
una discarica di
servizio di bacino da identificarsi fra quelle già previste dalla precedente
pianificazione regionale, correttamente inquadrate ambientalmente e già
attualmente a titolarità pubblica.
Il piano esecutivo, le localizzazioni definitive ed
eventuali ulteriori necessità impiantistiche, devono, ovviamente, essere meglio
definite e riportate in sede ATO, in piena condivisione fra le comunità locali.
Il
progetto appare comunque realisticamente attuabile e vantaggioso per le
comunità locali.
Pertanto
La Amministrazione Provinciale
§
interverrà per quanto
di competenza per acogliere le motivazioni tecniche e ambientali avanzate dai
Comuni e dai Soggetti interessati (e di cui al ricorso al TAR del Comune di
Mola) per la NON autorizzazione della prevista discarica di
servizio/soccorso per Rifiuti speciali
individuata (unica per la intera regione) dal Commissario in Contrada Martucci;
§
condivide e si impegna
ad attivare la applicazione del Modello alternativo proposto dal Comitato
Salute e Ambiente Sud Est e condiviso dall’ATO del bacino Ba/5;
§
approva, con tali
finalità, la adesione in “costituzione ad
adiuvandum” al Ricorso giacente al TAR promosso dal Comune di Mola di Bari
e che registra già omologhe adesioni di Associazioni Ambientaliste nazionali
come il WWF e Legambiente aderenti al Comitato;
§
si impegna a
supportare gli organi dell’ATO nella definizione e realizzazione organizzativa
e tecnica dell’intero ciclo dei rifiuti in applicazione del Modello di Gestione
definito, sia in relazione alla fase progettuale sia nella ottimale
individuazione delle localizzazioni dei carichi degli impianti previsti
nell’ambito anche del previsto Piano Provinciale di organizzazione della
gestione dei rifiuti in corso di elaborazione. DISCARICHE, CDR, INCENERITORE….AFFARI E TANTI DUBBI
!
a cura di Aldo Binosi Portavoce "Comitato Salute e
Ambiente Sud Est"
Dopo circa 20 anni di rapina del
territorio con l’uso indiscriminato delle cave in Contrada Martucci per lo
stoccaggio di rifiuti di ogni tipo, in alcuni casi anche illegalmente, la
storia ripropone la volontà di alcuni affaristi privati - complice il Piano
regionale dei rifiuti del Commissario Straordinario e Presidente della Regione
Fitto – di fare dell’area tra Mola-Conversano e Rutigliano la pattumiera della
Puglia. GIUGNO 2001 : Si scopre la
candidatura della ditta Lombardi Ecologia di ospitare una discarica per rifiuti
contenenti amianto. La dura protesta organizzata dal nascente Comitato e dalle
Amministrazioni locali fermano il progetto. Il Comitato produce una
controrelazione allo studio di impatto ambientale della Lombardi e lo invia al
Ministero dell’Ambiente. Il procedimento è bloccato. GIUGNO 2002 : si apprende che la
Renova srl (soci : Lombardi Ecologia e Gruppo Mercegaglia) hanno progettato un
inceneritore in Contrada Martucci che tratterebbe 300 tonn. al giorno di
rifiuti .
Si scopre che l’iter, in totale omertà,
ha gia registrato il parere favorevole del Ministero e ha passato senza intoppi
ben due Conferenze di servizio alla Provincia di Bari.
Il Comitato rilancia la lotta con il
sostegno e il protagonismo della Giunta Comunale di Mola di Bari e l’adesione
degli altri Comuni limitrofi. Manifestazioni cittadine imponenti e
mobilitazioni frequenti riescono a fermare il progetto grazie anche allo stop
intimato da Fitto in qualità di Commissario straordinario Rifiuti, su
sollecitazione del Comitato.
Nei mesi successivi le procedure che
ufficialmente sono congelate in realtà vanno avanti essendo il capitolo
inceneritori non di competenza del Piano rifiuti, ma del Piano regionale
dell’energia attualmente in preparazione e per il quale decide, guarda caso, il Commissario Straordinario per le politiche energetiche… Fitto!
Ad oggi il progetto, approvato anche per
i finanziamenti della 488, attende solo la "chiusura del cerchio":
impianto produzione CDR e autorizzazione edilizia del Comune di Conversano fino
ad oggi contrario (Renova non beneficia della procedura semplificata che
aggirerebbe le autorizzazioni). Maggio 2002 /Ottobre 2003 Vari decreti di
ampliamento dei lotti in Contrada Martucci (solo negli ultimi mesi oltre
500.000 metri cubi) ed incremento dei Comuni che scaricano rifiuti a nel sito
della Lombardi Ecologia: da 12 a 15, da 15 a 21.
Sospetti di inquinamento delle falde denunciate dagli agricoltori
non sono verificate dagli organi preposti (neanche ai pozzi dell’AQP che serve
l’acqua potabile di gran parte d Mola di Bari) Novembre 2003 Fitto impone – in difformità alle sue stessa disposizioni
del giorno prima e dello stesso piano
regionale -l’individuazione di contrada Martucci (ignorando totalmente che 12 Comuni avevano già unanimemente rigettato tale soluzione e
cambiando in tutta fretta e senza motivazioni il Piano Regionale da Lui stesso
fatto) quale sito definitivo (....nei secoli dei
secoli):
Discarica di servizio per RSU per i 21 Comuni del bacino Ba/5
Linea di selezione e differenziazione dei rifiuti
Impianto di produzione e biostabilizzazione del CDR
Discarica di servizio/soccorso per CDR "rifiuti
speciali" (l’unica della intera Regione)
Realizza così tutte le premesse "tecniche" ed
organizzative per la realizzazione di impianto dedicato alla
termovalorizzazione del CDR (inceneritore).
Il Comitato raccoglie l’intero Bacino (Associazioni, singoli,
operatori economici,…) e denuncia l’operato di Fitto con due Conferenze Stampa
il 5.12. alla Provincia ed il 4.2.2003 alla Regione, in collaborazione con
Rifondazione Comunista e Verdi.
In queste occasioni viene ufficialmente presentato un Modello di
gestione dei Rifiuti proposto per il bacino Ba/5 alternativo al Piano Regionale
e che punta sul differenziato spinto e sul riciclaggio.
La Commissione Ambiente del Consiglio Provinciale unanimemente
condivide il percorso proposto dal Comitato in due specifiche Riunioni della
Commissione Ambiente il 5 ed il 9. 12.2002
Il Consiglio Comunale di Mola di Bari unanimemente il 25.11
stigmatizza le logiche del Piano Regionale e respinge la localizzazione del
carico degli impianti in Contrada Martucci, così come i Partiti della
colaizione di CentroSinistra di Conversano e di altri Comuni del territorio.
Il 21.12 la Giunta di Mola di Bari presenta ricorso al TAR.
Nel frattempo il Comitato compie azioni di informazione nei Comuni
del bacino e organizza incontri con le Categorie e gli operatori interessati,
sostenendo attivamente l’azione legale della Giunta di Mola.
Il 4 febbraio il Comitato denuncia con forza la azione di Fitto che
oggettivamente premia gli interessi privati di Lombardi a scapito
dell’interesse pubblico, riservandosi ulteriori azioni legali ed iniziative
pubbliche e la costituzione "ad adiuvandum" al fianco del Comune di
Mola, tramite le Associazioni aderenti
(tra cui: Legambiente, WWF, ABAP,
Sinistra Ecologista, AEA,…).
Il Comitato inoltre sottolinea alcuni elementi di questo
"percorso" che destano quantomeno preoccupazioni circa i possibili
intrecci con altre situazioni che coinvolgono il territorio interessato:
ricordiamo che il Comune di Mola è beneficiario dei fondi del Piano Urban2 per
la riqualificazione urbana e questo porterà circa 40 miliardi di vecchie lire
di finanziamenti pubblici che consentiranno sul territorio investimenti
produttivi; questa situazione è però da essere attentamente monitorata al fine
di evitare speculazioni e operazioni poco chiare in termini di tempi ed
autorizzazioni: il Comune sta provvedendo a griglie di controllo, ma il timore
è legittimo; se poi ricordiamo le ultime di cronaca che hanno registrato più di
20 miliardi "distolti" dalle casse di alcune banche locali da
Direttori coinvolti e – si dice - compiacenti con alcuni dei beneficiari; la
strana vicenda della istituzione della "Area protetta dei laghi di
Conversano e della Gravina di Monsignore" (adiacente l’area Lombardi) che
l’Assessore regionale Saccomanno (A.N.) aveva proposto alla Giunta Regionale
in data 11.11.2002 e che la Giunta unanimemente aveva approvato e che nei pochi
giorni successivi - nel passaggio in Consiglio – stranamente lo stesso
Saccomanno ha ritirato (forse perché per
legge la Area protetta avrebbe reso inidoneo il sito di Contrada Martucci?);
aggiungendo che questo tema, da sempre centrale a Conversano, si intreccia con
le prossime elezioni amministrative e che uno degli esponenti di punta del CCD
di Rutigliano – Partito uscito dalla maggioranza di centrodestra al Comune – è concessionario
della falda di acqua minerale che insiste sulla area di contrada Martucci
(punito???) e che sempre nelle vicinanze del sito è in costruzione il Parco a
tema "Elementa" della impresa del gruppo Fusillo (deputato
Margherita)….
Certo è che i dubbi e le domande che il Comitato pone sono
inquietanti alla luce anche che la Lombardi Ecologia – coinvolta anche nello
scandalo delle tangenti per l’appalto dei rifiuti a Monopoli e tutt’ora
detentore del servizio comunale (come anche in scadenza a Mola) – avrebbe
quantitativamente un ruolo di partecipazione importante nella costituenda
Società mista di Bacino prevista da Fitto.
Ancor maggiore considerando che risulterebbe proprietaria delle
discariche che i Comuni del bacino devono rilevare stante l’obbligatorietà per
legge della titolarità pubblica.
Nelle prossime settimane la mobilitazione nei Comuni interessati
salirà di tensione ed intanto anche i Partiti fino ad oggi defilati nella
questione stanno cominciando a rendersi conto della problematica non più solo
limitata ad alcune comunità. I DS avranno una Riunione di Federazione sul tema
per discutere ed individuare una posizione comune dei propri rappresentanti nel
bacino; Rifondazione da sempre ha sostenuto ed affiancato il Comitato; i Verdi
sono scesi in campo sostenendo le posizioni del Comitato; la Margherita
provinciale ha dato la sua disponibilità a trovare soluzioni in direzione del
minor impatto ambientale. Si aspettano tutti gli altri che fino ad oggi sono
stati alla finestra per motivi di "equilibri" elettorali e per
vicinanza ad interessi coinvolti. Intanto: RINVIATA LA UDIENZA PER IL
RICORSO AL TAR
Il giorno 5 Febbraio, ad
apertura della seduta, il Comune di Mola ha trovato "la sorpresa" di
avere di fronte al Giudice - in opposizione al Ricorso - ben due Soggetti :
LOMBARDI ECOLOGIA (proprietario della discarica PRIVATA che Fitto ha
individuato e che i 21 comuni dovranno COMPRARE visto l'obbligo di Legge alla
titolarità pubblica delle discariche) ed il Comune di Acquaviva delle Fonti
(sindaco di Forza Italia - stesso Partito di Fitto) che possiede il sito
alternativo gia pronto e soprattutto l'unico già di proprietà pubblica in
quanto su suolo demaniale. La cosa "anomala" e
"inquietante" è che i due soggetti, pur rappresentando interessi diversi
potenzialmente contrapposti, si sono ALLEATI con un unico atto legale "ad
opponendum" e con gli stessi Avvocati pagati in comune: CAPUTI JABRENGHI e
LOJODICE tra i più noti (e costosi) del Foro barese.
ORA MOLA DI BARI HA CONTRO LE
CORAZZATE E GLI INTERESSI CHE, A QUESTO PUNTO, E' CHIARO A TUTTI QUANTO PESANO
(miliardi) E CHE INTRECCI POLITICO-AFFARISTICI EVIDENZIANO !!!!
L'Udienza si è aperta con
Lombardi e il Comune di Acquaviva che chiedevano il rigetto del Ricorso di Mola
perchè INFONDATO (!!!!). Il Giudice, ritenendo invece necessari approfondimenti
nel merito e quindi fondato il diritto a ricorrere del Comune di Mola ha
rinviato la udienza.
Anche la Ditta aggiudicataria della gara
di gestion della discarica di Acquaviva ha presentato ricorso contro la
localizzazione Fitto che ha "dimenticato" che ad acquaviva era stata
regolarmente indicata la localizzazione della discarica di bacino dopo tutte le
valutazioni tecniche commissionate da
Regione e Comune (al'epoca di centrosinistra).
CITTADINI, ASSOCIAZIONI,
MOVIMENTI,... MOBILITIAMOCI: L' ECOMAFIA NON E' UNA INVENZIONE... TRIBUNALE
AMMINISTRATIVO REGIONALE PER LA PUGLIA - SEDE
DI BARI RICORSO
Per il Comune di Mola
rappresentato e difeso, giusta procura rilasciata a margine del presente atto
dal Sindaco pro-tempore il sig. Vincenzo Cristino in forza della delibera
adottata dalla Giunta Municipale il 20/12/2002 al n° 226, dall’avv. Alberto
Coccioli ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Bari alla Via san
Francesco d’Assisi n° 15 ricorrente
contro il Commissario
delegato per l’emergenza rifiuti nella Regione Puglia pro tempore, con sede
in Bari alla Via Lattanzio n° 29 resistente
ed ove occorra contro il Ministro
dell’Interno pro tempore delegato al coordinamento della Protezione civile resistente
ed ove occorra contro il Presidente
del Consiglio dei Ministri pro-tempore resistente p e r l’a n n u l l a m e n t o
del decreto n° 335 emesso il 29/10/2002dal Commissario delegato per l’Emergenza Rifiuti nella Regione
Puglia pro tempore e notificato al Comune di Mola di Bari il giorno 11/11/2002,
di ogni altro atto o provvedimento connesso, dipendente o collegato ancorché
non conosciuto, nonché, ove occorra, dell’Ordinanza del Ministero dell’Interno
22/03/2002 n° 3184 avente ad oggetto “Disposizioni
urgenti per fronteggiare l’emergenza nel settore dei rifiuti urbani, bonifica e
risanamento ambientale dei suoli, delle falde e dei sedimenti inquinati, nonché
in materia di tutela delle acque superficiali e sotterranee e dei cicli di
depurazione nella Regione Puglia” e del Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri del 21/12/2001 avente ad oggetto la “Proroga dello stato di emergenza nel
territorio della Regione Puglia nel settore dei rifiuti urbani, speciali e
speciali pericolosi, bonifica e risanamento ambientale sei suoli, delle falde e
dei sedimenti inquinanti, nonché in materia di tutela delle acque superficiali
e sotterranee e dei cicli di depurazione”. F A T T O
La Regione Puglia, con D.P.Reg. 06/03/2001
n° 41, si è dotata del “Piano di gestione
dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate” (vedi doc. n° 6).
Le dodici amministrazioni comunali
appartenenti al Bacino, consce della pressione ambientale a cui il comprensorio
di Contrada Martucci viene sottoposto per la ventennale utilizzazione della
zona a discarica (impianto privato di proprietà della ditta Lombardi Ecologia),
raggiungevano l’unanime determinazione di dislocare la futura discarica di
servizio/soccorso prevista dal D.P.Reg. n° 41/01 in sito diverso da Martucci
(vedi doc. n° 7).
Nel mese di luglio 2002 la Conferenza dei Comuni del Bacino
BA/5, con lettera del Sindaco di Putignano-legale rappresentante
dell’amministrazione comunale designata capofila - formalmente richiedeva al
Commissario delegato copia della documentazione tecnica e cartografica inerente
a tutti i siti presenti nel territorio del Bacino potenzialmente idonei
all’allocamento di una discarica di emergenza/soccorso (vedi doc. n° 8).
Successivamente, con decreto n° 296 del
30/09/02 il Commissario delegato per l’emergenza rifiuti - ad integrazione e
parziale modifica del Piano di Gestione dei rifiuti di cui al D.P.Reg. n° 41/01
- ridefiniva gli ambiti territoriali ottimali, riducendoli dai diciotto
iniziali ai quindici attuali: il Bacino d’utenza BA/3 veniva soppresso ed i
comuni facenti parte venivano riallocati parte nel Bacino BA/5, parte nel
Bacino BA/2 (vedi doc. n° 9).
Con i successivi decreti commissariali ni 297-310
venivano istituite le Autorità per la gestione dei suddetti bacini d’utenza e,
conseguentemente, il 05/11/2002 veniva costituita l’A.T.O. del Bacino BA/5.
L’ampliamento del Bacino BA/5 (la
dimensione è raddoppiata, passando dai dodici comuni originari ai ventuno
attuali) ha costituito una novità di grande portata che avrebbe dovuto indurre
la Struttura commissariale a riponderare tutti i parametri di valutazione
tecnici e gli studi preparatori sino ad allora eventualmente effettuati ma
ormai divenuti tralatizi e superati.
Inaspettatamente, il 29/10/02, il Commissario
delegato per l’emergenza ambientale nella Regione Puglia, con proprio decreto
n° 335 localizzava in Conversano-località Martucci il sito presso cui
realizzare la nuova discarica di servizio/soccorso di titolarità pubblica del
Bacino BA/5.
Tale irrazionale ed incomprensibile localizzazione è gravemente
lesiva degli interessi di cui è portatore il Comune di Mola di Bari, in
presenza di molteplici altre e più idonee alternative possibili, onde il
presente ricorso al fine di ottenerne l’annullamento, per i seguenti motivi in
diritto. I Violazione e falsa
applicazione degli artt. 9 e 16 della L.r.Puglia n° 17/93. Inosservanza del
D.P.Reg. 06/03/01 n° 41 (Piano per la gestione dei rifiuti e delle bonifiche
delle aree inquinate). Violazione ed inosservanza del D.M. Ambiente 28/12/87 n°
559. Violazione Delib. C.I. 27/07/1984.Violazione e falsa applicazione
dell’art. 34 D.Lgs n° 267/00. Inosservanza del giusto procedimento. Violazione
del principio di buona amministrazione. Omessa ponderazione degli interessi
coinvolti. Eccesso di potere per difetto di motivazione e carente istruttoria;
erronea presupposizione e falsa rappresentazione della realtà, perplessità,
illogicità, irrazionalità, incongruità, sviamento. Violazione e falsa
applicazione dell’art. 7 L. n° 241/90, per omesso avviso del procedimento.
Inversione procedimentale.
Peliminarmente l’amministrazione ricorrente
precisa che con il presente gravame intende censurare la legittimità delle
modalità e dei criteri posti a base della localizzazione operata dal
Commissario delegato della nuova discarica servizio/soccorso di titolarità
pubblica per il Bacino BA/5. A) La localizzazione del sito idoneo ad accogliere il nuovo impianto di
smaltimento avrebbe dovuto scaturire solo all’esito di una oculatissima istruttoria
e solo dopo scrupolosissima ponderazione di tutti i molteplici aspetti ed
interessi - pubblici e privati - coinvolti.
Il
Legislatore, infatti, conscio della esigenza di un’attenta istruttoria in una
materia ad evidente incidenza ambientale (quale è lo smaltimento dei rifiuti)
ha imposto un’indagine conoscitiva improntata al massimo rigore ed alla massima
considerazione degli interessi individuati come rilevanti.
Orbene, nel caso di specie dall’analisi
dell’iter procedimentale seguito dalla struttura commissariale, emerge con
chiarezza che nell’attività di individuazione del sito è stata omessa la
necessaria ponderazione comparativa di tutti gli interessi coinvolti nella
scelta, in tal guisa violando le fonti normative indicate in rubrica, le quali,
invece, disegnano un modello procedimentale funzionale al coinvolgimento di
tutte le municipalità interessate, in un contesto di pieno e democratico
contraddittorio ed in un quadro di partecipazione e di leale collaborazione nel
processo decisionale.
In particolare, va rimarcato che con la L.
n° 17/93 (immotivatamente disattesa dal Commissario delegato) la Regione Puglia
ha sancito l’aureo principio per cui nel regolamentare il procedimento
amministrativo funzionale alla localizzazione degli impianti, devono essere
promossi accordi di programma ai sensi dell’art. 27 della L. 08/06/90 n° 142,
tra i comuni ricadenti in ciascun bacino di utenza (artt. 1, comma IV e 9,
comma II).
Nella legge regionale vi è, dunque,
l’affermazione della garanzia e della necessità di una compiuta ponderazione
delle istanze ed degli interessi di cui gli enti municipali sono portatori,
quali diretti destinatari degli effetti delle scelte operate dall’autorità
amministrativa decidente - anche nel caso in cui la P.A. agisse in esecuzione
di competenze trasferite per delega -.
Alla luce del quadro normativo ricapitolato
si rileva l’illegittimità del provvedimento impugnato, per non aver il
Commissario delegato immotivatamente promosso gli accordi di programma. B) Il Commissario delegato ha
altresì illegittimamente ignorato l’art. 7 della legge n° 241/90, che impone
l’obbligo della comunicazione dell’avvio del procedimento ai soggetti nei
confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti
diretti e a quelli che per legge debbono intervenirvi. C) Un ulteriore e rilevante vizio, che rende sotto altro profilo
illegittimo il provvedimento commissariale, è costituito dal modus operandi
dell’Autorità commissariale, la quale ha localizzato sua sponte il sito ove realizzare il futuro impianto di titolarità
pubblica, accordando “all’Autorità per la
gestione dei rifiuti urbani per il Bacino di utenza BA/5 di modificare ... la
localizzazione del sito individuato ... entro il termine perentorio di
quarantacinque giorni dalla notifica del presente decreto; decorso inutilmente
tale periodo il sito sul quale deve essere realizzato tale impianto è quello di
cui al n° 1 del presente provvedimento”.
Preliminarmente si dubita che il
Commissario abbia il potere di fissare termini perentori.
In secondo luogo si censura l’operato
commissariale là dove - invertendo il naturale ordine logico-procedimentale e
facendo illegittimo ed intempestivo uso dei poteri delegati- non ha dato modo
alle amministrazioni comunali del bacino di raggiungere spontaneamente
un’intesa.
Il metodo adottato dal Commissario,
infatti, ha determinato una grave turbativa del dibattito in fieri tra le
amministrazioni comunali del Bacino BA/5, dal momento che l’aver comunicato in
anticipo la scelta definitiva in assenza di accordo tra le parti ha garantito
solo in astratto il democratico articolarsi del dibattito, mentre, in concreto,
ha inibito ogni possibile decisione.
È intuitivo che i soggetti appagati dalla
scelta commissariale non hanno più interesse a modificare una situazione per
loro già altamente vantaggiosa.
Anche tale ulteriore profilo è sintomatico
dell’illegittimità dell’azione commissariale.
La denunziata inversione procedimentale,
peraltro, non si giustifica neppure con l’urgenza della localizzazione della
discarica a realizzarsi.
In data 11/11/2002, infatti, è stato
notificato al Comune di Mola il decreto n° 339/02 con cui il Commissario
delegato, in via d’urgenza, autorizzava presso l’attuale discarica privata di
proprietà della ditta Lombardi Ecologia il conferimento di R.S.U. “fino all’entrata in vigore del nuovo
impianto di titolarità pubblica” per
una volumetria massima di 300.000 mq.
Il risultato conseguito dal Commissario con
il decreto 339/02 è stato duplice: è stata superata - seppur momentaneamente -
la situazione crisi del Bacino, ed è stato guadagnato tempo (quasi due anni agli attuali ritmi di
conferimento giornaliero di R.S.U. in discarica) per meglio ponderare
la definitiva localizzazione della discarica di soccorso/servizio.
È dunque comprovata
l’insussistenza nel caso di specie, dell’imprescindibile requisito dell’urgenza
tale da giustificare l’abnorme iter procedimentale seguito dall’Autorità
commissariale.
Un’ulteriore circostanza sintomatica della denunziata svista
procedimentale è rappresentata - tra l’altro - dal fatto che l’autorità
commissariale ha totalmente disatteso la pur legittima richiesta avanzata nel
luglio 2002 dalla Conferenza dei Comuni del Bacino BA/5 (con lettera del
Sindaco di Putignano -legale rappresentante dell’amministrazione comunale
designata capofila -) di copia della documentazione tecnica e cartografica
inerente a tutti i siti presenti nel territorio del Bacino potenzialmente
idonei all’allocamento di una discarica di emergenza/soccorso.
L’omessa comunicazione della chiesta
documentazione (unitamente agli altri episodi di cui ai motivi di doglianza
successivi) dà la misura della opacità e dell’irrazionalità dell’azione
commissariale, i cui poteri sono stati inopinatamente piegati a improprio
strumento di ingiusta sanzione nei confronti delle amministrazioni municipali e
come fonte di un malcelato arbitrio svincolato da ogni forma di analisi
comparativa degli interessi in contraddittorio.
In definitiva, appare evidente la
violazione - nel contesto dell’iter amministrativo scaturito nel decreto
commissariale impugnato - di tutte le norme indicate in rubrica, non avendo il
Commissario messo le stesse municipalità del Bacino (e tra questi, il Comune di
Mola di Bari) in grado di esercitare i propri diritti di partecipazione al
procedimento. D) La soluzione semplicisticamente adottata dall’Autorità commissariale,
peraltro, ha comportato un’incolmabile vuoto di istruttoria, dal momento che i
luoghi considerati (e quello prescelto) non sembrano essere stati individuati
attraverso un’accurata preventiva ricerca di tutte le possibili località idonee
a ricevere una discarica di soccorso/servizio, bensì attraverso un procedimento
che non ha rispettato - se non a livello di affermazioni di rito prive di
contenuto sostanziale - le norme che prevedono delle accuratissime indagini e
verifiche per la scelta del sito. E) Sono state, inoltre, violate le disposizioni del “Piano regionale di
gestione dei rifiuti” istituito con D.P.Reg. n°41/01, ove si stabilisce che la
localizzazione dei siti da destinare a stoccaggio definitivo dei rifiuti deve
essere compiuta con l’osservanza dei criteri prescritti dal D.M. 28/12/87 n°
559, criteri del tutto omessi e non considerati.
Il D.M. n° 559/87, infatti, dispone l’obbligo di acquisizione
preventiva delle informazioni sulle caratteristiche del contesto ambientale e
territoriale ove la scelta è caduta, nonché sui prevedibili effetti ambientali
dell’attività di smaltimento.
Il D.M., ai fini della
razionale scelta della localizzazione dell’impianto prescrive, inoltre,
l’espletamento dell’attività di inquadramento territoriale per un’estensione
radiale di almeno 2 Kmq. al fine di verificare l’esistenza di aree sottoposte a
vincoli idrogeologici, di aree sottoposte a vincoli paesaggistici, di aree
degradate da presenza di cave abbandonate, di centri abitati, di aree
geologicamente instabili e comunque di aree tali da non consentire
l’installazione di stoccaggi definitivi a norma del comma b) del punto 4.2.2.
della delibera Comit. Interminis. 27 luglio 1984.
Sommando errore ad errore,
pertanto, il Commissario ha omesso di applicare le vincolanti prescrizioni
della Delib. C.I. 27/07/84, richiamata dal citato D.M., con riferimento:
·
al
punto 3.2.1. che testualmente stabilisce:
“L’ubicazione degli impianti sarà determinata tenendo conto della loro
compatibilità con l’assetto urbano e con l’ambiente naturale e paesaggistico, e
delle condizioni metereologiche e climatiche;
·
al
punto 4.2.2. ove si prevede che:
“Gli impianti devono essere posti a distanza di sicurezza, in relazione
alle caratteristiche geologiche e idro-geologiche del sito: - dai punti di
approvvigionamento di acque destinate ad uso potabile; - dall'alveo
di piena di laghi, fiumi e torrenti. Gli impianti
devono inoltre essere posti a distanza di sicurezza dai centri abitati e dai
sistemi viari di grande comunicazione”;
Tale reiterata violazione di norme è
l’evidente frutto di un’errata ricostruzione, da parte del Commissario
delegato, dell’esercizio dei propri poteri come discendenti dalla ordinanza
ministeriale (come si avrà modo di soffermarsi più diffusamente in seguito).
Invero l’art. 14 O.M. n° 3184/02 abilita
l’ufficio commissariale a derogare la normativa ivi elencata “limiti
necessari per la realizzazione e gestione degli interventi di emergenza”
e comunque nel “rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico”.
È di palmare evidenza, quindi, che il
Commissario nel caso di specie non era affatto abilitato a seguire un iter
procedurale diverso rispetto a quello disegnato dalla normativa nazionale e
regionale. L’oggetto
del provvedimento impugnato, infatti, non concerne l’adozione di un
provvedimento urgente necessario per sopperire all’acuirsi di una crisi
ambientale, bensì riguarda la definitiva localizzazione di un impianto in
attuazione del Piano di gestione dei rifiuti. Nel caso di specie, pertanto, non
sussisteva un’esigenza di celerità dell’azione amministrativa tale da poter
travolgere i principi procedimentali fondamentali e da aggirare tutte le
necessarie indagini istruttorie, unica garanzia di una scelta ponderata.
Non è neppure ipotizzabile una diversa
interpretazione del richiamato art. 14, dato che, ove mai la norma non fosse di
univoco significato (e, quindi, fonte di più possibili esiti ermeneutici), bisognerebbe
comunque optare per una sua interpretazione coerente con l’oggetto del potere
che il Commissario delegato esercita in via sostitutiva: cioé in conformità ai
principi costituzionali e legislativi in tema di razionalità e buon andamento
dell'azione della P.A., di leale collaborazione e di garanzie procedimentali,
al fine di esperire un’adeguata istruttoria. La comparazione e la ponderazione
di tutti gli interessi (spesso conflittuali) in materia, infatti, è
raggiungibile solo attraverso il pieno contraddittorio. II
Violazione degli artt. 9, 32,
e 97 della Costituzione. Violazione di leggi non derogabili (D.P.R. 12/04/1996
come modificato ed integrato dal D.P.C.M. 03/09/1999; D.P.R. n° 559/87; Delib.
C.I. 27/07/1984; D.P.Reg. n° 41/01; D.P.R. 08/09/97 in relazione alla Dir.
79/409/CEE ed alla Dir. 92/43/CEE; L. 241/90. D.Lgs. 267/00; L. reg. Puglia n°
11/01; D.P.Reg. n° 41/01. come modificato ed integrato dal D.P.Reg. 296/02;
Delib. CIPE 02/08/2002 n° 57 in relazione alla Dir. 2001/42/CE. Violazione del
D.Lgs. 11/05/1999 n° 152. Violazione del D.Lgs. 02/02/2001 n° 31 in relazione
alla Dir. 1998/83/CE. Violazione della Dir. 1999/31/CE). Violazione del D.Lgs.
05/02/1997 n° 22 e della L. reg. Puglia n° 17/93, nonché violazione della L.
241/90 in relazione alla omessa motivazione della deroga al D.Lgs. 05/02/1997
n° 22 e della L. reg. Puglia n° 17/93. L’Ufficio commissariale, per
giustificare le violazioni delle prescrizioni normative denunziate in ricorso
nonché tutti i vizi da cui l’atto impugnato è affetto, non può trincerarsi
dietro il comodo paravento dell’O.M. n° 3184/02, il cui art. 14 lo “autorizza a derogare a normative ivi
elencate”. A) É doveroso sin d’ora
ricordare che il Commissario delegato, nell’iter procedimentale seguito ha
violato principi generali della Carta costituzionale e norme dell’ordinamento
giuridico dei quali, tuttavia, la pur ampia delega conferitagli, non consente
deroga.
Basti ricordare la violazione degli artt. 9, 32 e 97 della
Costituzione, della L. 241/90 in materia di omessa comunicazione dell’avvio del
procedimento, del D.Lgs. 267/00 in tema di conferenza di servizi, del D.P.R.
559/87, della Delib. C.I. 27/07/84, del D.P.R. 08/09/97, della normativa
nazionale e regionale in tema di valutazione di impatto ambientale e di incidenza
ambientale (D.P.R. 12/04/1996 come modificato ed integrato dal D.P.C.M.
03/09/1999, R. reg. Puglia n° 11/01), della Delibera C.I.P.E. n° 57 del
02/08/02, del D.Lgs. 11/05/1999 n° 152 e del D.Lgs. 02/02/2001 n° 31 in
relazione alla Dir. 1998/83/CE (in materia di tutela delle acque e di
monitoraggi ambientali) e della Dir. 1999/31/CE (in materia di requisiti per le
discariche di RSU).
Tanto basta per dimostrare l’abnormità dell’operato del
Commissario delegato. B) Per quanto attiene, invece, alla normativa che l’O.M. n° 3184/02
dichiara derogabile, è doveroso ribadire che tale eccezionalissimo potere, come
è stato sopra rilevato, è attribuito al Commissario delegato esclusivamente per
gli interventi in emergenza e pur sempre nei limiti del “rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico”.
Ebbene, nel caso di specie il Commissario
non ha adottato un atto urgente, bensì un provvedimento attuativo del Piano di
smaltimento dei rifiuti come prefigurato dai provvedimenti commissariali ni
41/01 e 296/02.
L’agere extra ordinem è
invece un potere straordinario che non può eccedere le finalità di un
momentaneo rimedio alla situazione critica contingente; nel caso in esame,
quindi, è evidente come l’intervento commissariale risulti totalmente sfornito
di presupposti. L’impugnato
provvedimento, infatti, esorbita dalla contingibilità e dall’urgenza,
imprimendo - con l’adozione di misure aventi ricadute definitive - un assetto
immodificabile della materia, senza il rispetto delle garanzie procedimentali
ed istruttorie previste da specifiche norme nazionali e regionali.
Ciò nonostante il Commissario delegato ha
derogato immotivatamente alla L. reg. Puglia 13/08/1993 n° 17 ed al D.Lgs.
05/02/1997 n° 22, e per tali violazioni il provvedimento impugnato risulta
insanabilmente viziato.
È doveroso ricordare che l’O.M. in questione impone un uso del
potere di deroga accorto e limitato ai soli casi in cui sussista un nesso di
strumentalità tra la temporanea sospensione delle norme e l’attuazione degli
interventi urgenti ed indifferibili.
Nel caso di specie, tuttavia, non sono ravvisabili gli estremi
che possano spiegare la temporanea deroga delle norme giuridiche,
l’accantonamento delle regole procedimentali e l’aggiramento di tutte le
necessarie indagini istruttorie (garanzia di una scelta ponderata).
La possibilità di deroga alla legislazione vigente è - e deve
rimanere - una misura estrema finanche nell’ambito di una situazione
eccezionale. La cautela del Legislatore, infatti, è stata massima, trattandosi di
conferire ad una autorità amministrativa, la cui attività è normalmente
soggetta al principio costituzionale di legalità, il potere di darsi - caso per
caso - le regole disciplinanti la propria azione amministrativa. Ma vi è di più !
L’emergenza pugliese è caratterizzata dalla peculiarità che la
delega commissariale scaturisce non già ad una calamità naturale, bensì dalla
situazione di stallo in cui versava la Regione Puglia per la risoluzione
dell’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti.
Ebbene, la dichiarazione dell’emergenza rifiuti in Puglia ha
comportato l’accentramento (evento di per sè eccezionale) delle competenze di
numerosi organi collegiali in un solo organo monocratico: il Commissario
delegato.
Tale straordinario accentramento delle competenze, tuttavia, non
implica ex se che il Commissario
delegato possa ad libitum decidere di
violare immotivatamente la legislazione vigente.
Solo il verificarsi di una contingenza emergenziale giustifica
la deroga alla legislazione vigente, fermo restando l’obbligo per il
Commissario delegato di motivare ex ante le ragioni della deroga.
Affinché tale eccezionalissimo potere possa considerarsi
esercitato nell’ambito dei limiti imposti dalla L. n° 225/92 (e possa dirsi
scongiurato il pericolo di alterazione del sistema delle fonti), è
imprescindibile che l’autorità commissariale si faccia carico ex ante di
individuare le principali norme che, applicabili in via ordinaria,
pregiudicherebbero invece l’attuazione degli interventi di emergenza.
L’onere di motivazione di cui il Commissario avrebbe dovuto
farsi carico (e che, invece ha omesso censurabilmente di fare) è quello diretto
ad evidenziare il nesso di strumentalità necessaria tra l’esercizio
dell’eccezionale potere di deroga e l’attuazione degli interventi.
Una simile valutazione - che per intuibili ragioni avrebbe
dovuto precedere la decisione impugnata in violazione della normativa vigente -
doveva essere indicata dal Commissario in maniera circostanziata.
Ebbene, l’onere di motivazione nel caso in esame non può
ritenersi assolto da parte del Commissario delegato attraverso una generica
indicazione del proprio potere di deroga.
A sommesso parere dell’amministrazione ricorrente, infatti, in
uno Stato di diritto qual’è la Repubblica italiana la disapplicazione della
legislazione vigente è scelta troppo grave per consentire la sottrazione ad un
vaglio giurisdizionale che, per essere compiuto, deve poter verificare come sia
stato esercitato il potere di deroga.
Ciò che nel caso di specie appare sommamente censurabile è la
totale assenza, nell’azione commissariale, della prospettazione delle
situazioni concrete che hanno reso indispensabile l’adozione di un
provvedimento extra ordinem. Negli atti del
procedimento, infatti, non vi è traccia alcuna di una siffatta complessiva
valutazione, che, invece, avrebbe dovuto indefettibilmente supportare il
provvedimento adottato in spregio della normativa vigente in materia di
smaltimento dei rifiuti; il provvedimento, infatti, si esaurisce in una
sterile ed immotivata asserzione dell’esistenza del potere di deroga all’intero
complesso normativo, senza spiegarne le ragioni. C) Ad ogni buon conto,
l’amministrazione ricorrente sin d’ora impugna - eccependone l’illegittimità
anche sotto il profilo costituzionale - l’Ordinanza del Ministro n° 3184
dell’Interno del 22/03/2002 nonché il Decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri del 21/12/2001 nella parte autorizzano il Commissario delegato - in
palese violazione del principio della gerarchia delle fonti - ad agire in
deroga ad interi settori normativi indicati, peraltro, in maniera assai
generica.
Nell’art. 14 O.M. 3184/02 viene prefigurato un potere
commissariale talmente ampio da compromettere i principi fondamentali cui,
invece, quest’ultimo deve essere vincolato, secondo quanto stabilito dalla L.
n° 225/92 e dalla clausola di salvaguardia contenuta nella stessa Ordinanza n°
3184/02.
Per quanto detto appare intrinsecamente illegittima e
contraddittoria l’impugnata ordinanza ministeriale là dove abilita il Commissario
delegato alla temporanea sospensione dell’efficacia della normativa nazionale e
regionale in materia di valutazione dell’impatto ambientale, ovvero nella parte
in cui consente di seguire un iter procedimentale abnorme in dichiarata
violazione dei principi generali di rango costituzionale (di buon andamento, di
trasparenza, di democraticità partecipativa) che governano l’azione
amministrativa. III Eccesso di potere per omessa ponderazione e comparazione degli
interessi coinvolti. Difetto assoluto di istruttoria e di motivazione,
sviamento, travisamento e falsa rappresentazione dei presupposti di fatto,
erronea presupposizione e falsa rappresentazione della realtà, perplessità,
illogicità, irrazionalità, incongruità. Violazione del D.P.Reg. 06/03/2001 n°
41 (Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche delle acque inquinate).
Violazione del principio di buona amministrazione.
La doglianza necessita di una
indispensabile premessa fattuale.
Come è noto, il Bacino di utenza BA/3 è
stato soppresso ed alcune delle amministrazioni comunali che ne facevano (tra
cui Acquaviva delle Fonti) sono confluite in parte nel Bacino BA/5.
Ebbene, l’amministrazione comunale di Acquaviva delle Fonti - quando ancora
faceva parte del Bacino BA/3 - aveva avviato ed espletato una procedura
pubblica di appalto concorso per la progettazione, realizzazione e gestione, in
località Tufara-Tufarelle, dell’impianto di smaltimento di R.S.U. a servizio
del Bacino Ba/3.
Allorché la procedura volgeva a positiva
conclusione con l’emanazione dell’atto di aggiudicazione in favore dell’ATI
TM.E. s.p.a. - Termomeccanica Ecologica ed Eco Acqua s.r.l - il Commissario
delegato per l’emergenza rifiuti della Puglia ordinò all’amministrazione di
revocare i provvedimenti di aggiudicazione e di trasmettere gli atti
endoprocedimentali all’Ufficio commissariale.
Dal Commissario delegato, infatti, era
stata ravvisata nel procedimento una violazione di legge, a causa della natura
giuridica privatistica del soggetto aggiudicatario, laddove la normativa
imponeva che la fase di gestione dell’impianto fosse demandata ad una società
mista con prevalente capitale pubblico.
Tuttavia, considerato il principio di
conservazione degli atti amministrativi e positivamente valutata la volontà
dell’ATI aggiudicataria di assumere il diverso ruolo di socio minoritario nella
costituenda società mista di gestione, l’Ufficio
commissariale fece propri gli atti procedimentali presupposti all’emanazione
dell’atto di aggiudicazione ed autorizzò l’A.T.I. suddetta a realizzare la
discarica in contrada Tufara previa costituzione della società mista.
Orbene, nonostante il Bacino BA/3 sia stato
nelle more soppresso ed il Comune di Acquaviva delle Fonti sia confluito nel
Bacino BA/5, rimane a tutt’oggi ferma
l’autorizzazione commissariale alla realizzazione di una discarica di RSU nel
comune di Acquaviva delle Fonti.
È doveroso dubitare, dunque, della
correttezza dell’iter procedimentale seguito dall’Ufficio commissariale che in
sede di istruttoria ha totalmente pretermesso - tra i siti potenzialmente
idonei a ricevere il nuovo impianto - quello già individuato in agro di
Acquaviva delle Fonti, già pronto alla
utilizzazione immediata.
Ed infatti:
· il sito è già dotato di una
cava perfettamente idonea alla localizzazione di una discarica;
· in loco è stata eseguita una
compiuta istruttoria tecnica dalle competenti autorità comunali ed è stata
esclusa la sussistenza di ogni possibile ostacolo e/o vincolo impediente lo
smaltimento e/o stoccaggio dei R.S.U.;
· esiste un formale atto di
assenso commissariale alla realizzazione in loco della discarica;
· per la gestione di tale
sito, addirittura, esiste un imprenditore dotato delle competenze tecniche
necessarie alla gestione della discarica, il quale, per di più, ha già
manifestato il proprio incondizionato assenso a divenire socio di minoranza
della costituenda società mista per la gestione della discarica. Chiaro, quindi, si
appalesa il macroscopico difetto di istruttoria in cui è incorsa l’azione
commissariale: l’atto impugnato, infatti, risulta illegittimo e gravemente
viziato, poichè tutte le valutazioni compiute sono state eseguite senza il
doveroso confronto comparativo tra tutti i siti astrattamente idonei.
L’istruttoria, ripetesi, è stata eseguita con tale
superficialità ed approssimazione che non è stato preso in considerazione un
sito sul quale pur si era concentrata - in un non lontano passato -
l’attenzione del Commissario.
Peraltro, dall’esame degli atti endoprocedimentali del comune di
Acquaviva delle Fonti (atti di cui l’Ufficio commissariale è in possesso per
averli avocati a sè) emerge la perfetta idoneità del sito acquavivese - sotto
il profilo fisico-ambientale - a ricevere la futura discarica di
soccorso/servizio.
L’omessa valutazione di tali elementi vale ad inficiare irrimediabilmente
gli atti impugnati, dato che l’istruttoria procedimentale è stata portata a
termine in modo evidentemente incompleto e lacunoso, senza l’indispensabile
valutazione comparativa anche del sito di Contrada Tufara di Acquaviva delle
Fonti.
IV
Eccesso di
potere per omessa ponderazione e comparazione degli interessi coinvolti.
Difetto assoluto di istruttoria e di motivazione, sviamento, travisamento e
falsa rappresentazione dei presupposti di fatto, erronea presupposizione e
falsa rappresentazione della realtà, perplessità, illogicità, irrazionalità,
incongruità. Violazione del D.P.Reg. 06/03/2001 n° 41 (Piano di Gestione dei
Rifiuti e delle Bonifiche delle acque inquinate) nonché D.M. n° 559/89 e della
Delib. C.I. 27/07/1984. Violazione del principio di buona amministrazione. A) Occorre premettere che il grave impatto ambientale subito dal
territorio a causa del massiccio sfruttamento della discarica oggi esistente è
stato già doverosamente preso in considerazione dal Commissario delegato là
dove, nel Piano di gestione dei rifiuti e delle bonifiche delle aree inquinate
promulgato con D.P.Reg. 06/03/2001 n° 41, al paragrafo G.10 (intitolato Interventi di bonifica e ripristino
ambientale) testualmente si legge che:
“Già oggi,
comunque, in aggiunta ai siti di interesse nazionale prima richiamati, è
possibile indicare alcune vaste aree territoriali caratterizzate da evidenti
situazioni di pressione/rischio ambientale sulle quali dovrà necessariamente
essere incentrata l’azione commissariale: [...] Provincia di Bari - area sud-est barese interessate negli
anni 90 da discariche di emergenza per rifiuti urbani”.
L’Ufficio commissariale in virtù del citato
Piano di gestione - ovviamente autovincolante per l’attività commissariale - ha statuito la necessità di mettere
definitivamente in chiusura la discarica, ponendo l’intero sito sotto controllo
trentennale di sicurezza a cura della ditta proprietaria.
Chiaro si appalesa tale ulteriore profilo
di illegittimità degli atti impugnati, sia per la lacunosità e superficialità
dell’istruttoria sia per l’omessa ovvero carente motivazione dell’azione
commissariale.
V
Eccesso di potere per omessa
ponderazione e comparazione degli interessi coinvolti. Difetto assoluto di
istruttoria e di motivazione, sviamento, travisamento e falsa rappresentazione
dei presupposti di fatto, erronea presupposizione e falsa rappresentazione
della realtà, perplessità, illogicità, irrazionalità, incongruità. Violazione
del D.P.Reg. 06/03/2001 n° 41 (Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche
delle acque inquinate) nonché D.M. n° 559/89 e della Delib. C.I. 27/07/1984.
Violazione del principio di buona amministrazione. Violazione del D.Lgs.
11/05/1999 n° 152. Violazione del D.Lgs. 02/02/2001 n° 31 in relazione alla
Dir. 1998/83/CE. Violazione della Dir. 1999/31/CE. Per quanto già detto nel precedenti motivi di doglianza è evidente come
il sito prescelto dal Commissario delegato non sembra esser stato individuato
attraverso un’accurata preventiva ricerca e selezione di tutte le possibili
località idonee a ricevere una discarica di soccorso/servizio.
Invero, la decisione appare adottata
all’esito di un procedimento irrispettoso - se non a livello di affermazioni di
rito prive di contenuto sostanziale - delle norme che prevedono delle accuratissime
indagini e verifiche per la scelta del sito.
La soluzione semplicisticamente adottata
dall’Autorità commissariale ha comportato, pertanto, un’incolmabile vuoto di
istruttoria che inficia di illegittimità gli atti impugnati.
L’inidoneità ambientale della contrada
Martucci per l’allocazione della nuova discarica soccorso/servizio emerge con
solare evidenza sol che si considerino le emergenze geografiche del sito
prescelto, dati che, tuttavia, sono stati sintomaticamente ignorati
dall’Ufficio commissariale.
Di seguito si evidenziano le principali
conseguenze del denunziato vuoto istruttorio. 1) Non vi è stata alcuna indagine intesa a verificare se il sito
prescelto fosse interessato da vincoli archeologici e/o paesistici, sicché non
si è rilevato che sul suolo prescelto insiste l’area dei “Laghi di Conversano e la Gravina di Monsignore”,
caratterizzata geologicamente da depressioni doliniformi con fondo argilloso e
da stagni di enorme importanza naturalistica per la presenza e per la
riproduzione di fauna.
Tale habitat, fragilissimo poichè legato a
delicati equilibri ambientali (primo fra tutti l’equilibrio idro-geologico e
l’inquinamento delle acque) è ope legis sottoposto a vincolo
paesaggistico, dal momento che l’area in questione risulta ricompresa nel
PUTT-Regione Puglia, è stata identificata dalla L.reg. Puglia 24/07/1997 n° 19
come “area naturale protetta” ed è
stata altresì proposta sito di interesse
comunitario giusta D.M. Ambiente del 3/4/2000 pubblicato in Gazzetta Ufficiale
n° 95 del 22/04/00.
Va da sè che l’esistenza di un’area
vincolata di tale importanza nelle immediate vicinanze di Contrada Martucci
avrebbe dovuto sconsigliare la localizzazione della nuova discarica di
soccorso/servizio.
Ma vi è di più !
Il medesimo sito dei Laghi di Conversano e
della Gravina di Monsignore, oltre che sottoposto a vincolo paesistico, risulta
altresì vincolato archeologicamente.
Il mancato riscontro dell’esistenza del
sito “Laghi di Conversano Gravina di Monsignore” determina il difetto di
istruttoria, nonché la violazione delle norme in rubrica specificate che
escludono tassativamente che le sedi degli impianti di discarica possano essere
localizzate in aree vincolate e comunque in zone che presentino “evidenze carsiche significative (ipogei,
doline, inghiottitoi”. (v. il Piano
di gestione dei rifiuti, Paragrafo F.2, sezione I Criteri per la localizzazione
- Inquadramento geo-fisico-territoriale). 2)
Le denunziate omissioni istruttorie hanno fatto sì che l’Autorità commissariale
abbia ignorato che nella zona prescelta è in fase di realizzazione un vasto
parco a tema nel territorio comunale di Conversano (tanto risulta dalla
documentazione che sarà esibita in sede di deposito), e che l’intera area è
oggetto di recupero e rilancio agrituristico ed ambientale grazie ai cospicui
finanziamenti del Piano Urban II, del P.R.U. e dei P.R.U.U.S.T. di cui
beneficia Mola di Bari, e del P.I.S. del sud barese.
A tal riguardo, infatti, si sottolinea che il Comune di Mola di
Bari ha ottenuto i finanziamenti del Piano URBAN II dalla Unione Europea sulla
scorta dello stato di crisi irreversibile della pesca e della urgenza della
riqualificazione compensatoria del territorio sotto il profilo ambientale,
agricolo, turistico e commerciale.
Va da sè che l’installazione della nuova discarica sarebbe fonte
di tale inquinamento ambientale da compromettere in maniera irreversibile
qualsivoglia tentativo di rigenerazione e/o riqualificazione del territorio
molese. 3)
L’Ufficio commissariale, inoltre, ha tralasciato di considerare la presenza, a
distanza inferiore a due chilometri dalla discarica a realizzarsi, del
Monastero di Santa Maria dell’Isola.
È appena il caso di rimarcare che il
Monastero fu fondato nel 1200 e nel 1462 venne trasformato dal Conte di
Conversano in Cenobio della Contea di Conversano. L’interesse storico ed
artistico dell’edificio ne fa un monumento di interesse nazionale (giusta
quanto statuito dal D.Lgs. 29/10/1999 n° 490) vincolato dalla Soprintendenza ai
Beni Culturali.
L’edificio monastico è meta turistica di
primissimo interesse in Puglia, essendo utilizzato anche per incontri, ritiri,
convegni, congressi (da circa venti anni l’edificio è sede della Casa di
spiritualità “Sacro Cuore di Gesù” gestita dalla comunità delle suore
Clarettiane).
Ebbene, l’omessa ponderazione delle
ricordate circostanze, unitamente all’iter procedimentale irrispettoso del
vincolo esistente in situ ed all’inesistenza di motivazione in ordine al
previsto insediamento in una zona di rilevante interesse storico-archeologico, accentua
i denunziati profili d’illegittimità della contraddittoria azione
commissariale. 4)
È sfuggito all’analisi del Commissario altresì che:
· entro il raggio di 5
chilometri dal sito ove è stata localizzata la nuova discarica vi sono i centri
abitati di Mola di Bari e Rutigliano, mentre l’abitato di Conversano dista in
linea d’aria appena 2,5 chilometri;
· che nelle vicinanze del sito
prescelto insistono note masserie - di rilevantissimo interesse
storico-artistico-culturale - come la masseria Recchia, la masseria Netti, la
masseria Netti-Castelli, la masseria Labbate, la masseria Roberti, la masseria
Introna e la masseria Barbanente;
·
che
ad appena 800 metri dalla discarica Martucci è presente la Sala di ricevimenti
“Verna”, nonché numerosi impianti sportivi (campi da tennis e piscina
scoperta);
· che nelle vicinanze del sito
sono presenti numerosi ed avviatissimi insediamenti commerciali e produttivi di
ortofrutta; a titolo di esempio (non certamente esaustivo) si citano la ditta
Orchidea Frutta, la ditta Altieri, nonchè l’azienda agroalimentare Prosperi;
· che i terreni adiacenti alla
nuova discarica, poi, sono coltivati a tendoni di pregiatissima uva da tavola,
ciliegeti, serre ed uliveti.
Le strutture produttive innanzi specificate
riceverebbero un irreparabile nocumento dalla localizzazione della discarica a
così poca distanza.
Va da sè, dunque, che il sito scelto
avrebbe dovuto essere individuato in altra zona isolata e lontana dai centri
abitati e produttivi, giusta quanto dispone il Piano di gestione dei rifiuti, al Paragrafo F.2, sezione I Criteri per
la localizzazione - Parametri ottimali di localizzazione. 5) Errata ed illogica, inoltre, è la valutazione della commissione
tecnica che ha stimato irrilevante, ai fini della individuazione del sito, la
presenza di una falda idrica posta a 150 metri di profondità.
La localizzazione prescelta, inoltre, è
quanto mai acritica e superficiale, dal momento che il marcato e notorio
carsismo e la accentuata fratturazione del sottosuolo comporta infiltrazioni di
acqua di mare anche a quote abbastanza alte (115-125 metri s.l.m.) con rischio
di percolazione nella falda di inquinanti sciolti nell’acqua a causa delle
periodiche sue risalite. 6) Non è stata tenuta affatto in considerazione l’esistenza, nelle
adiacenze del sito prescelto, di pozzi artesiani privati e pubblici, anche al
servizio dell’AQP s.p.a..
Nella planimetria allegata al fascicolo di
parte ricorrente vengono riportate le localizzazioni dei pozzi artesiani
pubblici (P.P.) e privati (P.) situati nel territorio molese sfruttati sia per uso irriguo, sia per uso potabile.
Si richiama l’attenzione del Collegio
giudicante particolarmente sul pozzo di proprietà pubblica (individuato come
P.P.1 nella planimetria) posto al servizio dell’A.Q.P., il quale presenta la
peculiare caratteristica di confluire direttamente nella condotta idrica
dell’acquedotto e di fornire gran parte dell’acqua potabile all’abitato di Mola
di Bari.
Quanto ai pozzi adibiti ad uso irriguo, la
loro particolarità consiste nel fatto che essi si ramificano in un anello di
distribuzione, sicché l’eventuale inquinamento di un pozzo determinerebbe
l’inquinamento di tutta l’acqua utilizzata ad uso irriguo da qualunque pozzo
emunta.
Dall’esibita relazione tecnica redatta dai
tecnici dall’Assessorato alle Attività Produttive del Comune di Mola di Bari,
peraltro, si evidenzia la preoccupante circostanza (riferita da agricoltori
molesi) che, durante l’emungimento d’acqua dai richiamati pozzi già ora si
avverte l’emissione di strani odori e la formazione di schiume sul terreno
(chiaro sintomo della presenza di tensioattivi disciolti nell’acqua).
Anche sotto tale profilo, tuttavia,
l’istruttoria commissariale è risultata totalmente lacunosa per approfondito
l’inquadramento idrogeologico del sito prescelto, pur in presenza di un norme
nazionali e comunitarie a tutela della salubrità delle acque superficiali e
sotterranee.
Si rammenta in proposito il D. L.vo n° 152 dell’11/05/99 il
quale ha come obiettivo la prevenzione, la riduzione dell’inquinamento delle
acque, il risanamento dei corpi idrici inquinati, il miglioramento dello stato
delle acque e la protezione di quelle destinate all’utilizzazione durevole (in
primo luogo potabile), nonché l’individuazione di misure atte a prevenire e
ridurre l’inquinamento nelle zone vulnerabili e nelle aree sensibili, per
conservare, risparmiare, riutilizzare e riciclare le risorse idriche.
In seconda battuta è doveroso richiamare il D. L.vo n° 31 del
02/02/01 (attuativo della Dir. 1998/83/CE relativa alla qualità delle acque
destinate al consumo umano) il quale disciplina la qualità delle acque
destinate a consumo umano al fine di proteggere la salute umana dagli effetti
negativi derivanti dalla contaminazione delle acque stesse (art. 4).
L’applicazione delle disposizioni del D. L.vo in parola deve avere:
“l’effetto di non consentire un
deterioramento del livello esistente della qualità delle acque destinate al
consumo umano tale da avere ripercussioni sulla tutela della salute umana, né
l’aumento dell’inquinamento delle acque destinate alla produzione di acqua
potabile”.
È poi da menzionare la Dir. 2000/60/CE che istituisce un quadro
“per l’azione comunitaria in materia di acque” finalizzato al perseguimento
degli obiettivi di salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità
dell’ambiente, dell’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali
(attività fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul
principio della correzione, anzitutto alla fonte, dei danni causati
all’ambiente).
In tale contesto normativo di protezione ambientale si inscrive,
infine, quale indefettibile corollario, la Dir. 1999/31/CE relativa alle
discariche di RSU, con la quale sono stati fissati i requisiti a cui gli
impianti devono conformarsi per quanto riguarda l’ubicazione, lo sviluppo, la
gestione, il controllo, la messa fuori esercizio e le misure di prevenzione e
protezione da adottare per evitare qualsiasi danno all’ambiente; il legislatore
comunitario, infatti, ha ritenuto l’applicazione ed il rispetto dei requisiti
tecnico-scientifici previsti necessari - in una prospettiva sia a breve che a
lungo termine - al fine di tutelare i comparti suolo ed acqua da possibili
inquinamenti.
Ebbene, nel caso di specie l’Ufficio
commissariale, nonostante la presenza nell’area di pozzi artesiani ad uso
irriguo, di pozzi di captazione di acqua potabile e, addirittura, di un pozzo
da cui si estrae acqua minerale, non ha minimamente tenuto nella doverosa
considerazione la peculiare caratterizzazione idrogeologica del sito. 7) Sommando errore ad errore,
inoltre, la Struttura commissariale non si è avveduta che uno dei due pozzi
privati siti presso la Sala Verna (distante qualche centinaio di metri dalla
discarica) viene utilizzato per l’emungimento della acqua minerale “Della Grotta”,
giusta l’autorizzazione concessa nel 1996 tanto dal Presidente della Giunta
della Regione Puglia (sic!) quanto dal Ministero della Sanità.
La circostanza è assai rilevante ai fini del denunziato profilo
di illegittimità dell’azione commissariale, dal momento che per la tutela della
fonte in parola - distante meno di un chilometro dal sito prescelto dal
Commissario delegato - è previsto un vincolo ambientale per un area circostante
al pozzo di ottanta ettari. 8) Ancora sotto il profilo
dell’omessa istruttoria deve rilevarsi che il Commissario, nel localizzare la
discarica soccorso/servizio presso Contrada Martucci non si è peritato di prevedere la capacità ricettiva massima della
discarica. VI
Eccesso di potere per omessa
ponderazione e comparazione degli interessi coinvolti. Difetto assoluto di
istruttoria e di motivazione, sviamento, travisamento e falsa rappresentazione
dei presupposti di fatto, erronea presupposizione e falsa rappresentazione
della realtà, perplessità, illogicità, irrazionalità, incongruità. Violazione
del D.P.Reg. 06/03/2001 n° 41 (Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche
delle acque inquinate) nonché D.M. n° 559/89 e della Delib. C.I. 27/07/1984.
Violazione del principio di buona amministrazione. Violazione degli artt. 9, 32
e 97 Cost.. Violazione del D.P.R. 12/04/1996 come modificato ed integrato dal
D.P.C.M. 03/09/1999, in relazione al D.Lgs. 05/02/1997 n° 22. Violazione L.
reg. Puglia n° 11/01. Violazione del D.P.R. 08/09/97 in relazione alla Dir.
79/409/CEE ed alla Dir. 92/43/CEE. Violazione Delib. CIPE 02/08/2002 n° 57 in
relazione alla Dir. 2001/42/CE. Violazione del D.Lgs. 11/05/1999 n° 152.
Violazione del D.Lgs. 02/02/2001 n° 31 in relazione alla Dir. 1998/83/CE.
Violazione della Dir. 1999/31/CE. A) Vi è un ulteriore vizio che
rende illegittima, sotto altro e diverso profilo, la scelta operata dal
Commissario delegato ed incompleto e viziato il procedimento seguito. Il provvedimento di
localizzazione risulta totalmente sfornito dell’obbligatoria valutazione di
impatto e/o incidenza ambientale.
All’amministrazione ricorrente, infatti, non consta che
l’autorità commissariale abbia mai effettuato di recente valutazioni di
compatibilità ambientale del nuovo impianto, tantomeno studi sulla
caratterizzazione orografica ed idrogeologica del sito, sull’inquadramento
ambientale attuale dei luoghi, sulle possibili future ricadute a livello
ecologico e sul regime vincolistico, ovvero sulla vocazione economica
dell’area.
Parte ricorrente solleva tale ulteriore profilo di doglianza con
il conforto del costantemente insegnato della giurisprudenza amministrativa, la
quale ritiene indispensabile una verifica tecnica ex novo della situazione
ambientale (volta a riesaminare compiutamente i parametri tecnici, quantomeno
al fine di un eventuale ulteriore incremento delle misure di sicurezza) ogni
qualvolta mutino le condizioni di utilizzazione e gestione di una discarica.
Nel ricordare che l’impugnato provvedimento commissariale non
autorizza in via d’urgenza la proroga dell’utilizzazione della discarica
privata, bensì effettua una definitiva localizzazione del nuovo impianto di
titolarità pubblica al servizio del Bacino BA/5, si rileva che nel caso di
specie non sarebbero stati suscettibili di utilizzazione neppure eventuali
studi di compatibilità ambientale effettuati per l’attività di smaltimento di
R.S.U. attualmente svolta in regime di proroga straordinaria nella discarica
privata della ditta Lombardi Ecologia.
Sulla propedeuticità degli studi di compatibilità ambientale ai
fini della localizzazione, infatti, il D.P.Reg. n° 41/01 (Piano di gestione dei
rifiuti), testualmente dispone che vengano acquisiti i seguenti dati:
“La descrizione delle condizioni fisiche
(morfologiche, geologiche, idrogeologiche, ecc.) iniziali del luogo sul quale
si devono realizzare gli interventi impianti ed opere; la individuazione delle
modificazioni che la realizzazione degli interventi, impianti ed opere
aggiuntive comporteranno sull’ambiente, nel breve e nel lungo periodo; i
parametri, i criteri di base, le assunzioni, le formulazioni, i modelli fisici
e matematici adottati per identificare e stimare gli impianti; le misure
proposte per eliminare, ridurre o mitigare prevedibili rischi geologici e le
prevedibili conseguenze dannose per l’ambiente”.
In considerazione del patrimonio ambientale preziosissimo e
delicatissimo presente nella zona limitrofa alla discarica Martucci e
dell’impatto ambientale già subito dall’habitat, era doverosa una istruttoria
più approfondita da parte del Commissario delegato, dal momento che nel caso di
specie (ripetesi) è stata eseguita una scelta finale di un sito su cui verrà
realizzato l’unico impianto di soccorso/servizio del Bacino BA/5 destinato a
svolgere non solo le funzioni proprie di tale impianto, ma anche e soprattutto
a ricevere tutti gli R.S.U. prodotti nel Bacino nelle more dell’entrata a
regime del sistema di termovalorizzazione dei rifiuti prefigurato dal D.P.Reg.
n° 41/01 ma ancora lontanissimo dalla attuazione. Ma vi è di più! B) La misura dell’illogicità, della mancanza di trasparenza e
dell’irragionevolezza dell’azione commissariale trova ulteriore documentale
conferma anche nei verbali delle adunanze dei giorni 27/9/2002 e 21/10/2002
della Commissione Tecnica della struttura commissariale.
Nella riunione dell’organismo tecnico del
27/9/02, infatti, si afferma testualmente che:
“... per
quanto attiene alle aree del ... BA/5 .... si
ritengono necessari ulteriori approfondimenti per la definitiva valutazione in
ordine alla individuazione del sito sul quale realizzare i nuovi impianti
di titolarità pubblica in questione”.
Tale frase è oltremodo significativa, in
quanto evidenzia lo stadio embrionale ed incompleto dell’istruttoria espletata
sino a quel momento dalla struttura commissariale. Nell’ottobre 2002, poi, si è verificato l’ampliamento del Bacino BA/5,
e, ciò nonostante (e dopo appena ventinove giorni !) il Commissario ha emanato
l’impugnato decreto n° 335.
Ebbene, il dato cronologico (per cui, a fronte del parere reso dalla
Commissione tecnica il 27/09/02, la localizzazione del nuovo impianto di
titolarità pubblica è avvenuta appena un mese dopo con il decreto n° 335 del
30/10/02) certificache l’istruttoria - pur riconosciuta apertis verbis carente - non è stata
minimamente emendata e/o integrata, nonostante la significativa circostanza
che l’ampliamento del Bacino BA/5 abbia determinato l’obsolescenza di ogni
indagine espletata sino al mese di ottobre 2002, a causa le variazioni di tutti
i parametri di valutazione.
Ancora una volta appare con chiarezza la
lacunosità e la superficialità dell’azione commissariale, per l’irragionevole
ed immotivata omissione della fase procedimentale preposta allo studio sulla
compatibilità ambientale.
L’illegittimo modus agendi del Commissario delegato nell’attività di
individuazione del sito ha, peraltro, violato quanto disposto dal CIPE con la
propria Delibera n° 57 del 02/08/2002, intitolata, significativamente, “Strategia d’azione ambientale per lo
sviluppo sostenibile in Italia”.
Al Paragrafo 2 il CIPE focalizza, quale
obiettivo da perseguire
“la protezione
e la valorizzazione dell’ambiente [che]
vanno considerati come fattori trasversali di tutte le politiche settoriali,
delle relative programmazioni e dei conseguenti interventi”.
Tale affermazione di principio si riempie
di contenuti densi di conseguenze per la presente controversia, là dove, nel
Paragrafo 5.2. vengono menzionati tra i principali strumenti per il
raggiungimento dell’obiettivo:
·
“L’integrazione del fattore ambientale in
tutte le politiche di settore.
·
Assicurare la sostenibilità
delle singole opere con una efficiente ed efficace applicazione della
valutazione di impatto ambientale.
·
Verificare la sostenibilità
dei piani e programmi mediante valutazione ambientale strategica così come
prevista dalla Direttiva 2001/42/CE anticipando, già nella fase di
pianificazione e programmazione, la ricerca delle condizioni di sostenibilità
ambientale nelle scelte di piano”.
La Delibera CIPE testè citata delinea la strategia normativa in
materia di tutela ambientale perseguita dal legislatore nazionale e comunitario
che, tuttavia, il Commissario delegato ha totalmente omesso di applicare nel
caso di specie.
Ebbene, una istruttoria scrupolosa non avrebbe potuto
prescindere da un attento monitoraggio dei luoghi ove è ricaduta la scelta
commissariale e da uno studio sulle ricadute ambientali della discarica sul
comparto suolo e sul comparto acque superficiali e profonde.
Tale doverosa attività di monitoraggio, infatti, non solo
avrebbe permesso di verificare ex ante l’inidoneità del sito prescelto a
ricevere la programmata discarica di soccorso/servizio, ma avrebbe anche
permesso di precostituire un parametro iniziale di riferimento a cui rapportare
le successive risultanze analitiche dei futuri controlli periodici.
Ancora una volta chiaro si appalesa l’eccesso di potere da cui
risulta viziata l’azione commissariale e l’illegittimità del provvedimento
impugnato, ove non si scorge traccia alcuna di studi di impatto/incidenza
ambientale. **** ****
**** ****
Con riserva di motivi
aggiunti, il sottoscritto difensore del Comune di Mola c h i e d e
che l’adito Tribunale voglia accogliere il presente ricorso e
per l’effetto annullare i provvedimenti in epigrafe specificati, con ogni
conseguenza di legge anche in ordine alle spese e alle competenze del presente
giudizio. ISTANZA DI SOSPENSIVA
Sussiste il “fumus boni iuris” stante la documentale fondatezza
dei motivi di doglianza e l’immediata lesività degli impugnati provvedimenti
sul patrimonio ambientale e floro-faunistico, nonché sulla sicurezza,
sull’igiene, sulla salute e sulla integrità fisica dei cittadini di Mola di
Bari e, comunque, degli utenti dell’intero bacino.
Quanto al “periculum in mora”, invece, è sufficiente rilevare
che il Commissario delegato ha già dichiarato che le procedure di evidenza
pubblica per la realizzazione degli impianti di trattamento individuati (ivi
compresa la produzione di CDR) sono state già avviate e saranno attivate n