www.inceneritori.org
aprile
2003
Comune di
Acerra
Provincia di Napoli
Gli
impatti ambientali e sanitari
connessi alla realizzazione dell’impianto di incenerimento
per combustibile da rifiuti (CDR)
proposto in
Acerra dalla società FIBE
e autorizzato dal
Commissario di Governo
per l’emergenza rifiuti nella regione Campania.
[DGC 105
del 17 aprile 2003]
Relazione di consulenza:
Marco Caldiroli*
Dott. Francesco Francisci,
[137pp compresa questa]
23 giugno 2003
*Centro
per la Salute "Giulio A. Maccacaro", Castellanza (VA)
Sintesi.
Qui di seguito riassumiamo per punti le principali deficienze che i documenti
esaminati sembrano evidenziare.
Gli
obblighi e i divieti delle ordinanze governative degli anni soprattutto
iniziali della emergenza rifiuti campana insistono sull’accelerato
allestimento della raccolta differenziata (=riduzione dello smaltimento), e
sulle azioni di soggetti privati su rilevanti frazioni del rifiuto in servizio
pubblico (=prevenzione del rifiuto). I documenti esaminati mostrano che questo
tipo gestione alternativa, pur
parziale, avrebbe permesso assai consistenti riduzioni.
La documentazione esaminata mostra che almeno nel 1998 la struttura commissariale richiede al governo -e ottiene- una modifica delle ordinanze governative per cui il "ciclo integrato" ovvero un preponderante incenerimento dei rifiuti (CDR e due inceneritori), diventa obiettivo essenziale anche per lo stesso governo. La "svolta" cancella ogni iniziativa di diminuzione dello smaltimento e di prevenzione della formazione del rifiuto, e porta la situazione generale a un livello in cui l’esito CDR /incenerimento e’ presentato e assunto come inevitabile.
I documenti esaminati mostrano che, abbandonata la prevenzione della formazione del rifiuto, la struttura commissariale dettaglia (solo nel settembre 2002) una raccolta differenziata "aggiustata" sul fabbisogno di CDR degli impianti di incenerimento e con obiettivi assai inferiori a quelli iniziali previsti dalle ordinanze governative.
I documenti esaminati mostrano che la necessaria
"pronuncia di compatibilita’ ambientale" sul proposto inceneritore di Acerra,
non e mai stata rilasciata dal ministro dell’ambiente. Inoltre il parere della
Commissione Via del ministero, quello su cui si sarebbe dovuto "pronunciare" il
ministro, dichiara "di non poter procedere all’esame degli impianti di
termovalorizzazione di Acerra...".
Lo studio FIBE sottoposto al parere della Commissione VIA appare del
tutto inadeguato. Ad esempio non contiene alcunche’ sulla
destinazione dei residui dell’incenerimento proposto in Acerra.
La direttiva CEE sulla Valutazione di Impatto Ambientale appare
ignorata per quanto concerne le procedure di "esenzione". Inoltre i
documenti esaminati suggeriscono che nessuna comunicazione, avviso o
informazione, e’ stata realizzata per interessare e informare il pubblico e le
organizzazioni dei cittadini, sulle ragioni della "esenzione" nonche’ sui
rischi connessi all’incenerimento progettato.
Non risulta mai essere stata realizzata da Fibe una
seconda Valutazione di impatto ambientale sull’inceneritore di Acerra, che
e’ prevista dal bando (anno 1998) vinto dalla stessa Fibe nonche’ dal
successivo contratto (anno 2000), entrambi disposti dalla struttura
commissariale.
Non risultano realizzate le prescrizioni
pre-realizzazione inceneritore, imposte al progettista dal parere della
Commissione Via ministeriale del dicembre 1999. Spicca in particolare la
dimenticanza del "biomonitoraggio sui siti di massima ricaduta attesa" delle
emissioni in atmosfera dell’inceneritore.
L’autorizzazione
al progetto esecutivo (ex art. 27 e 28 Dlgs 22/97) dell’inceneritore di Acerra rilasciata
nel 2002 dal Commissario di Governo, e’ priva dei contenuti previsti dalla
normativa, tanto da apparire una vistosa cambiale in bianco a beneficio di
FIBE. Per questa ragione vanno
considerate quantomeno irrilevanti le dichiarazioni (avvenute o in corso) di
rilasci in atmosfera dell’inceneritore di Acerra, ridotti rispetto ai limiti
della normativa vigente.
Le
valutazioni sulle emissioni in atmosfera svolte da questa relazione (per evitare
di costringersi all’inutile confronto
di valori di ricaduta con limiti di inquinamento dell’atmosfera), fanno
emergere che, considerate le particolarità quali-quantitive della
configurazione emissiva dell’inceneritore FIBE, l’impatto del solo inceneritore
è significativo, ancorchè non in grado di conseguire da solo il superamento di
standard di qualità dell’aria.
La
valutazione di rischio (risk assessment) svolta da questa relazione pur
considerando solo alcune delle sostanze cancerogene rilasciate, fa emergere che
gli impatti sanitari attesi sono significativi e molto superiori alle
dichiarazioni generiche di esponenti della struttura commissariale. In effetti
nessuna valutazione di rischio e’ stata presentata da Fibe o prescritta dalla
Commissione Via ministeriale. Cio’ contrasta con ormai dieci anni di uso
corrente della valutazione di rischio in Italia.
I
dati sulla caratterizzazione del territorio che sono stati esaminati, fanno
emergere diffuse criticità ambientali
-in particolare atmosfera, falda sotterranea, abusivismo con i
rifiuti- che non riguardano solo Acerra
ma un’area molto piu’ vasta della Campania. E’ inaccettabile l’approccio della
struttura commissariale di usare la realizzazione dell’inceneritore come medicazione di un intero complesso di
differenti criticita’, su ognuna delle
quali la struttura commissariale continua a omettere le specifiche azioni di
rimedio dovute.
Controindicazioni generalissime
all’incenerimento, sono state ignorate pur essendo di assoluta rilevanza in
Acerra e nei Comuni vicini. Tra queste: le zonizzazioni Dop e Igp; la
concentrazione della diossina in tutti i tipi di latte; la presenza di
industrie a rischio di incidente rilevante. Probabilmente la stessa
"disattenzione" permettera’ di realizzare nella stessa area il gia’ previsto
polo pediatrico.
Le
scelta dell’incenerimento dei rifiuti emerge in modo assolutamente netto da
ognuno degli atti della struttura commissariale, esaminati. A chi scrive continua a rimanere oscura la
ragione per cui nel corso di quasi dieci anni, non e’ stata sviluppata la
raccolta differenziata nè gli altri provvedimenti indicati da una serie di
ordinanze di competenza statale, eccezionalmente attribuiti a una struttura
commissariale ad hoc.
Gli
autori di questa relazione non nascondono la propria contrarietà alla pratica
dell’incenerimento dei rifiuti. Cio’
non per partito preso, ma al contrario, proprio perche’ giunti alla conclusione
che riteniamo del tutto ponderata, che
l’impatto ambientale dell’inceneritore - comprese le sue discariche di
servizio, e l’organizzazione della gestione dei rifiuti di cui e’ fulcro,
costituiscono il principale ostacolo
per l’abbandono di una economia basata sullo spreco delle risorse e sulla irresponsabilità dei produttori delle
merci, nonche’ per la realizzazione di una economia capace invece di internalizzare i costi ambientali che oggi - in particolare nel ciclo di
fine vita delle merci - sono scaricati sulla indistinta collettività.
Confidiamo
che queste note siano di aiuto almeno per una migliore conoscenza.
Indice
Sintesi----------(2).
Premessa-------------(4).
Parte Prima------L’impianto di
incenerimento di Acerra e le attivita’ della struttura commissariale per
l’emergenza rifiuti nella Regione Campania(6).
1.1------------------Le
ordinanze per l’emergenza che dal 1994 ad oggi la struttura
commissariale
avrebbe dovuto applicare ai materiali rilasciabili nel
flusso dei
rifiuti (8).
1.2------------------Le
ordinanze dal 1994 ad oggi, la struttura commissariale, lo
smaltimento dei
rifiuti post-rd (10).
1.3------------------L’Ordinanza
commissariale 319/02 (14).
1.3.1-----------L’Ordinanza
commissariale 319/02 e il dimensionamento dello
impianto di incenerimento di Acerra nell’ambito del "ciclo del cdr" (25).
1.4------------------L’impianto
di incenerimento e lo smaltimento abusivo di rifiuti in
Campania e nella
zona di Acerra (41).
Parte Seconda---L’impatto ambientale e
sanitario dell’impianto di incenerimento di Acerra (44).
2.1------------------La
"compatibilita’ ambientale" dell’inceneritore di Acerra (44).
2.1.1----------La
necessaria "pronuncia di compatibilita’ ambientale" del progetto non e’ mai stata prodotta (46).
2.1.2----------Il
parere -ovvero il "giudizio di compatibilita’ ambientale"- della Commissione Via del ministero (47).
2.1.3----------Le
responsabilita’ del ministero dell’ambiente sulla questione "compatibilita’ ambientale" (48).
2.1.4----------Le responsabilita’
del Commissario sulla questione "compatibilita’ ambientale (49).
2.2-----------------Generalita’
sugli effluenti degli impianti di incenerimento (53).
2.3-----------------Valutazioni dei documenti esaminati sulla ricaduta
delle emissioni in atmosfera (62).
2.3.1----------Concentrazioni
degli inquinanti rilasciati in atmosfera e normati (63).
2.4-----------------Simulazioni
svolte e valutazioni dei risultati in merito alla ricaduta delle emissioni in
atmosfera (69).
2.4.1----------Valutazione
dei valori rinvenuti con le simulazioni (72).
2.4.2----------Rassegna degli "standards" possibili sulle emissioni in
atmosfera (74).
2.4.3----------I
risultati offerti dalla simulazione (85).
2.4.4----------Fonti
di inquinanti a ridosso del sito del futuro inceneritore (89).
2.5-----------------L’analisi del rischio che non e’ mai stata
fatta (90).
Parte terza------Le
criticita’ ambientali presenti sul territorio (102).
3.1-----------------Fibe non ha mai realizzato i monitoraggi
ante-operam progettati o prescritti dalla Commissione Via (103).
3.2-----------------I rilevamenti Sogin sull’aria ad Acerra (104).
3.3-----------------I rilevamenti sulle acque ad Acerra (107).
3.4-----------------I rilevamenti Sogin sui suoli ad Acerra (108).
3.5-----------------La "emergenza diossine" a partire dal latte
(110).
3.5.1---------I
rilievi sul latte e gli sviluppi (112).
3.5.2---------I
campioni di latte resi noti insieme alle relative analisi (114).
3.5.3---------Aree
rappresentate dai prelievi di latte analizzati al 5.3.2003 (114).
3.5.4---------Risultati analitici sul latte campionato (117).
3.5.5---------Rilevi
di diossine e furani nei pascoli del Casertano e Napoletano associati a latte contaminato (122).
3.5.6---------Fonti e
cause ipotizzabili per la diossina in eccesso nel latte (124).
3.5.7---------Risultati
analitici di rilievi per diossine e furani di matrici ambientali non direttamente associate al latte (128).
Parte
Quarta---Criticita’ ambientali e motivazioni per la scelta di
localizzazione ad
Acerra dell’inceneritore (130).
Appendice
1----(136).
Allegato
1-------(137).
Premessa
La Giunta comunale di Acerra, con delibera n105 del
17 aprile 2003, ha incaricato chi
scrive di una relazione di consulenza da condursi sulla base della
documentazione disponibile e inerente i "potenziali
rischi, ambientali e sanitari,
connessi con la realizzazione dell’impianto (di incenerimento per CDR della
società FIBE SpA) e la sua gestione,
anche alla luce della letteratura scientifica sull’argomento".
L’allegato 1 elenca la documentazione maggiormente commentata da questa
relazione di consulenza. Il Comune di Acerra ha reso disponibile la
maggiorparte della documentazione elencata nell’allegato.
Note a pie’ di pagina precisano comunque le fonti documentali utilizzate
da chi scrive.
=Parte prima=
L’impianto di incenerimento di Acerra e le attività della Struttura Commissariale per l’emergenza rifiuti in regione CamPANIA
Pur non essendo tema d’incarico si ritiene necessario
evidenziare sinteticamente la relazione tra il Piano per lo smaltimento dei Rifiuti Solidi della regione Campania
approntato dal Commissario di Governo - Presidente della Giunta Regionale, e le
successive attività commissariali: comunque tutte quelle connesse con il regime
"emergenziale", cui è interessata la
regione dal 1994.
Cio’ in ragione delle sottolineature invocate tanto dalla struttura
commissariale che dalla ditta incaricata della realizzazione, in merito al
ruolo dell’inceneritore rispetto alla realizzazione degli interventi stabiliti
dal governo circa l’emergenza regionale nel campo dei rifiuti, e alla loro
applicazione da parte della struttura commissariale, ovvero dalle diverse
figure istituzionali e dai diversi responsabili succedutisi dal 1994 ad oggi.
Tra tali sottolineature, a titolo esemplificativo,
citiamo quelle più significative in cui la realizzazione dell’impianto viene
intesa non solo come indispensabile - dato il "ciclo integrato" dei rifiuti come definito dalla Struttura
Commissariale - ma anche con effetti positivi sotto il profilo ambientale e,
dunque, anche sanitario per le
popolazioni interessate.
L’impianto[1]
viene presentato infatti nell’ambito di "un
sistema integrato di trattamento dei rifiuti a valle della raccolta
differenziata" ovvero del programma
strutturale di interventi del Piano regionale, nelle sue diverse stesure dal
1996 ad oggi, e permetterebbe "di
rimediare ed eliminare le sorgenti di inquinamento presenti" ad Acerra e
altrove.
La
realizzazione dell’impianto garantirebbe l’ "azzeramento degli sversamenti selvaggi di rifiuti sul territorio,
compresa la loro incontrollata combustione". In particolare il "completamento
del sistema integrato, con la realizzazione del termovalorizzatore che assicura
il recupero in chiave energetica dei rifiuti trasformati in CDR dagli impianti
già realizzati ed in esercizio sul territorio e il definitivo superamento del
sistema delle discariche abusive e non", sarebbe "allo stato, l’unica soluzione al problema".[2]
Con toni analoghi, il Commissario per l’Emergenza : "I termovalorizzatori sono indispensabili
per il sistema: senza questo sbocco i CDR sarebbero inutili e senza certezza
sui termovalorizzatori (realizzati come i CDR, in project financing) si bloccherebbe
il sistema e si ripiomberebbe in una situazione di caos. Lo stesso ragionamento
vale per gli impianti collegati alla raccolta differenziata." [3].
L’inceneritore
viene inoltre presentato come veicolo di interventi di carattere ambientale i
cui contenuti sarebbero tali da ridurre in maniera consistente l’impatto
ambientale dello stesso, anzi costituirebbero una occasione per migliorare le
condizioni ambientali del comune di Acerra.
Così ancora infatti il Presidente
Bassolino : "Abbiamo concordato ed
avviato con i comuni interessati importanti lavori di mitigazione ambientale
nelle aree vicine agli impianti realizzati"[4];
e, analogamente, i difensori della società FIBE richiedono di "tener conto delle programmate iniziative
commissariali, foriere (...) di notevoli benefici all’ambiente ed in grado di
garantire con maggiore efficacia il rispetto della salute e degli interessi
della popolazione (...). Arpac e Sogin
stanno predisponendo piani di bonifica che, uniti agli interventi strutturali
Commissariali (sui pass. a livello, sui nuovi parcheggi, sui Regi Lagni)
ridurranno i valori degli inquinanti aeriformi oggi presenti" [5].
In altri termini, come afferma il
vicecommissario, "Tutti i dati ENEA - non
i nostri, poiché non abbiamo alcun interesse a caldeggiare una soluzione di cui
non siamo convinti - dicono che il termovalorizzatore non comporta alcun genere
di problemi per quanto riguarda la situazione di fondo, tanto che il presidente
Bassolino ha detto: "Se il bicchiere oggi è a 100 e una goccia lo fa arrivare a 101, noi prima portiamo l'impatto totale
a 70-80 e poi aggiungiamo la goccia, in modo che non vi sia alcuna
conseguenza" [6].
[Per quanto concerne i "dati
ENEA" si tratta, come vedremo più avanti, di affermazioni senza alcun fondamento. Per ignorare i diritti costituzionali alla
salute e all’ambiente salubre, in modo strumentale sono stati estrapolati dati
parziali da una relazione che dichiaratamente non aveva lo scopo di valutare
l’impatto dell’inceneritore, e ci si e’ spinti alle inaccettabili affermazioni
sulla "goccia" e sulle forme di "compensazione".]
Il
"sistema industriale" basato sugli
impianti di trattamento e produzione di CDR (Caivano, Tufino, Giugliano) e
sull’impianto di incenerimento di Acerra (per rimanere alla provincia di
Napoli) sarebbe in grado di attuare "l’obiettivo
di portare a combustione un terzo dei rifiuti che si producono in
Campania" [7].
Secondo il vicecommissario della struttura commissariale : "Oggi
la raccolta differenziata è al 12 per cento in Campania; l'impianto CDR dà un
risultato pari a circa il 30-32 per cento della quantità di materiale che vi
arriva. Se per caso la raccolta differenziata aumenta e l'umido raccolto negli
impianti di compostaggio cresce, non per questo il CDR che esce dall'impianto
diventa maggiore, perché l'umido prima o poi deve trovare una sua collocazione.
Quindi, il problema è che gli impianti sono proporzionati per bruciare circa un
terzo dei rifiuti prodotti perché il combustibile derivato dai rifiuti ha una
resa 1 a 3 rispetto a quello che andrà nell'impianto di termovalorizzazione."[8]
Quindi
:
a)
l’inceneritore
di Acerra chiude il ciclo raccolta differenziata, trattamento rifiuti rimanenti
con produzione di CDR previsto negli obiettivi del Piano commissariale (1/3 del
totale dei rifiuti raccolti) e,
b)
l’inceneritore
di Acerra in quanto parte di questo Piano, per effetto degli interventi di
compensazione previsti, riduce l’inquinamento esistente nonché garantisce
l’eliminazione dello scarico abusivo di rifiuti in quanto comporta il "definitivo superamento del sistema delle
discariche abusive e non".
In merito a questi aspetti che motiverebbero in
maniera sufficiente la realizzazione dell’impianto, il suo dimensionamento, e
la sua localizzazione, riteniamo opportune alcune brevi, ulteriori
considerazioni.
1.1 Le ordinanze per l’emergenza
che dal 1994 ad oggi la struttura commissariale
avrebbe dovuto applicare ai materiali rilasciabili nel flusso dei rifiuti urbani.
Anche
in mancanza di una "storia"
commentata delle numerose ordinanze e decreti di origine governativa
sull’emergenza rifiuti in Campania (dall’OPCM 11.02.1994 fino ai recenti
provvedimenti del maggio 2003), e’ chiaro che a partire dalla OPCM n2425 del
18.03.1996 e alle sue successive modifiche, le disposizioni governative si sono
sviluppate nella direzione di affidare al Commissario regionale la realizzazione di un "piano di interventi di
emergenza".
I provvedimenti governativi
richiedono che questo piano individui le
"azioni per favorire la
realizzazione e l’utilizzo di impianti di smaltimento finalizzati anche al
recupero dei rifiuti solidi urbani di materie combustibili e di energia;
l’individuazione della ubicazione e delle tipologie degli impianti definitivi
di recupero in materia di combustibili e di energia dai rifiuti" , nonchè gli
"obblighi" (nostra
enfasi) nei confronti dei comuni per la raccolta differenziata dei rifiuti, dei
consorzi obbligatori per il recupero degli imballaggi, dei detentori di
imballaggi secondari e terziari, e ancora gli "obblighi a carico dei responsabili della distribuzione delle merci e
dei beni di consumo, di applicare il deposito cauzionale obbligatorio sui
contenitori per liquidi" .
I provvedimenti governativi contengono
infine dei "divieti", come
quello ai detentori di rifiuti di imballaggi secondari e terziari di conferirli
al servizio pubblico, e ai comuni di raccoglierli.
Dunque,
in aggiunta ai poteri di definire gli impianti necessari allo smaltimento dei
rifiuti solidi urbani, il Commissario è stato anche investito di poteri
(obblighi e divieti), tipicamente dello Stato,
e finalizzati a ridurre i rifiuti rilasciati nell’indifferenziato
tramite azioni su soggetti diversi dai Comuni.
E’
in questa direzione l’OM 31.03.1998 n.
2774 che -per carta, plastica, vetro,
metalli, legno, frazione organica- fissa un obiettivo del 20 % al 31.12.1998, e, del 35 % al 31.12.2000 per i rifiuti urbani in
genere. E la stessa ordinanza impone che al 31.12.1998 Conai e consorzi di
filiera assicurino il riciclaggio del
20% degli imballaggi primari
ovvero del 40% inteso sul loro peso complessivo.
Nella
medesima direzione anche l’OM del 25 febbraio 1999 n2948 che si spinge a definire gli obiettivi di raccolta
differenziata (15 % al 31.12.1999, e 25 % nei successivi due anni limitatamente
alle frazioni secche; del 10 % al 31.12.1999, e del 15 % nei successivi due anni limitatamente all’umido).
La stessa ordinanza obbliga alla
organizzazione di sistemi di raccolta specifici per rifiuti urbani
pericolosi, ingombranti, beni durevoli.
Ci sono anche ulteriori e specifici
obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio primari tramite
il CONAI e i consorzi di filiera, con un obiettivo di loro riciclaggio al 20
% e
recupero del 40 % complessivo[9],
nonché obblighi di raccolta separata
degli imballaggi secondari e terziari per i loro detentori, e la conferma dei poteri di adozione
dell’obbligo di cauzionamento degli imballaggi immessi al consumo ove vi sia
inerzia nella attivazione di tali raccolte.
Di non secondaria importanza è anche
il potere di disporre "l'adozione di
misure per favorire il riciclaggio e il recupero da parte del sistema
industriale e la definizione dei contratti della durata massima di cinque anni
per l'utilizzo finale delle frazioni recuperate."
Solo dopo aver elencato tali
poteri, l’Ordinanza parla di "frazione dei rifiuti urbani residuale dalla
raccolta differenziata" da inviare "agli
impianti di produzione del combustibile derivato dai rifiuti".
In
una ordinanza successiva (OPCM 21.12.1999 n. 3032) "al fine di ridurre il
quantitativo di rifiuti da avviare al sistema di smaltimento definitivo il
Commissario delegato ...accelera le attività di raccolta differenziata
predisponendo e realizzando direttamente i progetti, acquisendo i mezzi
necessari e subentrando, ove necessario, all’affidamento del servizio ai Comuni
inadempienti".
Ancora,
le ordinanze successive (OM 22.12.2000 n. 3100 e modifiche nel corso del 2001),
tra l’altro, davano gli ulteriori obblighi al CONAI di ricevere imballaggi come
frazioni di materiali di analoga composizione,
e, in caso di mancato
raggiungimento dell’obiettivo di raccolta del 50 % dei rifiuti da
imballaggi, ponevano l’obiettivo della
raccolta differenziata del 65 % al 31.12.2001,
di tutti i rifiuti di imballaggio rispetto alle quantità immesse sul
mercato in Campania, con oneri nei confronti del CONAI in caso di non
raggiungimento di tali livelli di raccolta.
E non solo. Nei confronti di altri soggetti (detentori di imballaggi
secondari e terziari, produttori e importatori di autoveicoli, produttori e
importatori di beni durevoli domestici, produttori e importatori di pile e
batterie domestiche nonché il Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni
in polietilene) venivano confermati o ampliati gli obblighi di ritiro dei
corrispondenti rifiuti prodotti o dei rifiuti connessi con le attività
economiche corrispondenti.
Questa
rassegna, pur sintetica, evidenzia l’attenzione posta dal governo a indicare e
a fornire poteri al Commissario, al
fine di incrementare, in tempi accelerati, le attività capaci di estrarre
intere frazioni di rifiuto urbano dal flusso destinato allo smaltimento, grazie
a obiettivi di elevata intercettazione
dei singoli materiali costituenti i rifiuti in servizio pubblico. Tutti obiettivi ben superiori a quelli "normali"
previsti dal Dlgs 22/97 per il territorio nazionale (35 % entro il marzo 2003).
1.2 Le ordinanze per l’emergenza
dal 1994 ad oggi, la struttura commissariale, lo smaltimento dei rifiuti post-rd.
I diversi provvedimenti
governativi ponevano anche le basi per la individuazione e la autorizzazione
degli impianti di smaltimento dei rifiuti residui.
Questi provvedimenti
- rispetto ai poteri attribuiti alle regioni e agli altri enti locali
dal DLgs 22/97 - fanno esplicito
riferimento a un ciclo di smaltimento fondato sul trattamento per la produzione
di CDR (con le relative caratteristiche merceologiche definite dal DM
5.02.1998) e quindi al "recupero
energetico" dello stesso.
E’
pacifico e noto a tutti che i poteri attribuiti al Commissario nell’ambito
della raccolta differenziata, della introduzione di sistemi di cauzione sugli
imballaggi, degli obblighi e divieti posti a carico di soggetti pubblici e
non, o non sono stati messi in atto, o
lo sono stati in maniera del tutto marginale.
Per il 2002 infatti e’ provato il raggiungimento di una raccolta
differenziata regionale del 12 % , ben al di sotto di quella richiesta nelle
disposizioni governative.
Infatti, se i provvedimenti a carico
di terzi finalizzati alla riduzione della immissione nei circuiti di raccolta
pubblici di specifiche tipologie di rifiuti non hanno mai visto la luce o sono
rimasti completamente inefficaci (o hanno trovato parziale attuazione solo a
livello locale in virtù dell’opera di singole amministrazioni comunali), il principale provvedimento inerente
l’organizzazione della raccolta differenziata e degli impianti ad essa asserviti,
e’ solo del settembre 2002. [10]
Vale
la pena a questo punto ricordare che il più recente inventario ministeriale sui
rifiuti in servizio pubblico [11],
evidenzia che le discariche campane per rifiuti in servizio pubblico hanno
ricevuto nel 2000 un tonnellaggio di rifiuti pressochè identico al raccolto
regionale dei rifiuti in servizio pubblico nello stesso anno, raccolta
differenziata compresa. L’Allegato 3
dimostra che, secondo i dati ministeriali, la discarica è stata nell’anno 2000
la destinazione prevalente delle raccolte differenziate sia campane in genere
che della provincia di Napoli in particolare.
Che
l’iniziativa della Struttura Commissariale non si sia indirizzata compiutamente
nella direzione indicata dai provvedimenti emergenziali governativi - in
particolare nel campo della raccolta differenziata e della non-immissione di
materiali nei flussi dei rifiuti in servizio pubblico - è esplicitamente
ammesso, ad esempio, da Massimo Paolucci, Vice commissario delegato del Governo
per l’emergenza rifiuti in Campania, che dichiara : "La scelta che proponiamo è netta : la gestione e l’amministrazione dei
rifiuti rientrano nell’ordinario; i poteri straordinari invece devono essere
esercitati per costruire gli impianti e per le opere di medicazione ambientale (sic
! così nel testo) .... Da questo punto di
vista, il nostro compito si esaurisce con la definizione di un bando-tipo di
gara che garantisca alcuni livelli di qualità ed un servizio integrato con la
raccolta differenziata ..... Se questo è il quadro (netta separazione nella
gestione amministrativa dei rifiuti, sia nella fase di raccolta che in quella
successiva), al commissario devono restare i poteri indispensabili per portare
avanti il piano, vale a dire realizzazione dei termovalorizzatori e degli
impianti per la raccolta differenziata" [12].
Si tratta di un passaggio di estrema
chiarezza che evidenzia la particolare impostazione seguita dalla Struttura
Commissariale che ha volutamente deciso di dirigere le proprie attenzioni alla
sola parte impiantistica del "ciclo
integrato dei rifiuti" e di lasciar cadere le disposizioni sopra richiamate
contenute nei provvedimenti emergenziali governativi.
Chi
scrive non sottovaluta le difficoltà di attuazione di tali disposizioni -
compresi i problemi connessi con la effettività dei poteri e delle
disponibilità economiche della Struttura Commissariale - ma questo passaggio
esplicita che - almeno da un certo momento (che per quanto si dirà poi si può
far risalire almeno al 1998) si è scelto di
neppure tentare di attuare tali disposizioni e di avventurarsi in una
strada, costituita da impianti di produzione di CDR e inceneritori, per nulla scontata o definita.
Per
completezza va ricordato che le ordinanze e i decreti governativi, insieme alle
disposizioni sulla raccolta differenziata e sugli obblighi/divieti a soggetti
diversi da quelli pubblici, hanno finito per promuovere la scelta della filiera
del CDR, e dei relativi impianti di trattamento e di "recupero energetico".
Questa "evoluzione" degli atti governativi
-chiaramente spinta della stessa struttura commissariale - viene poi da quest’ultima ripresa per motivare la
scelta di realizzare 6 impianti di trattamento per la produzione di CDR, quindi
per ridurli a 5 [13], e successivamente a due inceneritori per
tutta la Campania.
Il
provvedimento più significativo in tal senso è l’OM del 31.03.1998 (n. 2774) in
cui
"Vista la nota n. 5016/CD del 31 dicembre
1997 con la quale il commissario delegato - Presidente della regione Campania
ha trasmesso una integrazione alla relazione sullo stato di attuazione degli
interventi, nella quale vengono illustrati i risultati delle verifiche condotte
con il sistema industriale sia in merito alle possibilità di recupero di
materia dalle frazioni valorizzabili, sia in merito alle possibilità di
produrre combustibile derivato dai rifiuti e di utilizzare tale combustibile
per produrre energia;
Atteso che le prospettive
emerse dalle verifiche condotte col sistema industriale sono tali da dare
soluzioni definitive ai problemi dello smaltimento dei rifiuti prodotti nella
regione Campania (...)
OMISSIS
5. Il commissario delegato -
Presidente della regione Campania stipula entro 120 giorni dalla data di
pubblicazione della presente ordinanza, a seguito di procedure di gara
comunitarie, contratti per la durata massima di dieci anni, di conferimento dei
rifiuti solidi urbani, a valle della raccolta differenziata, prodotti nei
comuni della regione Campania, con operatori industriali che si impegnino a
realizzare impianti per la produzione di combustibile derivato da rifiuti da
porre in esercizio entro il 31 dicembre 1998, ad utilizzare detto combustibile
in impianti esistenti nonchè, a realizzare impianti dedicati per la produzione
di energia mediante l'impiego di combustibile derivato dai rifiuti, da porre in
esercizio entro il 31 dicembre 2000 assicurando, comunque, nelle more della
messa in esercizio di detti impianti dedicati, il recupero energetico del
combustibile prodotto. La stipula dei contratti per l'utilizzo del combustibile
derivato da rifiuti e' subordinata alla sottoscrizione di accordi di programma
fra operatori industriali, il commissario delegato - Presidente della regione
Campania il Ministro dell'ambiente ed il Ministro dell'industria, commercio e
artigianato.
Gli impianti di produzione
di combustibile derivato dai rifiuti, e quelli dedicati di produzione di
energia sono localizzati in siti anche in variante al piano regionale per lo
smaltimento dei rifiuti, approvato con ordinanza del presidente della giunta regionale
della Campania n. 27 del 9 giugno 1997, in modo da assicurare la maggior
protezione ambientale e garantire la massima economicità di gestione e sono
dimensionati in coordinamento con gli obiettivi degli interventi in materia di
raccolta differenziata in modo da favorire il riciclaggio delle frazioni
valorizzabili."
Questa
lunga citazione evidenzia che la prospettiva del "ciclo del CDR" è una proposta che proviene specificamente dal
Commissario (la nota citata del 31.12.1997) che definisce una procedura per
l’attuazione degli impianti di trattamento del CDR e degli inceneritori, e che
e’ fatta propria dal Ministro dell’Interno il quale prontamente poi la attiva.
L’OM 2774 del 31.03.1998 e’ anche
tesa a ridurre "l’impatto" delle
precedenti (in particolare della OM 2560 del 2.05.1997) sia in termini
generali, in relazione alla realizzazione di impianti di incenerimento, sia in
riferimento alla localizzazione di un impianto ad Acerra (su quest’ultimo
aspetto si ritornerà). In effetti l’originale com5 dell’art1 della OM non
parlava di "coordinamento con gli
obiettivi degli interventi in materia di raccolta differenziata" bensì
disponeva "La realizzazione degli
impianti dedicati di combustione e recupero energetico di cui al punto 4.10 è subordinata (il neretto è nostro,
ndr) alla verifica dei risultati
conseguibili con l’attuazione di tutti
gli interventi di cui al precedente comma 4, punti da 1 a 9 (cioè i
diversi interventi già citati finalizzati sia alla raccolta differenziata che
al coinvolgimento di altri soggetti, ndr). "
Ovviamente
il riferimento agli obiettivi di raccolta differenziata va letto in relazione a
quelli riferiti anche alla ridefinizione dei flussi dei rifiuti, con il
coinvolgimento di diversi soggetti, con obblighi e divieti ben precisi, e non obiettivi di altro genere (ovvero non
il 35 % di raccolta differenziata, che è l’obiettivo minimo - e non massimo! -
stabilito dal DLgs 22/97 per la "normale"
gestione dei rifiuti a livello di ogni ATO e nazionale).
Viceversa
i provvedimenti commissariali - anche in occasione e successivamente alla
revisione del Piano di smaltimento regionale del 1997 - si sono strutturati in
modo da delimitare gli obiettivi di raccolta differenziata non al di sopra di
una quota pari al 35 % dei rifiuti solidi urbani e assimilabili prodotti nel
1997, in contrasto evidente con le disposizioni governative finalizzate - con i
poteri particolari affidati al Commissario - al raggiungimento di obiettivi ben
più elevati, nonché espungendo o limitando gli effetti della introduzione degli
altri "obblighi" e "divieti" sopra ricordati.
Se
vi era bisogno di conferma in tal senso la già citata Ordinanza commissariale
n. 319 del 30.09.2002, conferma la interpretazione data dalla struttura
commissariale alle indicazioni governative, interpretazione che appare
finalizzata più a definire la necessità e il dimensionamento degli impianti di
produzione di CDR e dei "termovalorizzatori"[14],
una "autolimitazione" dei compiti
della struttura commissariale alla definizione che questi ultimi compiti devono
"essere esercitati per costruire gli
impianti" (v. Massimo Paolucci alla Commissione Bicamerale sul ciclo dei
rifiuti, già citato).
In
altri termini -e non solo perché
l’Ordinanza 319/2002 arriva dopo altri atti commissariali finalizzati ad
autorizzare gli impianti per la produzione di CDR e gli inceneritori
previsti- il contenuto degli interventi
appare contenere un rovesciamento delle indicazioni governative (e di quelle
che dovrebbero essere alla base di un qualsiasi piano di gestione dei rifiuti
giusti i principi enunciati nell’art. 4 del Dlgs 22/97). Anziché definire i
fabbisogni di smaltimento (di impianti a ciò finalizzati) in relazione alla
raccolta differenziata (e agli altri interventi per la definizione dei flussi
di determinati rifiuti nonché iniziative di cauzionamento sugli imballaggi),
appare che questi interventi, definiti dai provvedimenti governativi, sono
assunti in subordine alla definizione, anche dimensionale, degli impianti del "ciclo
del CDR".
L’Ordinanza
319/2002 infatti ha approvato diversi documenti organizzativi ("il piano di ridefinizione gestionale del
ciclo integrato dei rifiuti della regione Campania" e il relativo piano
economico finanziario) nonché la definizione degli Ambiti Territoriali Ottimali,
previsti dal DLgs 22/97, e delle funzioni alle relative autorità (denominate Enti d’Ambito per il ciclo integrato dei
Rifiuti - EPAR).
1.3 L’Ordinanza commissariale
319/2002.
I
documenti contenuti in questa Ordinanza commissariale, di maggiore interesse -
ai fini della presente relazione - sono costituiti dal suddetto "Piano di ridefinizione gestionale del ciclo
integrato dei rifiuti" e dai relativi allegati.
Per
gli scopi della presente relazione si entra nel merito di alcuni dei contenuti
del "Piano di sintesi - Relazione di
sintesi" [15] elaborato dalla struttura commissariale, che
viene presentato come la "sintesi e un
coordinamento tra i vari atti di pianificazione di cui si è dotata la Struttura
Commissariale per l’Emergenza Rifiuti per la Campania".
Questa "Relazione" ha come
proprie parti costitutive altri due documenti. Il primo è il "Piano Economico Finanziario - Parte Prima -
Analisi degli investimenti e dei costi di Gestione della raccolta
differenziata", basato sul "perfezionamento
della precedente progettazione tecnico-economica della raccolta differenziata
condotta a cura dell’ARPA Emilia Romagna su incarico commissariale". Il secondo è il "Piano Economico Finanziario - Parte Seconda - Fabbisogno impiantistico
per il trasporto, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti" (per
comodità d’ora in avanti indicati rispettivamente come "Parte prima" e "Parte
seconda").
Sotto
il profilo degli obiettivi il documento
"Parte Prima" - redatto come detto
sulla base di uno studio dell’ARPA della Regione Emilia - partendo dalla produzione
di rifiuti per ogni provincia, disegna - in base a valutazione connesse con le
capacità di intercettazione di diversi sistemi proposti, e delle corrispondenti
coperture territoriali, di organizzazione della raccolta differenziata dei
rifiuti solidi urbani e ingombranti - un sistema di raccolta differenziata con
un obiettivo regionale pari al 50 % (diversificato in relazione alla provincia
- in realtà valutando i quantitativi indicati tale obiettivo è pari al 55 %),
quantificando i flussi di materie contenute nei rifiuti, i relativi fabbisogni
impiantistici ed economico-gestionali.
La
"Parte Seconda" - redatto come detto
come sintesi di diversi documenti tra cui quello richiamato nella "Parte prima", da parte della Struttura
Commissariale - disegna parte del ciclo "integrato"
[16]
- fino agli impianti di trattamento
e produzione di CDR - di gestione dei
rifiuti, comprensivo di un obiettivo di raccolta differenziata pari al 35 % -
obiettivo identico per ognuna delle province - e valutando i costi
impiantistici e economico-gestionali delle parti del ciclo considerato.
Inoltre viene indicata o meglio rinviata, a carico di un "Ente regionale", la realizzazione di "discariche da destinarsi allo smaltimento
dei sovvalli non altrimenti recuperabili" nonché altre attività che vanno
dal campo della valorizzazione del compost a quella di rifiuti di provenienza
non urbana.
Su questo ultimo aspetto, tra
l’altro, in questo documento si dichiara, tra le "ulteriori azioni da attivare in via prioritaria" quella di "avviare accordi di programma o protocolli di intesa con i produttori di
beni durevoli (solo i produttori e non gli importatori/distributori, ndr) ...i soggetti coinvolti nel ciclo delle
autodemolizione ...". Dunque si
tratta per accordi con alcuni dei soggetti che invece, secondo le già citate
disposizioni emergenziali governative, figuravano obbligati a allestire propria
intercettazione di questi rifiuti e a assicurarne il riciclaggio.
Ma
anche sul lato della raccolta differenziata il Piano economico presenta delle
singolarità.
Quella che emerge maggiormente è che,
in nome della armonizzazione dei diversi documenti fino a quel momento prodotti
direttamente o per conto della struttura commissariale, nel campo della
raccolta differenziata venga sostanzialmente rigettato - nonostante le
previsione dello stesso siano parte integrante del "Piano Economico Finanziario" - lo studio dell’ARPA che prevede una
intercettazione maggiore rispetto a quella fatta propria sia dai piani
precedenti, pari al minimo del 35% indicato dal DLgs 22/97.
Per meglio comprendere le
differenze si presenta la Tabella 1 che segue.
Tabella 1. - Confronto
previsioni di raccolta differenziata (quantità in tonnellate/anno al lordo
degli scarti) tra quanto indicato nel Piano Economico Finanziario (Ordinanza
319 del 30.09.2002) Parte prima e parte seconda.
(Sulla
base di una produzione regionale di rifiuti pari a 2.783.261 t/a)
| Obiettivi quantitativi "Parte seconda" (*) in tonn/anno | Obiettivi quantitativi Parte prima (**) in tonn/anno | |
| Umido | 400.288 (a) | 509.641 |
| Carta/Cartoni | 236.572 (b) | 668.356 |
| Vetro | 100.196 | 185.024 |
| Plastica | 79.322 (b) | 75.565 |
| Metalli | 62.123 (b) | 84.688 |
| Legno | 57.057 (b) | 28.519 |
| Totale | 952.760 | 1.551.793 |
| Percentuale RD | 34,23 % | 55,75% |
| Quantità ulteriore proveniente da rifiuti ingombranti | 20.874 (c) | |
| Totale con ingombranti | 973.635 | |
| Percentuale RD | 34,98 % | |
| Quantità di rifiuti rimanenti | 1.809.119 | 1.231.468 |
(*) Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
seconda. Fabbisogno impiantistico per il trasporto, trattamento e recupero e
smaltimento dei rifiuti. Giulio Facchi, Natale Belosi, Antonio della Peruta.
a) Escluso
il compostaggio domestico (circa 17.200 t/a).
b) Comprensiva
della quota indicata - per ogni frazione merceologica - indicata come
proveniente dai rifiuti ingombranti e dalla separazione delle frazioni secche
multimateriali (plastiche, ferro, alluminio).
c) Si
tratta della quantità rimante per raggiungere l’80 % della quantità di rifiuti
ingombranti (raccolta totale pari a 139.162 t/a) che si ritengono riciclabili,
dopo aver distribuito le quantità indicate per ognuno dei materiali considerati
per questa tipologia di rifiuti (metalli e legno).
(**)Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
prima. Analisi degli investimenti e dei costi di gestione della raccolta
differenziata. Arpa Emilia Romagna (i rifiuti ingombranti sono considerati nel
totale).
Nella Tabella 1 sono stati considerati gli obiettivi
fatti propri dalla struttura commissariale ("Piano economico finanziario - Parte seconda") evidenziando le
differenze con la "Parte prima" (ARPA
Emilia Romagna) della medesima ordinanza, indicando le differenti modalità di
conteggio operate per ogni flusso di materiale.
Le differenze della "Parte seconda", documento che possiamo definire come propriamente
di stesura della struttura commissariale, in termini di quantificazione dei
flussi di rifiuti a livello provinciale e
regionali e della parte che riprende i dati delle valutazioni dell’ARPA
della Regione Emilia sono ancora più apprezzabili nelle Tabelle 2a e 2b che
mostrano i quantitativi di rifiuti prodotti per ogni provincia, i singoli
flussi di materiali che si prevede di raccogliere in modo differenziato (ovvero
sulla cui previsione è stata impostato il "Piano
di ridefinizione gestionale del ciclo integrato dei rifiuti nella regione
Campania") secondo la struttura commissariale (Tabella 2a) e secondo l’ARPA
dell’Emilia Romagna (Tabella 2b).
Nella Tabelle 3 a e 3 b si evidenziano le differenze
- a livello provinciale - tra la due previsioni (struttura commissariale e ARPA
Emilia Romagna) mettendo in rapporto le quantità di materiali che si prevede - nelle
due ipotesi - di raccogliere in modo differenziato - con le capacità degli impianti di produzione di CDR (e, in
cascata, come vedremo più avanti, con il "recupero
energetico" del CDR prodotto).
Nella tabella 3c, inoltre, si evidenziano le differenze dei quantitativi
raccolti per ogni materiale e la quota di intercettazione rispetto alla quantità presente nei rifiuti
tal quali. Ovviamente l’ipotesi dell’ARPA Emilia Romagna - che non si spinge
oltre la fase di raccolta e trattamento delle frazioni riciclabili - è stata
inserita in modo ipotetico nel ciclo integrato dei rifiuti come prefigurato
dalla Struttura Commissariale nella ordinanza n. 319/2002, per poter presentare
un confronto basato si identici criteri.
Tabella 2 a.-
Produzione di rifiuti urbani per provincia, previsioni di raccolta
differenziata, rifiuti da inviare al trattamento per la produzione di CDR e
potenzialità degli impianti di produzione CDR realizzati (tonnellate/anno) come
risultante dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 (*), Parte Seconda del Piano economico finanziario.
| Provincia | Produz. Annua | Fraz secche multi-materiale (plastica, ferro, alluminio) | Carta | Cartone |
Ingom branti |
Vetro | FORSU a impianti | Rd totale | Rifiuto per CDR |
Capacità Impianti CDR |
| Avellino | 140.081 | 4.903 | 7.704 | 4.202 | 7.004 | 5.043 | 18.010 | 46.866 | 91.053 | 116.000 |
| Benevento | 115.967 | 4.059 | 6.378 | 3.479 | 5.798 | 4.174 | 14.910 | 38.798 | 75.378 | 90.885 |
| Caserta | 405.509 | 14.193 | 22.303 | 12.165 | 20.275 | 14.598 | 56.771 | 140.305 | 263.581 | 361.700 |
| Salerno | 473.549 | 16.574 | 26.045 | 14.206 | 23.678 | 17.048 | 67.481 | 165.032 | 307.807 | 406.600 |
| Napoli provincia | 1.089.639 | 38.137 | 59.930 | 32.689 | 54.481 | 39.227 | 160.177 | 384.641 | 708.265 | 1.553.800 |
| Napoli città | 558.516 | 19.548 | 30.718 | 16.755 | 27.926 | 20.106 | 82.939 | 197.992 | 363.035 | |
Totali |
2.783.261 | 97.414 | 153.078 | 83.496 | 139.162 | 100.196 | 400.288 | 973.634 | 1.809.119 | 2.528.985 |
(*) Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
seconda. Fabbisogno impiantistico per il trasporto, trattamento e recupero e
smaltimento dei rifiuti. Giulio Facchi, Natale Belosi, Antonio della Peruta.
Tabella 2b -
Produzione di rifiuti urbani per provincia, previsioni di raccolta
differenziata e quantità di rifiuti rimanenti da smaltire (tonnellate/anno)
come risultanti dal documento dell’ARPA dell’Emilia Romagna, richiamato
nell’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte
prima del Piano economico finanziario
(*)
| Provincia | Produzione annua | Umido |
Carta / Cartoni |
Vetro | Plastica | Metalli | Legno | Totale | % | Rsu rimanente |
| Avellino | 140.081 | 17.605 | 24.635 | 7.447 | 1.883 | 2.739 | 670 | 54.979 | 39,25% | 85.102 |
| Benevento | 115.967 | 16.735 | 20.784 | 6.626 | 1.635 | 2.257 | 675 | 48.712 | 42,01% | 67.255 |
| Caserta | 405.509 | 52.822 | 82.614 | 23.211 | 5.457 | 6.601 | 2.063 | 172.768 | 42,61% | 232.741 |
| Salerno | 473.549 | 73.849 | 92.779 | 26.477 | 7.239 | 15.798 | 9.887 | 226.029 | 47,73% | 247.520 |
| Napoli città | 558.516 | 97.990 | 126.206 | 33.655 | 19.832 | 19.231 | 4.808 | 301.722 | 54,02% | 256.794 |
| Napoli provincia | 1.089.639 | 250.640 | 321.338 | 87.608 | 39.519 | 38.062 | 10.416 | 747.583 | 68,61% | 342.056 |
Totali |
2.783.261 | 509.641 | 668.356 | 185.024 | 75.565 | 84.688 | 28.519 | 1.551.793 | 55,75% | 1.231.468 |
(*) Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
prima. Analisi degli investimenti e dei costi di gestione della raccolta
differenziata. Arpa Emilia Romagna
Tabella 3 a. - Produzione di rifiuti urbani per provincia, previsioni di raccolta differenziata, di rifiuti da inviare al trattamento per la produzione di CDR e potenzialità degli impianti di produzione CDR realizzati (tonnellate/anno) come risultante dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte seconda del Piano economico finanziario (*)
| Provincia |
Produzione RSU t/anno |
Raccolta differenziata totale t/anno |
Rifiuto per CDR t/anno |
Capacità impianti CDR realizzati t/anno |
| Avellino | 140.081 | 46.866 | 91.053 | 116.000 |
| Benevento | 115.967 | 38.798 | 75.378 | 90.885 |
| Caserta | 405.509 | 140.305 | 263.581 | 361.700 |
| Salerno | 473.549 | 165.032 | 307.807 | 406.600 |
| Napoli provincia | 1.089.639 | 384.641 | 708.265 | 1.553.800 |
| Napoli città | 558.516 | 197.992 | 363.035 | |
Totali |
2.783.261 | 973.634 | 1.809.119 | 2.528.985 |
(*) Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
seconda. Fabbisogno impiantistico per il trasporto, trattamento e recupero e
smaltimento dei rifiuti. Giulio Facchi, Natale Belosi, Antonio della Peruta.
Tabella 3b.
-Produzione di rifiuti urbani per provincia, previsioni di raccolta
differenziata, di rifiuti da inviare al trattamento per la produzione di CDR e
potenzialità degli impianti di produzione CDR realizzati (tonnellate/anno) come
risultante dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte prima del Piano
economico finanziario (*)
| Provincia |
Produzione RSU t/anno |
Raccolta differenziata totale t/anno |
Rifiuto per CDR t/anno |
Capacità impianti CDR realizzati t/anno |
| Avellino | 140.081 | 54.979 | 85.102 | 116.000 |
| Benevento | 115.967 | 48.712 | 67.255 | 90.885 |
| Caserta | 405.509 | 172.768 | 232.741 | 361.700 |
| Salerno | 473.549 | 226.029 | 247.520 | 406.600 |
| Napoli città | 558.516 | 301.722 | 256.794 | 1.553.800 |
| Napoli provincia | 1.089.639 | 747.583 | 342.056 | |
Totali |
2.783.261 | 1.551.793 | 1.231.468 | 2.528.985 |
(*) Piano economico
finanziario riferito allo sviluppo del ciclo integrato dei rifiuti. Parte
prima. Analisi degli investimenti e dei costi di gestione della raccolta
differenziata sulla base dell’ipotesi dell’Arpa Emilia Romagna
Tabella 3c . -
Confronto delle previsioni di raccolta differenziata e dei livelli di
intercettazione per ogni frazione contenuta nei rifiuti solidi urbani per la
Provincia di Napoli, nella Parte prima (Arpa
Emilia Romagna) e nella Parte seconda (Struttura
Commissariale) contenute nel Piano economico
finanziario dell’Ordinanza del Commissario n. 319/2002
| Frazione considerata (*) | Percentuale | Quantità in t/anno | Parte seconda Piano economico finanziario - Struttura commissariale | Parte seconda Piano economico finanziario - Arpa Emilia Romagna | ||
|
Raccolta differenziata prevista t/anno |
Quota intercettazione per frazione in % |
Raccolta prevista t/anno |
Quota intercettazione % |
|||
| Altri | 13,83% | 227.940 | // | // | // | // |
| Scarti mensa | 33,62% | 554.110 | 247.223 | 44,62% | 348.630 | 44,58% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 389.294 | 140.092 | 35,99% | 447.544 | 114,96% |
| Plastica | 11,02% | 181.627 | 79.322 | 43,67% | 59.351 | 32,68% |
| Tessili | 6,24% | 102.845 | // | // | // | // |
| Vetro | 5,79% | 95.428 | 59.333 | 62,18% | 121.263 | 127,07% |
| Metalli | 3,20% | 52.741 | 62.123 | 117,79% | 57.293 | 108,63% |
| Ingombranti | 0,73% | 12.032 | 20.874 | 173,49% | // | // |
| Legno | 1,95% | 32.139 | 57.057 | 177,53% | 15.224 | 47,37% |
| 100,00% | 1.648.155 | 666.024 | 40,41% | 1.049.305 | 63,67% | |
(*)
Per la composizione dei rifiuti urbani e assimilati si veda il Rapporto rifiuti 2001 della Provincia di Napoli (stralcio del rapporto ambientale
2001)", che richiama a sua volta il "Progetto
generale per l’avvio della raccolta differenziata in Campania" risultante
dalla attuazione della convenzione con l’ARPA della Emilia Romagna e il sub
commissario (OM 25.02.1999, n. 2948). I valori sono comunque allineati a quelli
indicati nel Piano di smaltimento regionale del 1997 (tabella 97, p. 25 del
BURC 14.07.1997).
Seguendo
il contenuto del "Piano di ridefinizione"
(Ordinanza 319/2002) per quanto concerne le quantità dei rifiuti rimanenti,
dopo la raccolta differenziata e a "ciclo
integrato" a regime, il valore
desumibile - a livello regionale - sarebbe pari a circa 1.810.000 t/anno per
destinazione a impianti di CDR la cui capacità complessiva è però di quasi
2.530.000 t/a.
La differenza diventa particolarmente
evidente in Provincia di Napoli: a fronte di una previsione commissariale di
circa 1.071.000 t/a di rifiuti residui vi è una capacità di trattamento dei tre
impianti realizzati pari a 1.553.800 t/a.
Tali
differenze sono ovviamente ancora più accentuate se si combinano le previsioni
del "ciclo integrato" prefigurato dalla struttura commissariale -
con la scartata ipotesi ARPA Emilia Romagna di una raccolta differenziata
capace di intercettare più del 50 % dei rifiuti solidi urbani e ingombranti
raccolti. In questo caso si ottengono
circa 1.231.500 t/a di "rifiuti residui"
campani, con 600.000 t/a contribuite dalla provincia di Napoli, il tutto a
fronte delle già citate capacità di trattamento degli impianti per la
produzione di CDR.
1.3.1 L’Ordinanza commissariale 319/2002 e il dimensionamento dell’impianto
di incenerimento di Acerra nell’ambito
del "ciclo del CDR".
La
configurazione del "ciclo integrato" individuata
e realizzata o in fase di realizzazione - per gli aspetti impiantistici - da
parte della struttura commissariale, come già evidenziato, è basata sulla "termovalorizzazione" del CDR ricavato da
1/3 dei rifiuti totali raccolti; sul 35 % di raccolta differenziata; con quota
rimanente costituita dai sovvalli degli impianti producenti il CDR e dai
sovvalli degli impianti di selezione/recupero delle frazioni costituenti la
raccolta differenziata al netto delle perdite di umidità ottenute
mineralizzando (=compost "grigio") la
frazione organica scartata dagli impianti
producenti CDR e da inviare a discariche ad oggi non definite.
A
fronte di questi obiettivi di massima, l’impianto di incenerimento di Acerra è
stato dimensionato su una capacità annua di combustione pari a 609.075
tonnellate riferite a un CDR con un potere calorifico inferiore di 15.070 kj/kg
e un funzionamento annuo delle tre linee previste per 7.500 ore [17].
Nel contempo il costruttore
evidenzia che "l’impianto è in grado di
trattare l’intero quantitativo di CDR prodotto negli impianti di selezione di Caivano,
Giugliano e Tufino".
Come
evidenziato in altra relazione sul medesimo impianto[18],
la quantità reale di rifiuti da incenerire è funzione sia dell’assetto di
funzionamento (nel nostro caso considerato tra il 70 e il 110 % della potenza
nominale della caldaia) che, appunto,
del potere calorifico unitario reale della matrice combusta.
In nessun documento esaminato appare
che sia stata valutata la quantità e il p.c.i. del CDR ottenibile dato il
rifiuto residuo dopo la raccolta differenziata e dato il tipo di ciclo di
trattamento presso gli impianti per la produzione di CDR.
[Chi scrive non ha disposizione
documentazione inerente le reali caratteristiche del CDR attualmente prodotto e
stoccato presso i diversi impianti, ma appare improbabile che lo stesso sia "conforme" ai requisiti del DM
5.02.1998.]
In
diversi documenti e/o dichiarazioni da parte della struttura commissariale, si
insiste su una prevista produzione di CDR (da avviare a incenerimento) pari a
1/3 del totale dei rifiuti raccolti.
Inoltre il DM del 5.02.1998 stabilisce che il p.c.i. minimo del CDR
debba essere di 15.000 kj/kg.
Tutto cio’ considerato, i dati
1997 indicano circa 918.500 t/a di CDR
producibili a livello regionale, con circa 544.000 t/a costituite da CDR
producibile in provincia di Napoli.
L’ammanco
che separa le 544000t/a di CDR prodotto dai tre trattamenti della provincia di
Napoli, e le 609000t/a della capacita’ dell’inceneritore, e’ un problema che
non e’ stato notato solo da chi scrive.
E’ interessante notare che il
costruttore nel 2000 specifica[19]
che l’ammanco e’ di 82366t/a -i tre trattamenti provinciali CDR produrrebbero
526739t/a- e che verra’ colmato dal CDR fino ad allora stoccato nei tre
trattamenti. Ma solo un anno dopo il
costruttore pensa gia’ diversamente: lo stesso inceneritore ricevera’ 458161t/a
di CDR dai tre trattamenti napoletani, e 150914t/a di CDR fino ad allora
stoccato li’ [20].
[Chi scrive richiama
l’attenzione sullo stoccaggio a oltranza di CDR dato per scontato dal
proponente nonche’ dalla struttura commissariale. L’impianto di produzione di
CDR che realizza detto stoccaggio, agli effetti di legge si trasforma in
discarica.]
Dato
che non sono state condotte valutazioni sul rapporto tra quantità e potere
calorifico del rifiuto residuo dalla raccolta differenziata, e quantità, e
p.c.i. del CDR ottenibile, nelle Tabelle 4a-b-c-d si presentano delle
elaborazioni che confrontano le previsioni risultanti nella "Parte seconda" (elaborato della
struttura commissariale e base del "Piano
di ridefinizione" e del relativo "Piano
economico finanziario" che specifica il fabbisogno impiantistico e
gestionale della raccolta differenziata delineato in Ordinanza commissariale
319/2002), con quelle che risulterebbero dalla messa in pratica dell’ipotesi -
pur contenuta nella medesima ordinanza commissariale ("Parte seconda" dello stesso "Piano
economico finanziario") - attribuita all’ARPA dell’Emilia Romagna con le quantità di rifiuti prodotti dalla
regione Campania e dalla sola provincia di Napoli.
In
altri termini a partire dalla composizione del rifiuto tal quale sono stati valutati
composizione/quantita’ e p.c.i. del rifiuto residuo post raccolta
differenziata - nelle due ipotesi considerate - nonche’ del CDR ottenibile dal
trattamento di detto residuo.
Si precisa che per l’attribuzione del p.c.i. medio per ognuna
delle frazioni come sui fattori di selezione ottenibili dal trattamento dei
rifiuti residui si è fatto affidamento a dati di letteratura.[21]
Per
la composizione dei rifiuti tal quali si è fatto riferimento ai dati contenuti
nel "Progetto generale per l’avvio della
raccolta differenziata nel territorio della regione Campania" , realizzato
dall’ARPA dell’Emilia Romagna [22]
anziché da quelli contenuti nel Piano del 1997 per ragioni sia di aggiornamento
che di omogeneità di confronto tra le ipotesi della Struttura Commissariale e
l’ARPA. In entrambi i casi si verificano per alcune frazioni delle quantità
negative, pur limitate, che danno l’idea anche della approssimazione di tali
valutazioni (come pure ancora della incompletezza dei dati disponibili).
Tabella 4a.-Valutazione
degli effetti della raccolta differenziata sulla composizione dei rifiuti
urbani raccolti e dei flussi in uscita dagli impianti di trattamento per la
produzione di CDR come risultanti dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte seconda del Piano economico finanziario (scenario assunto dalla Struttura
Commissariale) - Regione Campania
| Composizione del rifiuto tal quale prima della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Composizione del rifiuto dopo la raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Fattori di selezione nel trattamento per la produzione di CDR | Distribuzione della composizione del rifiuto, frazione di scarto | Distribuzione della composizione del rifiuto sul CDR prodotto | Composizione del CDR risultante | Contributo al pci del CDR per ogni frazione in kcal/kg | Contributo percentuale al p.c.i per ogni frazione | |
| Sottovaglio | 13,83% | 127 | 21,27% | 196 | 85,00% | 18,08% | 3,19% | 6,48% | 60 | 1,79% |
| Scarti mensa | 33,62% | 91 | 28,64% | 78 | 85,00% | 24,34% | 4,30% | 8,72% | 24 | 0,71% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 562 | 23,26% | 553 | 6,00% | 1,40% | 21,86% | 44,38% | 1.055 | 31,62% |
| Plastica | 11,02% | 745 | 12,57% | 850 | 6,00% | 0,75% | 11,81% | 23,98% | 1.622 | 48,59% |
| Tessili | 6,24% | 221 | 9,60% | 340 | 15,00% | 1,44% | 8,16% | 16,56% | 587 | 17,57% |
| Vetro | 5,79% | -1 | 3,37% | -1 | 98,00% | 3,30% | 0,07% | 0,14% | 0 | 0,00% |
| Metalli | 3,20% | -1 | 1,49% | 0 | 98,00% | 1,46% | 0,03% | 0,06% | 0 | 0,00% |
| Ingombranti | 0,73% | 0 | -0,03% | 0 | 100,00% | -0,03% | 0,00% | 0,00% | 0 | 0,00% |
| Legno | 1,95% | 58 | -0,15% | -5 | 0,00% | 0,00% | -0,15% | -0,31% | -9 | -0,28% |
| p.c.i. risultante |
1.803 kcal/kg (7.547 kj/kg) |
2.011 kcal/kg (8.421 kj/kg) |
3.338 kcal/kg (13.975 kj/kg) | |||||||
| Quantità | 917.963 t/a (*) | 891.156 t/a |
(*) Al lordo delle perdite di umidità.
Tabella 4b.-Valutazione
degli effetti della raccolta differenziata sulla composizione dei rifiuti
urbani raccolti e dei flussi in uscita dagli impianti di trattamento per la
produzione di CDR come risultanti dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte seconda del Piano economico
finanziario (scenario assunto dalla Struttura Commissariale) - Provincia di
Napoli
| Composizione del rifiuto tal quale prima della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Composizione del rifiuto dopo la raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Fattori di selezione nel trattamento per la produzione di CDR | Distribuzione della composizione del rifiuto, frazione di scarto | Distribuzione della composizione del rifiuto sul CDR prodotto | Composizione del CDR risultante | Contributo al pci del CDR per ogni frazione in kcal/kg | Contributo percentuale al p.c.i per ogni frazione | |
| Sottovaglio | 13,83% | 127 | 21,27% | 196 | 85,00% | 18,08% | 3,19% | 6,48% | 60 | 1,79% |
| Scarti mensa | 33,62% | 91 | 28,64% | 78 | 85,00% | 24,34% | 4,30% | 8,72% | 24 | 0,71% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 562 | 23,26% | 553 | 6,00% | 1,40% | 21,86% | 44,38% | 1.055 | 31,62% |
| Plastica | 11,02% | 745 | 12,57% | 850 | 6,00% | 0,75% | 11,81% | 23,98% | 1.622 | 48,59% |
| Tessili | 6,24% | 221 | 9,60% | 340 | 15,00% | 1,44% | 8,16% | 16,56% | 587 | 17,57% |
| Vetro | 5,79% | -1 | 3,37% | -1 | 98,00% | 3,30% | 0,07% | 0,14% | 0 | 0,00% |
| Metalli | 3,20% | -1 | 1,49% | 0 | 98,00% | 1,46% | 0,03% | 0,06% | 0 | 0,00% |
| Ingombranti | 0,73% | 0 | -0,03% | 0 | 100,00% | -0,03% | 0,00% | 0,00% | 0 | 0,00% |
| Legno | 1,95% | 58 | -0,15% | -5 | 0,00% | 0,00% | -0,15% | -0,31% | -9 | -0,28% |
| p.c.i. risultante |
1.803 kcal/kg (7.547 kj/kg) |
2.011 kcal/kg (8.421 kj/kg) |
3.338 kcal/kg (13.975 kj/kg) | |||||||
| Quantità | 917.963 t/a (*) | 891.156 t/a |
(*) Al lordo delle perdite di umidità.
Tabella 4c.-Valutazione
degli effetti della raccolta differenziata sulla composizione dei rifiuti
urbani raccolti e dei flussi in uscita dagli impianti di trattamento per la
produzione di CDR come risultanti dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte prima del Piano economico finanziario (scenario proposto da Arpa Emilia
Romagna) - Regione Campania
| Composizione del rifiuto tal quale prima della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Composizione del rifiuto dopo della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Fattori di selezione nel trattamento per la produzione di CDR | Distribuzione della composizione del rifiuto, frazione di scarto | Distribuzione della composizione del rifiuto sul CDR prodotto | Composizione del CDR risultante | Contributo al pci del CDR per ogni frazione in kcal/kg | Contributo percentuale al p.c.i per ogni frazione | |
| Sottovaglio | 13,83% | 127 | 31,26% | 288 | 85,00% | 26,57% | 4,69% | 11,51% | 106 | 2,51% |
| Umido | 33,62% | 91 | 34,60% | 94 | 85,00% | 29,41% | 5,19% | 12,74% | 35 | 0,82% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 562 | -0,89% | -21 | 6,00% | -0,05% | -0,84% | -2,05% | -49 | -1,16% |
| Plastica leggera | 11,02% | 745 | 18,77% | 1.270 | 6,00% | 1,13% | 17,64% | 43,32% | 2.930 | 69,50% |
| Tessili | 6,24% | 221 | 14,10% | 500 | 15,00% | 2,12% | 11,99% | 29,43% | 1.042 | 24,73% |
| Vetro | 5,79% | -1 | -1,94% | 0 | 98,00% | -1,90% | -0,04% | -0,10% | 0 | 0,00% |
| Metalli | 3,20% | -1 | 0,36% | 0 | 98,00% | 0,35% | 0,01% | 0,02% | 0 | 0,00% |
| Ingombranti | 0,73% | 0 | 1,65% | 0 | 100,00% | 1,65% | 0,00% | 0,00% | 0 | 0,00% |
| Legno | 1,95% | 58 | 2,09% | 62 | 0,00% | 0,00% | 2,09% | 5,13% | 151 | 3,59% |
| p.c.i. risultante | 1.803 kcal/kg (7.547 kj/kg) | 2.192 kcal/kg (9.177 kj/kg) | 4.215 kcal/kg (17.649 kj/kg) | |||||||
| Quantità | 729.838 t/a (*) | 501.630 t/a | kj |
(*) Al lordo delle perdite di umidità
Tabella 4d.-Valutazione
degli effetti della raccolta differenziata sulla composizione dei rifiuti
urbani raccolti e dei flussi in uscita dagli impianti di trattamento per la
produzione di CDR come risultanti dall’Ordinanza 319 del 30.09.2002 - Parte prima del Piano economico finanziario (scenario proposto da Arpa Emilia
Romagna) - Provincia di Napoli
| Composizione del rifiuto tal quale prima della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Composizione del rifiuto dopo della raccolta differenziata | Contributo della singola frazione in kcal/kg | Fattori di selezione nel trattamento per la produzione di CDR | Distribuzione della composizione del rifiuto, frazione di scarto | Distribuzione della composizione del rifiuto sul CDR prodotto | Composizione del CDR risultante | Contributo al pci del CDR per ogni frazione in kcal/kg | Contributo percentuale al p.ci per ogni frazione | |
| Sottovaglio | 13,83% | 127 | 38,06% | 351 | 85,00% | 32,35% | 5,71% | 14,94% | 138 | 3,01% |
| Umido | 33,62% | 91 | 34,31% | 93 | 85,00% | 29,17% | 5,15% | 13,46% | 37 | 0,80% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 562 | -9,73% | -231 | 6,00% | -0,58% | -9,14% | -23,92% | -569 | -12,44% |
| Plastica | 11,02% | 745 | 20,42% | 1.381 | 6,00% | 1,23% | 19,19% | 50,21% | 3.396 | 74,28% |
| Tessili | 6,24% | 221 | 17,17% | 608 | 15,00% | 2,58% | 14,60% | 38,19% | 1.353 | 29,58% |
| Vetro | 5,79% | -1 | -4,31% | 1 | 98,00% | -4,23% | -0,09% | -0,23% | 0 | 0,00% |
| Metalli | 3,20% | -1 | -0,76% | 0 | 98,00% | -0,74% | -0,02% | -0,04% | 0 | 0,00% |
| Ingombranti | 0,73% | 0 | 2,01% | 0 | 100,00% | 2,01% | 0,00% | 0,00% | 0 | 0,00% |
| Legno | 1,95% | 58 | 2,82% | 83 | 0,00% | 0,00% | 2,82% | 7,39% | 218 | 4,77% |
| p.c.i. rrisultante | 100,00% | 1.803 kcal/kg (7.547 kj/kg) | 2.286 kcal/kg (9.572 kj/kg) | 4.572 kcal/kg (19.142 kj/kg) | ||||||
| Quantità | 369.927 t/a (*) | 228.923 t/a | 4,187 |
(*) Al lordo delle perdite di umidità
Nella Tabella 5, che
segue, si mostra la sintesi dei risultati dell’elaborazione svolta mostrando le
percentuali di intercettazione, per singola frazione, nell’ipotesi assunta
dalla struttura commissariale e nella proposta dell’Arpa Emilia Romagna, con i
relativi effetti sulle quantità e sul p.c.i. del CDR ottenibile.
Tabella
5. - Confronto tra le diverse ipotesi ed effetti sul potere calorifico dei
rifiuti residui
| Frazione | Contenuto | Ordinanza 319/2002 |
ARPA Emilia |
| % intercettazione raccolta differenziata | |||
| Altri | 13,83% | // | // |
| Umido | 33,62% | 44,62% | 38,59% |
| Carta/Cartone | 23,62% | 35,99% | 101,67% |
| Plastiche | 11,02% | 25,86% | 24,64% |
| Tessili | 6,24% | // | // |
| Vetro | 5,79% | 62,18% | 114,81% |
| Metalli | 3,20% | 69,75% | 95,09% |
| Ingombranti | 0,73% | // (*) | // (*) |
| Legno | 1,95% | 105,13% | 52,55% |
| Totale | 100 % | 34,98% | 55,75% |
| p.c.i. rifiuto tal quale | 1.803 kcal/kg | 1.803 kcal/kg | 1.803 kcal/kg |
| p.c.i. residuo dopo la raccolta differenziata | 2.011 kcal/kg | 2.192 kcal/kg | |
|
p.c.i. CDR risultante (intera regione) |
3.338 kcal/kg (13.975 kj/kg) |
4.215 kcal/kg (17.649 kj/kg) |
|
|
Quantità CDR (intera regione) |
891.156 t/a | 501.630 t/a | |
|
p.c.i. CDR risultante (provincia Napoli) |
3.141 kcal/kg (13.150 kj/kg) |
4.572 kcal/kg (19.142 kj/kg) |
|
| Quantità CDR (provincia Napoli) | 516.690 t/a | 228.923 t/a | |
(*) Per omogeneità di trattamento dei dati le quote recuperabili
dei materiali contenuti nei rifiuti ingombranti sono state attribuite -
nell’ipotesi commissariale - alle singole frazioni (metalli e legno), come pure
quelle connesse con la raccolta "multimateriale".
Per
poter apprezzare il rapporto tra i valori teorici riscontrati in termini
quantitativi e di potere calorifico del CDR nelle due ipotesi considerate
occorre metterle in rapporto con la capacità termica dell’impianto progettato
che è pari a 1.244 Mj (340 MW termici) ovvero a 609.075 t/a riferite a una
matrice alimentata con un p.c.i. pari a 15.070 kj/kg ed un funzionamento a
regime "normale" dell’impianto per 7.500 ore/anno.
In
questo caso la "copertura" della
capacità termica dell’impianto progettato con riferimento al CDR producibile in
provincia di Napoli è pari a :
-
nel
caso dell’ipotesi della struttura commissariale al 74,02 % della capacità
termica dell’impianto;
-
nel
caso dell’ipotesi dell’ARPA Emilia Romagna al 47,74 % della capacità termica
dell’impianto [23].
In
altri termini è evidente che la previsione di intercettazione mediante raccolta
differenziata indicata come obiettivo dalla struttura commissariale nella sua
Ordinanza 319/2002 [24]
garantisce una produzione di CDR vicina a quella prevista dal progetto di
impianto [25] da
integrare con i quantitativi di CDR stoccati dall’avvio degli impianti di
trattamento all’avvio dell’impianto di incenerimento. Viceversa nel caso fosse
stata fatta propria l’ipotesi dell’ARPA la "copertura" del fabbisogno
dell’inceneritore con il CDR prodotto nella provincia di Napoli sarebbe stata
inferiore al 50 %. [26]
Dalla
simulazione svolta (che sconta necessariamente delle approssimazioni) emerge
evidente che l’ipotesi di raccolta differenziata formulata dalla struttura
commissariale è funzionale alla dimensione dell’impianto di incenerimento di
Acerra ovvero tutto il "sistema integrato" consiste nelle
previsioni di incenerimento e il rimanente, compresa la raccolta differenziata,
è subordinata alla necessità di alimentare l’inceneritore e non viceversa come
chiaramente indicato nei provvedimenti emergenziali di origine governativa pur
costantemente richiamati dai diversi esponenti della struttura commissariale.
Sarebbe
ingenuo ipotizzare un impianto che non riesce ad essere utilizzato al pieno
delle sue capacità, con le ovvie e negative ricadute economiche di una tale
situazione; infatti a
conferma
della "centralità" (e della rigidità
di questa "soluzione" impiantistica) vi sono le chiare indicazioni contenute nel Contratto per il servizio di
smaltimento dei rifiuti urbani nella provincia di Napoli [27]
ove all’art. 29 si indica che:
-
"...
alla produzione del CdR potranno concorrere anche i rifiuti
speciali, compatibili con la suddetta produzione secondo le normative emanate
dal Ministro dell’Ambiente e dalle Ordinanze Ministeriali ...";
-
"La potenzialità del suddetto impianto (di
termovalorizzazione, ndr) sarà pari
almeno a quella necessaria per il trattamento del CdR derivante dai rifiuti
urbani prodotti nella Provincia di Napoli. Nello stesso impianto potrà essere
termovalorizzato qualsiasi altro tipo di
rifiuti (il neretto è nostro, ndr)
nei limiti e con le modalità previste dalla legislazione vigente e/o dalle
Ordinanze Ministeriali o emanate nel corso della durata del periodo di
gestione".[28]
Da
ultimo va segnalato che il confronto qui svolto tra quanto emerge nella Ordinanza commissariale 319/2002 (Parte seconda del Piano economico finanziario) ed assunto dalla struttura
commissariale come previsione di raccolta differenziata delle singole frazioni,
e quello invece ipotizzato dall’ARPA Emilia Romagna (Parte seconda del medesimo Piano
economico finanziario) aveva lo scopo non di "sposare" quest’ultima ipotesi ancorchè inserita nel medesimo "ciclo integrato" costituito da impianti di produzione di CDR e
dall’inceneritore unicamente con una modifica dimensionale degli stessi, quanto
per evidenziare gli effetti di diverse ipotesi di raccolta differenziata sul "sistema industriale" anzidetto.
Come
in più parti evidenziato, il contenuto dei provvedimenti governativi per
l’emergenza rifiuti della Campania andava ben oltre, sia in termini di
quantitativi di intercettazione di singole frazione di rifiuti urbani, sia in
termini di spostamento del flusso di alcune categorie di rifiuti
(autodemolizioni, imballaggi secondari e terziari, beni durevoli etc) tali da
originare uno scenario di gestione dei rifiuti residui da tali operazioni - ove
attuate dalla Struttura Commissariale nei tempi indicati dai provvedimenti
governativi - ben oltre gli effetti di una raccolta differenziata superiore al
50 %, come prefigurata nell’ipotesi di ARPA Emilia Romagna.
Ad avviso di chi scrive il risultato
dei diversi "obblighi" e "divieti", anche su soggetti diversi da
quelli pubblici locali, indicati nei diversi provvedimenti governativi
emergenziali avrebbero un effetto che si avvicina (sia in termini di raccolta
differenziata che di esclusione di diverse tipologie di rifiuti dal flusso
della raccolta da parte degli enti
locali)
ad un risultato equivalente a quello di una raccolta differenziata intorno o
vicino al 70 %.
In una situazione del genere, tenendo
conto dei quantitativi di rifiuti comunque da smaltire da parte del "ciclo integrato" (scarti da impianti di
trattamento CDR, frazione organica stabilizzata non utilizzabile per utilizzi
agronomici, ceneri inertizzate e scorie dall’impianto di incenerimento -
aspetto su cui si tornerà - scarti dalle operazioni di selezione/valorizzazione
delle raccolte differenziate) gli scenari conseguenti risultano quelli
descritti nella Tabella 6 che segue.
Tabella 6. - Confronto tra
le diverse ipotesi, con raccolta differenziata (35 %) prevista dall’Ordinanza
319/2002; con proposta ARPA (raccolta differenziata 55 %); con ipotesi di raccolta
differenziata al 70 %
|
Ordinanza 319/2002 t/anno |
Ipotesi ARPA Emilia Romagna t/anno |
Ipotesi 70 % t/anno |
|
| Produzione rifiuti | 2.783.261 | 2.783.261 | 2.783.261 |
| Raccolta Differenziata | 973.634 | 1.551.793 | 1.942.146 |
| Scarti Raccolta Differenziata (A) | 73.022 | 116.384 | 145.661 |
| Rifiuti residui a trattamento | 1.809.627 | 1.231.468 | 841.115 |
| Frazione secca (CDR) ottenuta | 891.156 | 501.630 | 381.426 |
| Scarti da trattamento per produzione CdR | 882.448 | 729.838 | 459.690 |
| Di cui : umido | 649.641 | 362.178 | 159.074 |
| Umido dopo stabilizzazione (B) | 324.821 | 181.089 | 79.537 |
| Metalli recuperati ( C) | 28.039 | 41.111 | 26.185 |
| Scorie inceneritore (D) | 72.517 | ||
| Polveri inertizzate(E) | 78.150 | ||
| Smaltimento finale in discarica (*) | 753.278 | 1.125.652 | 881.055 |
A)
In tutti i casi è stato assunto uno scarto del 7,5 % dalle
attività di selezione/valorizzazione delle frazioni raccolte in modo
differenziato;
B)
In tutti i casi è stata considerata una perdita di peso, per
eliminazione di gran parte dell’umidità, pari al 50 % tra frazione organica
prima e dopo la stabilizzazione aerobica;
C)
In tutti i casi è stato considerato un recupero di metalli
dalla selezione meccanizzata del rifiuto tal quale pari al 12 % degli scarti da
trattamento al netto della frazione umida inviata alla stabilizzazione
aerobica;
D)
Pari a 9,669 t/h;
E) Pari a 10,42 t/h (per i valori della produzione di
scorie e ceneri si veda lo Schema a blocchi quantificato dell’impianto,
Progetto Esecutivo, Volume 3, ottobre 2001, DIS FINAP A 27R001.
(*) Cioè nell’ipotesi di smaltimento di tutti i
residui dagli impianti di trattamento e - nel caso del "ciclo integrato" definito dalla Struttura Commissariale - dei
residui solidi dall’impianto di incenerimento..
La
Tabella 6 mostra come, rimanendo in una ottica di "ciclo integrato", la realizzazione di interventi di maggiore
efficacia nella raccolta differenziata da’ come risultato un fabbisogno di
smaltimento finale (in discarica) rispetto al sistema previsto dalla Struttura
Commissariale superiore al 50 % nel caso dell’ipotesi "ARPA Emilia Romagna" e del 17 % nel caso dell’ "ipotesi 70 %".
Quella
che nella tabella 6 è indicata come "ipotesi
70 %" va intesa come una semplificazione approssimativa ("trasformata" in termini quantitativi di
raccolta differenziata) dell’insieme delle disposizioni non attuate previste
dalle ordinanze ministeriali dal 1998 al 2000; nel senso che si è cercato di
quantificare l’effetto "equivalente"
di provvedimenti (es. sugli imballaggi e sui beni durevoli) atti a evitare che
determinati flussi di rifiuti siano ancora indirizzati alla raccolta eseguita
dagli enti locali, per tener conto di tali attività occorrerebbe quantificarli
in termini di mancato conferimento di rifiuti ovvero di riduzione delle
quantità dei rifiuti di competenza pubblica e dunque da inserire in un "piano di gestione" emergenziale o no.
Anche
se limitiamo lo sguardo alla "fine del
ciclo" di gestione di una merce ovvero dal momento in cui è divenuta un "rifiuto" e ne va organizzata la gestione
fino allo smaltimento delle parti non riciclabili/recuperabili/riutilizzabili [29],
possiamo vedere nella Tabella 6, applicata al caso campano, i diversi effetti
di scelte che basano il "ciclo integrato" sull’incenerimento dei
rifiuti anziché sulla raccolta differenziata e le altre opzioni per ridurre la
necessità di non poter far altro che smaltire qualcosa.
In realtà
modelli differenti - con capacità di intercettazione superiori a quelle
previste da anni dalla struttura commissariale (non oltre il 35 %) - di
gestione dei rifiuti, capaci di maggiore intercettazione delle frazioni
riciclabili, sono correlabili con differenti modelli e ruoli della gestione dei
rifiuti "residui".
A tale proposito non va dimenticato
che gli impianti per la produzione di
CDR realizzati in Campania (e in altre parti d’Italia) sono impianti che, in
quanto finalizzati a estrarre la frazione combustibile contenuta nei rifiuti
alimentati, sono basati su tecnologie di separazione grossolana.
Le
conoscenze tecniche, invece, permettono di potersi orientare verso la realizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti residui dalle
iniziative di raccolta e comunque di
separazione dei diversi flussi di materiali e merci riutilizzabili applicando le più recenti tecniche di separazione
e trattamento. In altri termini - e per
un periodo transitorio rispetto alla realizzazione dell’unico obiettivo
compatibile con l’ambiente ovvero quello di "rifiuti zero" (nessuna merce a fine vita che debba essere
necessariamente smaltita in quanto non può essere in alcun modo
riutilizzata/riciclata/recuperata come tale o come materia) - realizzare
impianti di trattamento non finalizzati a bruciare rifiuti (per far questo non
occorrono impianti di trattamento) ma con l’obiettivo di trarre da questi
rifiuti ciò che è ancora riciclabile in qualche modo e di minimizzare la
quantità e le caratteristiche di pericolosità dei rifiuti da smaltire in discarica (rammentiamo ancora una volta,
la realizzazione di un impianto di inceneritore necessita comunque di
discariche di servizio, in altri termini è falsa l’alternativa o inceneritore o
discarica) ottenendo una ulteriore riduzione dei rifiuti da smaltire
definitivamente [30].
Per evidenziare che la cosiddetta "ipotesi 70 %" non è una ipotesi teorica
di ambientalisti "fondamentalisti" è
sufficiente cercare di quantificare i principali obblighi relativi alla raccolta differenziata, posti a carico
della struttura commissariale e del CONAI, e indicati nelle diverse Ordinanze
ministeriali
Si tratta di 2.783.261 t/a intercettate in Campania con 1.648.155
t intercettate in provincia di Napoli,
il tutto costituito di 33,62 % organico, 15,25 % imballaggi primari,
16,33
% imballaggi secondari e terziari. Nel 1997.
Le tabelle 7a e 7b mostrano una valutazione degli
effetti che avrebbe avuto (visto che tutti i termini temporali sono scaduti da
tempo) l’applicazione di tali disposizioni.
Tabella
7a. Quantitativi di raccolta
differenziata e di raccolta a carico del CONAI risultanti dagli obiettivi
fissati dalle ordinanze ministeriali dal 1999 al 2000 e quantità di rifiuti
residui -Regione Campania
|
OM 1998/2774 obiettivi raccolta differenziata al 31.12.2000 |
Quantità risultanti |
OM 1999/2948 Obiettivi raccolta differenziata al 31.12.2001 |
Quantità risultanti |
OM 2000/3100 Obiettivi raccolta differenziata al 31.12.2001 |
Quantità risultanti | |
| Regione Campania - RSU e RSA | 35 % totale RSU | 974.141 t/a | 40 % (15 % organico, 25 % frazioni secche) |
1.113.304 t/a (417.489 t/a organico - 695.815 t/a frazioni secche) |
40 % (15 % organico, 25 % frazioni secche) |
1.113.304 t/a (417.489 t/a organico - 695.815 t/a frazioni secche) |
| Regione Campania imballaggi primari (a carico CONAI) | 40 % imb. primari | 169.779 t/a | 40 % imb. Primari | 169.779 t/a | 65 % imballaggi primari, secondari e terziari (*) | 571.320 t/a |
| Regione Campania imballaggi secondari e terziari | n.p. | n.p. | Non immissione di questi rifiuti nella raccolta degli RSU | 454.507 t/a | ||
| Totale Regione Campania | 41,10 % su totale RSU/RSA e imballaggi | 1.143.920 t/a | 62,43 % su totale RSU/RSA e imballaggi | 1.737.590 t/a | 60,53 % su totale RSU/RSA e imballaggi | 1.684.624 t/a |
| Rifiuti residui totali | 1.639.341 t/a | 1.045.671 t/a | 1.098.637 t/a |
[1]
Qui ci si concentra sulla vicenda dell’inceneritore di Acerra ma le stesse
osservazioni valgono anche per l’inceneritore progettato e localizzato a Santa
Maria La Fossa (CE).
[2]
Tutte le citazioni sono tratte dal testo della memoria difensiva presentata
dalla società FIBE SpA, datata 6.03.2003, a ricorso l’Ordinanza del Sindaco di
Acerra del 1.02.2003.
[3] Dalla
Audizione del Presidente Bassolino alla Commissione parlamentare sul ciclo dei
rifiuti, seduta del 3.12.2002.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem nota
2.
[6] Audizione
Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti, Seduta del 13/2/2003, Ing.
Raffaele Vanoli.
[7] Dalla
Audizione del Presidente Bassolino alla Commissione parlamentare sul ciclo dei
rifiuti, seduta del 3.12.2002.
[8] Audizione
Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti, Seduta del 13/2/2003, Ing.
Raffaele Vanoli.
[9]
Anche se non specificato nell’Ordinanza in questione, si suppone che le
percentuali siano riferite alla quantità di imballaggi immessi al consumo nella
regione Campania.
[10] Ordinanza
del Commissario di Governo n. 319 del 30.09.2002.
[11] V. Rapporto
Rifiuti ANPA 2002.
[12] Audizione
alla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti, 3.12.2002.
[13]
Per una capacità complessiva pari a 4.434 t/g ovvero 1.385.000 t/anno; v.
adeguamento del Piano Regionale per lo Smaltimento dei rifiuti - BURC
14.07.1997 - si rammenta che questo
Piano intendeva raggiungere una raccolta differenziata del 35 % entro il
31.12.1999.
[14]
Usiamo questo termine solo per comodità in quanto utilizzato a piene mani non
solo dalla Fibe ma anche dalla struttura commissariale, pur ricordando che tale
termine è inesistente sia nella normativa sui rifiuti nazionale che in quella
europea, per le quali ogni impianto che, mediante uno dei diversi metodi
termici disponibili, attua la combustione di rifiuti è un impianto di
incenerimento o, eventualmente, di coincenerimento nel caso in cui i rifiuti
siano utilizzati in modo sostitutivo rispetto a combustibili fossili
tradizionali (v. DM 503/1997 e Direttiva UE 76/2000).
[15]
Elaborato dalla Struttura Commissariale a cura del Sub Commissario Giulio
Facchi, Prof. Natale Belosi e Ing. Antonio Della Peruta.
[16]
Lo stesso viene definito come costituito da : isole ecologiche comunali; aree
di trasferenza; impianti di compostaggio;
impianti di selezione e valorizzazione delle frazioni secche
riciclabili; impianti di trattamento degli ingombranti; sette impianti di
produzione di CDR; due impianti di incenerimento/termovalorizzatori. Il
documento, sotto il profilo economico non tratta gli impianti di produzione di
CDR e i due inceneritori .
[17]
V. "Sistema di smaltimento rifiuti della
provincia di Napoli. Relazione descrittiva" A.T.I. Fisia Italimpianti,
Babckock, Impregilo, Energieversorgung Oberhausen AG, maggio 2000.
[18]
V. allegato al "Parere e validazione
tecnica del progetto esecutivo dell’incineritore a CDR di Acerra", Prof.
Gian Paolo Beretta, 16.05.2002. In questa relazione si fa riferimento a un
p.c.i. medio del CDR di 15.000 kj/kg corrispondente a 612.000 t/a di rifiuti
inceneribili nell’impianto di Acerra.
[19] V. "Sistema di smaltimento rifiuti della
provincia di Napoli. Relazione descrittiva
- Volume II" A.T.I. Fisia Italimpianti, Babckock, Impregilo,
Energieversorgung Oberhausen AG, maggio 2000.
[20]
Fibe SpA "Progetto esecutivo. 2.2.
Relazione tecnica opere elettromeccaniche - FI NAP A SBG 001", 11 ottobre
2001.
[21] In particolare, ma non solo, "Bilancio ambientale, energetico ed economico
di diverse strategie per il recupero di energia nel contesto di sistemi
integrati di gestione dei rifiuti solidi urbani", Prof. S. Consonni, Prof.
M. Giugliano, Politecnico di Milano, settembre 2002.
[22]
V. anche "Rapporto rifiuti 2001 della
Provincia di Napoli" contenuto nel "Rapporto
Ambientale 2001"; Amministrazione Provinciale di Napoli, Rifiutilab.
[23]
Con l’ipotesi ARPA Emilia Romagna si coprirebbe l’intera capacità termica
risultante dal "ciclo integrato" dell’intera
regione Campania dell’impianto progettato con localizzazione ad Acerra.
[24] Peraltro è
già presente nel Piano regionale del 1997, pari al 35 % da raggiungere entro il
31.12.1999.
[25]
Ovvero una produzione di CDR dagli impianti provinciali - come detto - pari a
544.000 t/a con un p.c.i. di 15.070 kj/kg mentre il valore trovato nella nostra
elaborazione è pari a 516.690 t/a con un p.c.i. di 13.150 kj/kg equivalente a
450.836 t/a di CDR al p.c.i. richiesto ovvero 15.070 kj/kg.
[26]
Va tenuto presente che l’ipotesi dell’ARPA Emilia Romagna assegnava
quantitativi intercettabili di singole frazioni pari a una quota percentuale
superiore a quella delle altre province, ovvero pari al 54,02 % per il
capoluogo e del 68,61 % per i restanti comuni della provincia (63,66 %
complessivo a livello provinciale).
[27]
Contratto per il servizio di smaltimento
dei rifiuti solidi urbani a valle della raccolta differenziata prodotti nella
provincia di Napoli, mediante la realizzazione di tre impianti per la
produzione di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) e di un impianto di
termovalorizzazione del CDR, dedicato alla produzione di energia elettrica; rep.
11503 del giugno 2000.
[28]
Un elenco di tali rifiuti è stato considerato nell’allegato al "Parere e validazione tecnica del progetto
esecutivo dell’incineritore a CDR di Acerra", Prof. Gian Paolo Beretta,
16.05.2002.
[29]
La "irresponsabilità" dei produttori
di merci - ovvero l’assenza o la limitatezza di obblighi concernenti le
modalità di produzione delle merci in relazione al fatto che prima o poi
divengono rifiuti - rappresenta, per chi scrive, il maggiore ostacolo per una gestione dei rifiuti compatibile con
l’ambiente e il diritto alla salute. In altri termini, semplificando, non vi è
alcun motivo - se non economico fondato sulla esternalizzazione dei costi
ambientali delle scelte dei produttori di merci - di produrre merci che per materiali utilizzati
e/o conformazione non sia possibile né riutilizzare, né riciclare, né
recuperare.
[30]
Sull’argomento si rimanda, ad esempio, a "Cool
Waste Management. A state of the art alternative to incineration
for residual municipal waste" - TIBU Consultants, Eunomia Consulting, Greenpeace Environmental
Trust, febbraio 2003; nonché a "Zero Waste", R. Murray, Greenpeace
Environmental Trust, febbraio 2002.